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Gallinari finalmente leader di un'Italia tornata vera squadra, ma la panchina soffre...

Gallinari finalmente leader di un'Italia tornata vera squadra, ma la panchina soffre...

Il 05/09/2019 alle 11:50Aggiornato Il 05/09/2019 alle 11:51

La partita contro la Serbia ha mostrato tre quarti di bella Italia: gli Azzurri hanno ritrovato lo spirito battagliero e la durezza mentale smarriti dopo il torneo di Atene e dimostrato l'ottima chimica/intesa del quintetto base, guidato da un Danilo Gallinari in versione all-around. Il punto debole resta la produttività della panchina e la grossa differenza tra i primi 6 e il resto del gruppo.

Danilo Gallinari in un'azione difensiva contro Nikola Jokic nella partita tra Italia e Serbia, Mondiali 2019

Danilo Gallinari in un'azione difensiva contro Nikola Jokic nella partita tra Italia e Serbia, Mondiali 2019Getty Images

Gli scontri con Jokic, Raduljica e l'immensa batteria dei lunghi di Sasha Djordjevic sono stati eccitanti, vinti sì alla lunga dai serbi (com'era naturale che fosse...), ma anche la base che ha permesso all'Italia di restare pienamente in partita per due quarti e mezzo, arrivando addirittura a tirare per due volte per il sorpasso al 25'. E chissà se il finale sarebbe stato lo stesso se quelle due triple di Gallinari e Belinelli fossero entrate nel bel mezzo di un momento psicologico che vedeva le due squadre agli opposti.

Uno spirito battagliero ritrovato

Contro la Serbia, l'Italia ha combattuto, ritrovando quella compattezza di gruppo e quello spirito battagliero sbiadito nel torneo dell'Acropolis, e dimostrato di essere mentalmente molto più solida delle previsioni, capace di reggere per oltre tre quarti a livelli di concentrazione e intensità massimi. E si è dimostrata anche squadra, almeno tra i primi 7 elementi della rotazione, confermando sul banco di prova più difficile la bontà della chimica di uno starting-five costruito e testato solamente negli ultimi dieci giorni pre-Mondiali. Al di là dei soliti noti, Daniel Hackett ha ormai raggiunto un livello di maturazione tecnico-tattica di altissima fascia d'Eurolega, e anche Alessandro Gentile, utilizzato come arma tattica in uscita dalla panchina, è tornato a calcare i sentieri dell'efficacia e dell'efficienza, pienamente calato nel suo ruolo.

Il punto debole: la panchina

Contro una Serbia che può schierare almeno 10 giocatori su 12 con grande esperienza in NBA o Eurolega di alto livello, l'Italia ha mostrato il fianco con la scarsa competitività della panchina. La differenza tra i primi 6 (Hackett, Belinelli, Gallinari, Datome, Brooks e Gentile) e gli altri 6 è grossa, profonda, ma più in termini mentali che tecnici, per l'abitudine a giocare partite con un livello di durezza superiore. Quella con la Serbia non poteva essere la partita di Biligha ma nemmeno quella di Abass, sguinzagliato come specialista sulle tracce di Bogdan Bogdanovic: certo, hanno lottato, tenuto degnamente il campo in difesa, ma era difficile immaginare che potessero dare di più. E alle spalle della stretta rotazione a otto gestita da Sacchetti non c'è molto altro cui attingere: Vitali si è auto-condannato alla panchina dopo due errori grossolani, Della Valle e Tessitori hanno sorvolato la partita come vento a primavera e Filloy, da quella panchina, non s'è nemmeno alzato.

#7 Luca Vitali and #16 Amedeo Tessitori of the Italy National Team celebrate during the match against the Serbia National Team during the 1st round of 2019 FIBA World Cup

#7 Luca Vitali and #16 Amedeo Tessitori of the Italy National Team celebrate during the match against the Serbia National Team during the 1st round of 2019 FIBA World CupGetty Images

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