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Quando Larry Bird cambiò il pensiero (e le regole) del basket

Quando Larry Bird cambiò il pensiero (e le regole) del basket

Il 07/12/2018 alle 08:51

Nel giorno del suo 60° compleanno, vi riproponiamo un articolo sul valore di Larry Bird, un giocatore unico sia per la rivoluzione mediatica che portò nel basket statunitense sia per le giocate fantastiche di cui fu capace, sempre di fronte a un amico-rivale altrettanto straordinario come Magic Johnson.

Bird non è stato il miglior giocatore di sempre, ma è stato il giocatore giusto nel momento giusto per il basket statunitense. Pensare all’NBA negli anni ’70, infatti, significa pensare a un campionato che non faceva ascolti (tra le 10 partite più viste del decennio, 9 erano di NCAA, il campionato universitario) e che era percepito come il torneo “dei neri” (il roster “all black” dei Knicks fece scalpore). Ecco perché Larry Bird arrivò come una ventata di freschezza sulla Lega e la sua infinita rivalità con Magic Johnson si trasformò in qualcosa che travalicava i limiti dello sport.

Larry Bird - Magic Johnson

Ma oggi non voglio raccontarvi la prima grande sfida tra Bird e Johnson, ovvero la finale NCAA tra Michigan e Indiana (tuttora il match di college basketball più visto di sempre), né le finali tra Boston e Lakers, né le riprese dello spot della Converse durante le quali nacque l’amicizia tra Larry e Magic, poi cementata dalla malattia del leggendario 32 di LA e dal “Dream Trip” di Barcellona ’92. Non voglio raccontarvi nemmeno di quando Larry scappò da Indiana State per tornarsene a French Lick – ora come allora un paesino di neanche 2mila anime – rinunciando, per nostra fortuna provvisoriamente, alla carriera cestistica.

No, credo che Larry Bird – a prescindere dallo straordinario contributo mediatico che sicuramente diede all’NBA – vada ricordato per quello che fu capace di fare sul campo. Ecco perché ho scelto due aneddoti che a mio parere fotografano nel migliore dei modi le due anime del “Bird giocatore”.

Il tiro dietro il tabellone esiste grazie a Bird

Pre-season 1986, Boston contro Houston ad Hartford. I Celtics vanno in contropiede e Bird, sbilanciato da un avversario, mette il jumper da dietro il tabellone, con una naturalezza che solo lui… Il canestro non conta, perché al tempo la regola diceva che se il pallone passava nella zona immaginaria alle spalle del tabellone non doveva essere convalidato. Ecco, quel tiro portò al cambiamento della regola: secondo il mio modesto parere personale è il più grande esempio nella storia dello sport del “troppo bello per non essere vero”.

Il traguardo mai tagliato della quadrupla doppia

Un po’ più indietro e torniamo al 18 febbraio 1985: Boston in campo a Salt Lake City contro Utah… I Celtics dominano e si trovano avanti 66-90 dopo tre quarti: Bird in 33 minuti giocati ha messo a referto 30 punti, 12 rimbalzi, 10 assist e 9 rubate; gli mancherebbe una sola palla rubata per registrare la prima (e unica) quadrupla doppia della sua carriera, ma decide di non giocare l’ultimo periodo:

" Ho già fatto abbastanza danni: che senso ha rientrare ora che siamo sopra di 30?"

Come avrete intuito questi non sono i momenti chiave della carriera di Bird, ma riescono comunque a mettere a fuoco questo personaggio unico. Un giocatore che riusciva a mettere sullo stesso piano l’anima del playground tipica del basket nero – quella individualista e senza regole del tiro dietro il tabellone – con l’anima di squadra tipica del basket bianco – quella che ti porta a rinunciare a un traguardo personale come una statistica per il bene dei compagni. Il tutto senza secondi fini, senza perbenismo, perché Larry Bird è sempre stato solamente un giocatore di basket. Il giocatore giusto nel momento giusto.

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