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“Dunk de la mort”: quando Vince Carter schiacciò saltando Frederic Weis

“Dunk de la mort”: quando Vince Carter schiacciò saltando Frederic Weis

Il 25/09/2016 alle 10:42Aggiornato Il 25/09/2016 alle 13:07

Il 25 settembre 2000, alle Olimpiadi di Sydney, Vince Carter realizza quella per molti è considerata la schiacciata più bella della storia saltando in testa a Frederic Weis, il centrone della Francia alto 218 centimetri. Ha riprovato più e più volte a rifarla in allenamento, ma non ci è mai più riuscito...

A Sydney 2000, Vince Carter non ci sarebbe nemmeno dovuto essere. Rudy Tomjanovich, allora coach della nazionale, aveva scelto Ray Allen per completare il roster al termine di un lungo ballottaggio che aveva escluso l’allora superstar dei Toronto Raptors. Carter riuscì a entrare nella squadra sfruttando l’infortunio al ginocchio sofferto da Tom Gugliotta a marzo e, a Sydney, fu il miglior realizzatore del Team USA con quasi 15 punti di media a partita: sentendo di avere qualcosa da dimostrare, Vincredible giocò quelle Olimpiadi come una furia, con 25 schiacciate sui 41 canestri realizzati complessivamente. E, tra quelle 25, ce ne fu UNA che passò alla storia come la migliore di sempre: la “Dunk de la mort”, “The dunk of death”, “La schiacciata della morte”.

La "Dunk de la mort"

Il 25 settembre 2000, durante l’ultima partita della fase a gironi del torneo contro la Francia, Carter intercetta un passaggio pigro di Yann Bonato per far partire un contropiede dopo due errori di Gary Payton e Vin Baker. Vincredibile punta dritto il canestro della Francia, rimasta sbilanciata: è virtualmente un 4-contro-1, ma con spaziature terribili e un ostacolo enorme sulla strada per il ferro, Frederic Weis, centrone di 218 centimetri, scelto con la numero 15 dai New York Knicks al draft dell’anno precedente ma mai sbarcato in NBA a causa di una lunga serie di problemi a schiena a ginocchia. Carter non ha tempo né spazio per prendere la rincorsa: tecnicamente è un arresto di potenza a due tempi eseguito all’altezza dell’ultima tacca dell’area piccola. Vincredible si alza. Weis rimane fermo, un palo sotto il canestro. Carter continua a salire. Weis continua a restare immobile, non solleva nemmeno le braccia. D’altronde, è pur sempre 218 dannati centimetri. Carter gli appoggia una mano sulla spalla e lo salta, recapitando al ferro la schiacciata più bella di sempre.

Vince Carter, Frederic Weis, USA-France, Sydney 2000 (imago)

Vince Carter, Frederic Weis, USA-France, Sydney 2000 (imago)Imago

" Ricordo di aver recuperato quella palla e di aver fatto due palleggi, cercando di capire che cosa stesse facendo Weis. Non cercò di contrastarmi. Stava semplicemente fermo lì sotto il canestro. Così pensai: ‘Se salto prima che lo faccia lui, non c’è modo con cui mi possa fermare’. Lui rimase lì. Ricordo di avergli appoggiato una mano sulla spalla e di essere salito su. Dopo mi sono concentrato solamente sul canestro. Non pensavo a quello che c’era sotto di me. Pensavo che Weis fosse caduto cercando di prendere sfondamento, perché a un certo punto non l’ho sentito più. In quel momento, ebbi paura di essere saltato troppo presto e troppo in alto, e di non riuscire ad arrivare al ferro. Se riguardate le immagini, vedete che cerco di allungarmi in avanti il più possibile, perché non pensavo di arrivare così lontano - Vince Carter"

Una schiacciata mai più riuscita

In un’era in cui non esistevano ancora Facebook, twitter e YouTube, la “Dunk de la mort” porta e ha portato con sé quell’aura epica della grande impresa vintage. Carter l’ha potuta rivedere in spogliatoio grazie a un filmato girato da un amico di un giocatore a bordocampo con una telecamera manuale: si dice che l’abbia mandata in replay per 7 volte, tra le urla di meraviglia dei compagni: “Ma hai visto che cosa diavolo hai fatto?”.

Carter ci ha provato, eccome, a rifare la “Dunk de la mort” a porte chiuse, durante gli allenamenti con i Toronto Raptors. Ma non ci ha mai più riuscito. “Prendevo i miei compagni più alti e li mettevo sotto il ferro – ricorda Carter – e cercavo di ricreare lo stesso tipo di azione. Ma sono sempre caduto o inciampato su di loro mentre saltavo. Non sono mai più riuscito a fare quello stesso tipo di schiacciata”.

Vince Carter, Frederic Weis, USA-France, Sydney 2000 (AFP)

Weis: "Quel giorno imparai che gli uomini possono volare"

Frederic Weis, oggi 39enne e coetaneo di Carter, si è ritirato da tempo, dopo che schiena e ginocchia lo hanno spinto a dire “basta”. Ora gestisce una tabaccheria a Limoges, la città della sua ultima squadra da professionista, e lavora saltuariamente come commentatore televisivo per le partite del campionato francese.

“Non ricordo molto – racconta -. Avevo chiuso gli occhi e non mi sarei mosso per nulla al mondo. Non avevo idea di quello che era successo. L’unica cosa che ricordo è che Moustapha Sonko, un mio compagno di squadra, era saltato in piedi in panchina e stava urlando e festeggiando come se fossi stato io a fare una schiacciata pazzesca. Già, ma non ero stato io. Io ero quella che se l’era presa in faccia. Ma Carter si merita di fare la storia. Sapevo che poteva saltare tantissimo, ma non immaginavo potesse saltare addirittura me: quel giorno ho imparato che anche gli uomini possono volare. È stato un giorno duro per me, ma almeno tutti si ricorderanno la mia faccia, il mio nome o il mio numero di maglia. Io e Carter non ci siamo mai parlati, ma in finale ha riprovato a saltarmi in testa per schiacciare. Quella volta gli feci fallo. Lui si girò e mi sorrise.”.

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