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Dopo Burns e Brooks, anche DiVincenzo vuole l'Italia. Chi sceglierà il ct Meo Sacchetti?

Dopo Burns e Brooks, anche DiVincenzo vuole l'Italia. Chi sceglierà il ct Meo Sacchetti?

Il 06/12/2018 alle 08:08Aggiornato Il 06/12/2018 alle 08:09

La guardia dei Milwaukee Bucks, soprannominato Big Ragù, prenderà il passaporto italiano la prossima estate ma per regolamento ogni nazionale può schierare un solo naturalizzato. Un discorso che non riguarda il talento Nico Mannion, nato a Siena e italiano a tutti gli effetti.

Il ragazzo ha parlato in un'intervista al Corriere dello Sport e ha detto di seguire le partite della nazionale, di confrontarsi spesso con Danilo Gallinari e di immaginarsi già parte del gruppo azzurro, un nucleo che già comprende due "passaportati" come Jeff Brooks e Christian Burns. L'aggiunta di DiVincenzo non faciliterà certo le scelte del ct Meo Sacchetti, dato che il regolamento impone l'inserimento di un solo "passaportato" nei 12 che vanno in panchina.

Donte DiVincenzo: chi è e come gioca "Big Ragù"

Nato il 31 gennaio 1997 a Newark, nel Delaware, Donte è figlio di John F. e Kathie. È il nonno paterno ad avere origini siciliane e, come dichiarato dal ragazzo, è quello che parla quasi esclusivamente italiano in casa. All'inizio Donte giocava a calcio, ma poi si è dedicato esclusivamente al basket, è diventato una sorta di fenomeno e si è guadagnato il soprannome di "Michael Jordan del Delaware".

Successivamente è arrivato il nickname di "Big Ragù", per le origini italiane e per i capelli rossi: gliel'ha dato il telecronista Gus Johnson dopo il canestro della vittoria siglato per Villanova contro Virginia in NCAA il 29 gennaio 2017. Già, Villanova: proprio al college nella passata stagione è esploso, era il sesto uomo dei Wildcats di coach Jay Wright che sono andati fino in fondo al Torneo NCAA e hanno vinto il secondo titolo in 3 anni. DiVincenzo fu l'assoluto protagonista: 31 punti con 5 triple nella finale vinta con Michigan e meritato premio di Most Outstanding Player, miglior giocatore.

Non sembrava destinato subito alla NBA e invece nei provini ha convinto tutti con la sua energia, la sua esplosività, il tiro, l'atletismo sopra la media e la facilità con cui fa canestro contro chiunque: i Milwaukee Bucks hanno scommesso su di lui e lo hanno chiamato alla numero 17 del Draft 2018. In queste prime 22 gare di stagione NBA (15-7 il record dei Bucks), Donte viaggia a quasi 6 punti e 3 rimbalzi di media in 17 minuti di utilizzo, con un massimo di 15 punti contro Orlando. Sta faticando al tiro dall'arco (26% su 3.4 tentativi a gara) e questo non lo sta aiutando a trovare minuti in una squadra che in questo avvio di campionato sta puntando moltissimo sul gioco perimetrale.

Donte DiVincenzo, Milwaukee Bucks, Getty Images

Donte DiVincenzo, Milwaukee Bucks, Getty ImagesGetty Images

Burns, Brooks o DiVincenzo per l'Italia?

Sembra essere questo il quesito che dovrà porsi il ct Meo Sacchetti al momento in cui dovrà decidere chi portare in Cina per la Coppa del Mondo (speriamo!), posto che DiVincenzo avrà esaurito con successo tutte le pratiche per ottenere la cittadinanza italiana. Concentrandoci sul campo, pare sia una corsa a due tra Brooks e DiVincenzo, dato che Burns ha caratteristiche più limitate, sia fisiche, sia tecniche.

  • Pro DiVincenzo: l'Italia non ha una guardia esplosiva, atletica e fisica come l'ex Villanova, un giocatore con punti nelle mani, faccia tosta e grande abilità nell'andare a rimbalzo e nel difendere sull'uomo. Potrebbe dare una mano in regia, viste le doti di playmaking, e ha qualità di cambio di ritmo uniche che nel gruppo azzurro non ci sono, nemmeno con i giocatori NBA e di Eurolega.
  • Pro Brooks: il nucleo azzurro appare ricco nel reparto esterni, soprattutto guardie, con Belinelli, Aradori, Flaccadori, i due Vitali, i due Gentile, Hackett, e la lista può ulteriormente allungarsi. Certamente più ridotto il reparto delle ali e dei lunghi, anche col ritorno di Gallinari, Datome e Melli. Ecco perché Jeff Brooks è al momento un giocatore indispensabile, uno che più giocare dal 3 al 5, con atletismo, braccia lunghe, capacità di leggere il gioco, difendere forte e fare canestro. Un "facilitatore", un "equilibratore", insomma una pedina cui difficilmente Sacchetti rinuncerà.

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Nico Mannion "italiano vero"

Il discorso riguardante Donte DiVincenzo esula da tutto ciò che riguarda Nico Mannion perché, nonostante il cognome, preso dal padre Pace, giocatore americano che per molti anni ha calcato i parquet della Serie A, il futuro playmaker di Arizona University è italiano a tutti gli effetti essendo nato a Siena, il 14 marzo 2001. Il 17enne Mannion inoltre è già nel giro azzurro e ha debuttato nella finestra di qualificazioni dello scorso giugno, destando anche un'ottima impressione. Non è quindi escluso che Mannion e DiVincenzo possano comporre il reparto guardie del futuro dell'Italia del basket: per il regolamento si può, poi deciderà il commissario tecnico.

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