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Il "flu game": quando Michael Jordan fece l'impossibile e diventò leggenda

Il "flu game": quando Michael Jordan fece l'impossibile e diventò leggenda

Il 17/02/2019 alle 08:57

In occasione del 56esimo compleanno di Michael Jordan, ricordiamo una delle sue mitiche partite con la maglia dei Chicago Bulls: in gara-5 delle Finals del 1997, superò gli Utah Jazz giocando in condizioni fisiche disperate per le conseguenze di una violentissima intossicazione alimentare sofferta la notte precedente la gara.

" Non importa quanto fossi malato, quanto fossi stanco. Sentivo il dovere nei confronti della mia squadra, nei confronti della città di Chicago di dare ancora di più. In qualche modo ho trovato le energie per rimanere forte - Michael Jordan."

NBA Finals 1997. Da una parte gli Utah Jazz di John Stockton e Karl Malone, dall'altra i Chicago Bulls di Michael Jordan e Scottie Pippen, nel mezzo di quello che sarebbe poi diventato il loro secondo Three-peat. In panchina, due menti vissute per il basket, Jerry Sloan e Phil Jackson. La serie, al meglio delle sette, è sul 2-2. Chicago ha vinto le prime due in casa, i Jazz hanno risposto prendendosi le successive due a Salt Lake City. A quei tempi, il formato è ancora 2-3-2: con Utah pronta a piazzare l'en plein sul parquet del Delta Center, gara-5 è fondamentale.

Quella pizza maledetta

La sera precedente la partita, Jordan ha voglia di pizza. Ne ordina cinque, pensando anche al suo staff. Ma, quando il fattorino le consegna alla sua suite, Tim Grover, suo preparatore atletico, viene colto da un brutto presentimento. Quelle pizze hanno un qualcosa che non va. Lui non le vuole toccare, ammonisce MJ, ma non c'è storia che tenga: quella sera, Michael ha voglia di pizza.

Alle 3.00 di notte, Jordan lo chiama: Grover lo trova rannicchiato nel letto, grondante di sudore, in posizione fetale. Presenta i sintomi della più classica delle intossicazioni alimentari. Qualche anno dopo, raccontando la storia in pubblico, Grover confesserà il sospetto che quelle pizze fossero state "manipolate" da qualche tifoso dei Jazz che sapeva fossero destinate a lui.

Il "flu game"

Lo staff medico dei Bulls lo riempie di fluidi, medicine e sali minerali per tutta la giornata successiva, ma Jordan trova la forza di sollevarsi dal letto soltanto alle cinque del pomeriggio, giusto in tempo per presentarsi al Delta Center per la palla a due delle 19.00.

" Non ha nessuna espressione sul volto. È fermo, immobile e guarda. Non saprei dirvi dove. Faccio segno verso Flavio [Tranquillo]: 'Questo, ma quando mai può giocare?' - Federico Buffa."

Nonostante gli occhi lucidi e spenti, Jordan parte comunque in quintetto di fronte ai 20.000 tifosi che affollano il palazzo di Salt Lake City. L'inizio è tragico. Utah balza sul +13 a fine primo quarto (29-16) ma, lentamente, Michael riprende vita. Nel secondo periodo prende in mano la squadra, segna 17 punti e riavvicina i Bulls sul -4 all'intervallo lungo (53-49).

" Mi sentivo stanco e debole. Negli spogliatoi, chiesi a Phil Jackson di utilizzarmi soltanto a sprazzi - Michael Jordan."

Il dolore e la fatica sono palpabili, visibili. Ad ogni pausa sul terreno di gioco, Jordan si piega sulle ginocchia per riprendere fiato, in una posa che diventerà poi un'icona di quella serata. Ad ogni time-out, MJ si accascia in panchina, come sul punto di collassare.

" Mi sono sforzato fino quasi a svenire. Non riuscivo a respirare. Non avevo forza. Tutto per vincere una partita di basket - Michael Jordan."

Dopo la reazione dei Jazz (72-67 a fine terzo quarto), l'ultimo periodo è ancora terra di MJ: segna altri 15 punti, compresa la tripla decisiva su assist di Scottie Pippen a 25" dalla sirena. I Bulls vincono 90-88, aggiungendo quel mattoncino fondamentale per andare poi a conquistare l'anello in gara-6 a Chicago. Jordan chiude con 38 punti (uno per ogni grado di temperatura corporea) con 13/27 al tiro, 7 rimbalzi, 5 assist e 3 palle recuperate, prima di lasciarsi cadere tra le braccia di Scottie Pippen in un'immagine storica di quella nottata, di quella squadra e del rapporto tra quei due grandissimi campioni.

" Non ho mai visto Jordan giocare così bene come quel giorno - Phil Jackson."
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