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Leonard MVP, l'eroe VanVleet, Scariolo l'italiano: i Toronto Raptors vincono "di squadra"

Leonard MVP, l'eroe VanVleet, Scariolo l'italiano: i Toronto Raptors vincono "di squadra"

Il 14/06/2019 alle 11:07Aggiornato Il 14/06/2019 alle 14:11

Il primo titolo NBA della franchigia canadese segna il successo di un intero movimento: le scelte del presidente Ujiri, il coraggio del debuttante Nurse, un po' di Italia con Sergio Scariolo, il contributo a turno di tutti i giocatori, da Lowry a Ibaka, da Marc Gasol a Siakam, passando per Kawhi e l'eroe VanVleet.

Ora c'è solo da festeggiare, poi si penserà all'estate, alla free agency di Kawhi e di Gasol e a tutto il resto. Ma ora è solo tempo per godere con tutti, con Drake, col superfan Nav Bhatia, col pubblico di Jurassic Park. Ode ai Toronto Raptors, "Oh Canada"!

Kawhi Leonard MVP

Tre volte alle Finals, due volte campione NBA e due volte MVP: nel 2014 coi San Antonio Spurs, nel 2019 coi Toronto Raptors. Questo è Kawhi Leonard, l'uomo di poche parole, l'antidivo per eccellenza, il "cyborg" della Lega: in gara 6 non ha brillato chiudendo con "appena" 22 punti con 7 su 16 al tiro e frenato dai falli, ma la sola sua presenza ha permesso ai compagni di giocare più leggeri e di essere devastanti. Chiude la serie finale con 28 e 10 rimbalzi di media, termina la campagna playoff con 732 punti totali, terzo nella storia dopo Michael Jordan (759 nel 1992) e LeBron James (748 nel 2018), giusto per capire in che categoria è Kawhi!

Leonard è MVP quasi all'unanimità (soltanto Hubie Brown ha votato VanVleet), in estate sarà free agent ma ora conto solo la festa, condita da una frecciatina per i San Antonio Spurs:

"Un sacco di persone hanno dubitato di me. Pensavano che stessi inventando l’infortunio oppure che non volessi più giocare per la squadra. Questo titolo vuol dire moltissimo. La scorsa estate è stata dura, ma mi sono sempre detto che sarei tornato a essere me stesso. Il futuro? Mi godrò questa vittoria con i compagni e i miei allenatori, al resto ci penserò poi"

Video - Kawhi Leonard, l'eroe del titolo di Toronto nel segno del papà assassinato quand'era ragazzo

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Leonard e Siakam come Jordan e Pippen

Come in gara 1 Pascal Siakam è tornato ad essere decisivo: 32 punti nella partita che ha aperto la serie, 26 compreso il canestro della vittoria a 26" dal termine la scorsa notte! Il nativo del Camerun è partito forte, ha messo due triple nel primo quarto dopo che aveva sbagliato le ultime 12 tentate e si è confermato determinante per i destini dei Raptors: nei playoff infatti Toronto è imbattuta quando Pascal segna 25 o più punti (6-0, 2-0 in finale) mentre in regular season il record è 9-3.

E poi Siakam si è confermato la perfetta spalla per Kawhi Leonard: nei playoff hanno prodotto assieme 1.187 punti, la stessa cifra messa assieme da Michael Jordan e Scottie Pippen; soltanto LeBron James e Dwyane Wade nel 2012, anno del primo titolo coi Miami Heat, hanno fatto meglio con 1.222 e detengono il primato NBA.

Fred VanVleet, uomo del destino

Kawhi Leonard è l'MVP ma non ci sono dubbi che l'erore, l'uomo del destino, sia Fred VanVleet. Il playmaker da Rockford, Illinois, non scelto al Draft dopo la carriera a Wichita State e dunque partito da zero, è stato ancora una volta determinante con 22 punti, 12 dei quali nell'ultimo periodo con tre triple pesantissime. Da solo ha fatto meglio di tutta la panchina dei Warriors (22-20, 37-20 considerando anche i 15 di Ibaka) e ha chiuse con 16 bombe totali, nuovo record assoluto per le Finals per un giocatore non titolare, meglio delle 15 di JR Smith e Robert Horry.

Van Vleet, secondo miglior marcatore della serata con 22 punti come Leonard e dietro ai 26 di Lowry e Siakam, è l'uomo del destino dei Raptors nei playoff. La data chiave: 20 maggio, giorno della nascita del figlio Fred Jr. Prima di quel momento Toronto era sotto 2-1 nella serie coi Bucks, da lì sono arrivate 7 vittorie nelle successive 9 partite e di conseguenza il titolo! E' cambiato tutto per VanVleet in termini di tiro da tre e punti.

Partite Punti segnati Tiro da tre
Prima della nascita del figlio 15 60 (4 di media) 8 su 48 (17%)
Dopo la nascita del figlio 9 132 (14.7 di media) 30 su 57 (53%)

Raptors squadra da trasferta

Rilevante, molto rilevante, è notare come i Toronto Raptors abbiano conquistato il titolo grazie alle vittorie in trasferta, nonostante avessero il fattore campo. Infatti hanno perso 2 delle tre sfide alla ScotiaBank Arena, ma hanno fatto 3 su 3 alla Oracle Arena, 4 su 4 addirittura se consideriamo anche il match in regular season (erano senza Kawhi Leonard). I Raptors sono la quinta squadra nella storia delle finali a vincere tre gare di fila in trasferta, dopo i Lakers del 1953, i Pistons del 1990, i Bulls del 1991 e 1993, e i Lakers del 2001. Un dato che conferma la solidità, mentale prima ancora che tecnica, di un gruppo che non si è minimamente fatto influenzare dall'essere all'esordio assoluto a giocarsi la serie per il titolo!

Un po' di Italia con Sergio Scariolo, al fianco del "rookie" Nurse

Toronto significa multiculturalità, significa integrazione, significa "international" e significa anche Italia: da Enzino Esposito ad Andrea Bargnani passando per Marco Belinelli e Maurizio Gherardini, fino a Sergio Scariolo. Sì, c'è anche un po' di Italia nel titolo dei Raptors grazie alla presenza dell'allenatore bresciano nello staff di Nick Nurse. Senza dubbio Scariolo, che da noi non ha lasciato un buon ricordo vista la brutta esperienza con Milano ma che da ct della Spagna ha vinto tre titolo europei e due medaglie olimpiche, è stato importante per dare una mano ad un coach esordiente come Nurse (terzo "rookie" a vincere il titolo doo Kerr nel 2015 e Lue nel 2016) e ha portato il suo curriculum e la sua conoscenza al servizio dei Raptors, oltre che convincere uno come Marc Gasol a sbarcare in Canada.

Scariolo a Sky:

"Una bella emozione. Nel vincere c’è qualcosa di uguale alle volte precedenti ma c’è anche molto di diverso. Questa è stata una bellissima avventura, perché all’inizio dell’anno nessuno ci pronosticava neppure vicini a questo traguardo. Nurse? Scherzando infatti gli ho detto che ha fatto come me: al primo anno da capo allenatore ha vinto il titolo. Personalmente poi io lo devo ringraziare perché mi ha concesso spazio durante tutto l’anno e perché mi sono sempre sentito valorizzato, rispettato e ascoltato in questa esperienza per me nuova e diversa"

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