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Quando la difesa vince le partite: come Venezia ha smontato Teodosic e il sistema della Virtus

Quando la difesa vince le partite: come Venezia ha smontato Teodosic e il sistema della Virtus

Il 14/02/2020 alle 12:36Aggiornato Il 15/02/2020 alle 20:59

La Reyer Venezia si è presa una grande rivincita eliminando la Virtus Bologna al primo turno di Coppa Italia dopo le due sconfitte in campionato. Coach De Raffaele ha preparato una partita di spiccata impronta difensiva, aggiungendo alla determinante staffetta su Milos Teodosic un grande lavoro di squadra per togliere alla Virtus quelle certezze che ne hanno caratterizzato finora il gioco.

Per la terza volta consecutiva, la testa di serie numero uno è saltata. Come se avessimo ancora bisogno di una prova che certifichi lo status generale di totale imprevedibilità di un torneo brevissimo, a eliminazione diretta e giocato in campo neutro. Nonostante le ottime premesse costruite nella prima metà di una stagione che ha visto la Virtus Bologna spiccare per intensità, organizzazione difensiva e potenzialità offensive, è bastata soltanto una manciata di giorni per far sfumare due trofei (compresa la Coppa Intercontinentale dello scorso weekend) e incrinare le possibilità di qualificazione ai playoff di Eurocup (il vero grande obiettivo), con le Vu nere ora costrette a sbancare Istanbul nell'ultima giornata per evitare un addio prematuro alla competizione.

La Reyer Venezia ha giocato la partita perfetta che le serviva per prendersi la rivincita dopo le due sconfitte in campionato e per dimostrare di poter essere ancora annoverata tra le contender nonostante un record appena superiore al 50% (11-10) che la schiaccia al margine della zona playoff: lo ha fatto rispolverando le armi che le hanno permesso di cucirsi lo scudetto sul petto nella scorsa stagione, ritrovando coesione, gruppo e, soprattutto, durezza difensiva, il vero punto di forza che ha caratterizzato la squadra di coach De Raffaele nel recente passato.

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L'attacco della Virtus, le contromisure della Reyer

A livello offensivo, la Virtus è la miglior squadra del campionato, come certificato anche dal primato in diverse categorie statistiche: le Vu nere primeggiano per punti realizzati (86), assist (21.4), percentuale da due punti (59%) e capacità di controllare il ritmo-partita grazie all'enorme mole di rimbalzi catturati (42.1) e palle recuperate (8.5). Nonostante gli ottimi numeri, il sistema costruito da coach Djordjevic non è fondato su schemi complicati, ma sulla perfetta alchimia tra i componenti che lo rendono quasi sorprendente per la sua semplicità, con un'enorme retrogusto di pallacanestro moderna che, per certi versi, lo accumuna a quello dell'Anadolu Efes Istanbul, squadra capolista in Eurolega e in questo momento capace di esprimere il miglior basket del continente: a due esterni di enormi qualità individuali sia in fase di costruzione che di realizzazione (Milos Teodosic e Stefan Markovic), si aggiungono uno swingman/tiratore come Kyle Weems (perfetto per gli scarichi negli angoli e per attaccare dal palleggio sui ribaltamenti), un 4-strecth abile nel pick'n'pop come Pippo Ricci e un big-man forte invece nelle situazioni di roll, che sia Julian Gamble per aggiungere anche qualche movimento di tecnica spalle a canestro o Vince Hunter per dare una dimensione più verticale al gioco.

Individuati i punti forti dell'attacco virtussino, Venezia ha adattato il proprio sistema difensivo per togliere quelle stesse certezze. Occupare l'area è stato il diktat principale, costruito grazie ai cambi difensivi che hanno tolto linee di penetrazione facile, all'ottimo lavoro del lato debole in aiuto e, soprattutto, alle qualità dei due big-man nella propria metacampo: quelle di Mitchell Watt non sono certo una scoperta dell'ultim'ora, ma Gasper Vidmar ha saputo dare un contributo determinante dalla panchina, piazzando i nuovi massimi in stagione per minuti giocati (23), rimbalzi catturati (11) e falli subiti (6).

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La staffetta per braccare Milos Teodosic

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