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Austin Daye è l'MVP dei Playoff perché al talento è riuscito a combinare la mentalità vincente

Austin Daye è l'MVP dei Playoff perché al talento è riuscito a combinare la mentalità vincente

Il 23/06/2019 alle 22:11Aggiornato Il 23/06/2019 alle 22:12

La talentuosa ala statunitense ha disputato dei Playoff difficilmente immaginabili quando, fino ad aprile scorso, sembrava essere in rotta con Venezia e fuori dalle rotazioni di coach De Raffaele. Tecnico e giocatore hanno però dimostrato coesione d'intenti e capacità di attendersi a vicenda, in quel camaleontismo tecnico che è stata la chiave del successo finale dell'Umana Reyer.

13 punti, 6 rimbalzi e 2 assist. Questo il bottino personale di Austin Daye in una Gara-7 dominata dall'Umana Reyer Venezia, che ha così conquistato il 4° titolo della sua storia, il 2° negli ultimi 3 anni e sotto la guida tecnica di coach De Raffaele. Se l'atto conclusivo di una serie avvincente, in cui vi è stata incertezza fino agli ultimi 20', ha visto come assoluto protagonista Bramos, autore di 17 punti nel solo 3° quarto, il riconoscimento di MVP premia quel giocatore che più ha fatto la differenza nel corso di tutta la Finale e, allora, è impensabile che la scelta non ricada proprio su Daye.

Non solo talento offensivo

In questi Playoff Daye è riuscito a combinare il suo abbacinante talento offensivo con una mentalità vincente e un'abnegazione difensiva spesso sottovalutata. Le medie statistiche nella post-season (13.8 punti e 5.4 rimbalzi, col 54% da 2 e il 34% da 3) non rendono completa giustizia a un giocatore che ha fatto la differenza, specie nella serie contro la Vanoli Cremona, anche e soprattutto in fase difensiva. Nella finale contro il Banco di Sardegna Sassari una sorta di ritorno alle origini, con quello strapotere offensivo manifestato maggiormente negli ultimi quarti di Gara-3 e di Gara-5: nel solco del personale duello con Polonara, Daye ha chiuso le 7 partite della Finale a 15.6 punti di media, ma il suo contributo difensivo non è certo venuto a mancare e, insieme a quello di Stone, alla fine ha fatto la differenza per gli orogranata. La scelta di coach De Raffaele di trasformarlo nell'arma principale in uscita dalla panchina dell'Umana Reyer ha poi pagato enormi dividendi, perché Daye è stato in grado di spaccare in due molte partite nel volgere di pochissimi possessi dal suo ingresso sul parquet.

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Quelle voci di mercato e il cambio in corsa

Dicembre 2018 e marzo 2019. In due diverse occasioni, e a più riprese, Daye sembrava dover essere fuori dalle rotazioni di Venezia pur avendo un contratto biennale ancora in essere. Ironia della sorte, il giocatore statunitense fu accostato proprio a Sassari, la quale necessitava di rilanciarsi dopo un avvio di stagione non esaltante, con gli orogranata che lo avrebbero debitamente sostituito. Anche qui un mezzo, o forse intero, capolavoro di coach De Raffaele, il quale aveva già in mente una squadra camaleontica in cui anche un giocatore atipico come Daye avrebbe trovato la sua collocazione e i suoi spazi. L'allenatore livornese ha saputo aspettare il cambio in corsa, a livello anzitutto di mentalità e di approccio alla partita, della talentuosa ala classe 1988 e ha così dimostrato di essere non solo un ottimo coach a livello tecnico-tattico, bensì anche a livello emotivo e mentale. Il "we stay focus" dichiarato da Daye a fine partita, mentre sul parquet del Taliercio impazzava la festa dei tifosi, è sintomatico del salto di qualità attitudinale compiuto e della vincita di una scommessa fatta da singoli e collettivo contemporaneamente.

Video - Highlights, gara 7 finale: Umana Reyer Venezia-Banco di Sardegna Sassari 87-61

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Il camaleontismo della squadra di coach De Raffaele

La vittoria di Venezia, al 2° scudetto negli ultimi 3 anni, è anzitutto il successo del camaleontismo di un tecnico e di un collettivo troppo spesso denigrato. La pallacanestro espressa dalla squadra di coach De Raffaele può essere diversificata in più fasi, ma certamente non può, e non deve, essere derubricata a copia sbiadita del run-and-gun di sacchettiana memoria. L'Umana Reyer ha saputo infatti sfruttare al meglio le caratteristiche dei propri giocatori, costruendo intorno ai tiratori un sistema equilibrato e camaleontico, in cui anche talenti notoriamente offensivi hanno saputo rendere al massimo nella fase di non possesso in svariate occasioni e in cui atleti dal sicuro rendimento difensivo hanno trovato canestri importanti in momenti chiave della stagione. Basterebbe infatti pensare alle triple realizzate da Bruno Cerella o alla capacità di Gasper Vidmar di annullare per lunghi tratti della Finale Jack Cooley, probabilmente il miglior centro del campionato. La capacità di adattamento agli avversari di turno ha poi fatto il resto, dal momento che in 3 diverse fari (quarti, semifinale, finale) Venezia ha saputo superare Trento, squadra dalla difesa arcigna e ossessiva, Cremona, massima espressione offensiva del run-and-gun, e Sassari, formazione molto votata al gioco interno e allo sfruttare i lunghi vicino a canestro. Il tutto sotto la sapiente regia di un allenatore ben più abile e preparato di quanto molti vogliano riconoscergli.

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