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Milano-Cantù al 166° derby in campionato: le tappe storiche di una rivalità unica

Milano-Cantù al 166° derby in campionato: le tappe storiche di una rivalità unica

Il 08/12/2018 alle 16:51Aggiornato Il 08/12/2018 alle 16:54

AX Milano e Acqua S. Bernardo Cantù giocheranno domenica il derby numero 166 in Serie A: la rivalità tra le due squadre lombarde affonda le radici nei lontani anni '70, e nonostante un record positivo per l'Olimpia (98-67) non mancano i precedenti che possono far sperare la formazione brianzola.

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Le semifinali 1979-80 e 1980-81: la nascita della rivalità Bianchini-Peterson

L'Olimpia Milano, allora abbinata Billy, era in una fase di transizione: agli arrivi del coach Dan Peterson e del playmaker Mike D'Antoni faceva da contraltare la volontà del patron Adolfo Bogoncelli di passare la mano alla guida della società. La stagione regolare 1979-80 era stata però un'autentica cavalcata trionfale, dal momento che Milano aveva conquistato 22 vittorie su 26 incontri e si era presentata ai Playoff come prima della classe, grazie alle tremende "bombe K" di C.J. Kupec, alle realizzazioni di Mike Silvester e alla sontuosa regia di D'Antoni. Cantù, allora sponsorizzata dalla famiglia torinese Gabetti, leader nel settore dell'immobiliare, aveva invece visto l'avvicendamento tra Arnaldo Taurisano e Valerio Bianchini in panchina, aveva salutato Carlo Recalcati e Fabrizio Della Fiori, ma aveva azzeccato la coppia di stranieri, composta da Bruce Flowers e Wayne Smith, oltre a lanciare un giovanissimo Antonello Riva. Il 2-0 con cui la Gabetti eliminò il Billy in semifinale sovvertì ogni pronostico e inaugurò la rivalità, anche e soprattutto dialettico-comunicativa, tra i due allenatori.

Pierluigi Marzorati e Mike D'Antoni: le due bandiere di Cantù e Milano, simboli della grande rivalità tra gli anni '70 e '80.

Pierluigi Marzorati e Mike D'Antoni: le due bandiere di Cantù e Milano, simboli della grande rivalità tra gli anni '70 e '80.Other Agency

Nella stagione successiva, la famiglia Gabetti abbandonò Cantù e subentrò a Bogoncelli nella guida dell'Olimpia. La formazione allenata da Bianchini non perse comunque smalto e, grazie all'inserimento in corsa di Tom Boswell, visto che i regolamenti avevano concesso la possibilità di tagliare uno dei due giocatori stranieri per motivi di grave infortunio o scarso rendimento, conquistò il terzo scudetto della sua storia. La semifinale contro Milano fu una delle più entusiasmanti mai viste in Italia, con tre partite combattute fino alla fine e decise dal talento individuale di grandissimi giocatori. Gara-3, disputatasi a Milano il 15 aprile 1981, fu caratterizzata da due tempi supplementari e dall'errore in lunetta di Dino Boselli a pochi secondi dalla fine dei tempi regolamentari; costò cara allora la scelta di Peterson di far tirare i liberi al proprio playmaker anziché tenere il possesso per effettuare una rimessa laterale. Cantù vinse il match e, successivamente, anche il titolo.

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Tra il 1972 e il 1983, Cantù vinse 2 Coppe dei Campioni, 4 Coppe delle Coppe, 4 Coppe Korac e 2 Coppe Intercontinentali.Other Agency

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