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Vincere con le armi dell’avversario: Sassari ha battuto Venezia con la difesa

Vincere con le armi dell’avversario: Sassari ha battuto Venezia con la difesa

Il 13/06/2019 alle 21:19

La Dinamo Sassari ha tenuto Venezia a soli 66 punti con 7/34 dall’arco nella vittoria in gara-2, facendo della difesa, arma tattica per eccellenza della Reyer, il proprio punto di forza. La differenza di energia psico-fisica è evidente, ma a Venezia manca la capacità di costruire dal palleggio e sui pick’n’roll, le basi della pallacanestro moderna.

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Dopo la serie con Cremona e la vittoria in gara-1 di lunedì sera, avevamo (giustamente) evidenziato la forza difensiva di Venezia, capace di disinnescare prima l’MVP Andrew Crawford e i meccanismi sacchettiani e poi di tenere Sassari, miglior attacco dei playoff, quasi 30 punti sotto-media. Bene, ora è tempo però di riflettere su quanto successo nell’altra metacampo, perché l’attacco della Reyer sembra ormai da tempo raschiare il fondo del barile.

I 66 punti realizzati nella sconfitta in gara-2 sono la terza peggior prestazione offensiva della post-season e contribuiscono ad abbassare ulteriormente una media di per sé già molto risicata: Venezia ha scollinato oltre gli 80 in sole due occasioni (le vittorie contro Trento in gara-5 e Cremona in gara-1) e resta il secondo peggior attacco dei playoff con 71.8 punti segnati a partita (sul fondo c’è Trento, a quota 60.6, che ha giocato una serie con produzioni offensive d’altra epoca proprio contro la stessa Reyer).

Sassari blinda l’area, Venezia non segna da fuori

Dietro questi numeri si nascondono in egual misura meriti della Dinamo e demeriti della squadra di De Raffaele. La difesa di Sassari, già mordace in semifinale contro Milano, non ha mollato la presa: anzi, in gara-2 è stata pressoché perfetta, riempiendo il pitturato con un ottimo Jack Cooley (ma nota di merito anche per lo sprazzo di Daniele Magro) e blindando il perimetro con la fisicità delle ali (anche questo, già visto contro l’Olimpia). Venezia è stata costretta a un gioco essenzialmente perimetrale in una serata con percentuali dall’arco sciagurate: la Reyer ha chiuso con 7/34 da tre (20.6%), numeri che sommati a quelli già modesti di gara-1 (8/28, pari al 28.6%) dipingono uno sconfortante 15/62 finora in finale (24.2%). In generale, le percentuali dalla distanza di Venezia sono precipitate nell’ultima decina di giorni: aggiungendo le ultime tre gare della serie con Cremona, la Reyer è 36/143 (25.2%), il 12.4% in meno rispetto all’ottima media tenuta in stagione regolare (ha chiuso al quarto posto con il 37.6%).

Creare dal palleggio e pick’n’roll: a Venezia manca la pallacanestro moderna

Alle spalle di queste statistiche, abbiamo detto, si nasconde l’aggressività della difesa di Sassari e un’evidente differenza di energie psico-fisiche tra le due squadre, con Venezia vicina alla spia accesa del serbatoio dopo le due serie estenuanti in cinque partite con Trento e Cremona. In questo momento, all’attacco di una Reyer già di per sé privo di elementi con tanti punti nelle mani, manca la capacità di costruire gioco dal palleggio per battere la prima linea della Dinamo, muovere la difesa, aprire l’area e sfruttare poi i vantaggi ottenuti con le letture, la base della pallacanestro moderna: il pick’n’roll è scarsamente utilizzato o sviluppato in maniera non efficace (i 5 falli in soli 14’ di Mitchell Watt non hanno certo aiutato, togliendo a Venezia il lungo offensivamente più duttile), e Austin Daye, l’unico in grado di accendere qualche scintilla attingendo al proprio talento personale, paga in leggerezza fisica nelle azioni in isolamento e post-up. Si ricorre spesso a Michael Bramos, ma l’ex-Panathinaikos, che sta tirando in maniera orribile dall’arco, non è un giocatore che ha la sue dote migliore nel mettere per terra il pallone.

Prima i lunghi, poi le guardie: il perfetto piano-partita di Sassari

Dall’altra parte, le difficoltà offensive minano la durezza e la tenuta psicologica della Reyer nella metacampo difensiva: Sassari si è fermata a quota 80 per aver sofferto un black-out all’inizio del quarto periodo non capitalizzato da Venezia, che ha segnato soltanto 4 punti su tiro libero in altrettanti minuti, ma i 66 messi a referto nei primi tre periodi ci indicano come fosse in media per sfiorare i 90 e dimenticare i soli 72 di gara-1. Pozzecco ha gestito in maniera intelligente il piano-partita attingendo risorse da tutti i suoi giocatori: prima ha insistito con i post-up di Cooley e delle ali sgretolando la resistenza in area della Reyer, poi ha inflitto i colpi di grazia sfruttando i pick’n’roll in un verniciato più sgombro e scatenando le sue guardie: Jaime Smith è rimbalzato dopo la partitaccia di lunedì segnando 19 punti con 3/5 dall’arco, ma soprattutto Tyrus McGee ha continuato ad accendere la miccia dalla panchina, aggiungendone altri 14 con 4 triple ai 19 con cui aveva già mostrato di essere pienamente recuperato in gara-1.

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