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Le 5 verità che ci ha lasciato Italia-Stati Uniti: da Sensi a Kean, il futuro è finalmente roseo

Le 5 verità che ci ha lasciato Italia-Stati Uniti: da Sensi a Kean, il futuro è finalmente roseo

Il 21/11/2018 alle 07:05Aggiornato Il 21/11/2018 alle 08:15

Mancini, pur senza lasciare in secondo piano il problema del gol, può sorridere per l'inserimento graduale di vari elementi: il mare in cui pescare potrebbe non essere così ridotto. E se manca killer instinct, la difesa è protetta dal possesso palla: terza gara di fila con la porta chiusa.

1) Puntare sui piedi buoni sta dando i propri frutti

Guardatevi l'ultima azione orchestrata dall'Italia, quella che ha portato al gol decisivo: da Verratti a Gagliardini e da questi a Politano, prima del tocco finale del mancino dell'Inter. Tocchi brevi, di prima, in uno spazio intasato da gambe e corpi avversari. È il simbolo del cambio di mentalità portato da Mancini al momento del suo insediamento sulla panchina azzurra: palla sempre a terra, piedi buoni al potere, ricerca del varco giusto attraverso metodo e pazienza, senza improvvisazioni dettate dal caso. Una scelta che, alla lunga, è destinata a pagare. Il materiale a disposizione c'è e finalmente viene adoperato. I primi frutti, sia per il presente che per il futuro (Euro 2020), iniziano a vedersi.

2) Sensi ha un futuro in una grande

Di lui si parla spesso e volentieri in ottica grande squadra, ma fino ad ora il suo momento non è ancora arrivato. Di certo, però, la prestazione messa in mostra da Stefano Sensi in un'amichevole solo apparentemente di scarso valore è destinata a riaccendere l'interesse nei confronti del piccoletto del Sassuolo, il migliore in casa azzurra. All'esordio assoluto con la Nazionale maggiore Sensi ha disputato una gara eccellente, tenendo in mano le redini del centrocampo come un veterano e trovando continuità di rendimento durante tutto l'arco del match. Sulla scia di Barella, di questo passo l'Italia dei grandi inizierà a diventare una piacevole abitudine anche per lui. Mentre il Sassuolo potrebbe goderselo ancora per poco.

Pulisic contro Sensi in Italia-Stati Uniti

Pulisic contro Sensi in Italia-Stati UnitiGetty Images

3) Da Grifo a Kean: i volti nuovi non sfigurano

Qualcuno si è lasciato scappare un sorrisetto al momento della convocazione a sorpresa del 'tedesco' Vincenzo Grifo, lo sconosciuto di lusso. E non ha convinto tutti nemmeno la chiamata dall'Under 21 di Moise Kean, zero-minuti-zero in campionato. Eppure, tutto fa parte di un piano ad ampio raggio di Mancini, intenzionato a pescare in un mare il più ampio possibile aggirando il difficile momento storico del calcio italiano. Sia Grifo che Kean non hanno sfigurato, facendo la propria parte. E di Sensi si è già detto. Ora si aspetta Sandro Tonali, lasciato in panchina a Genk ma altro volto nuovo da tenere in piena considerazione.

Politano festeggia con Kean il gol in Italia-Stati Uniti

Politano festeggia con Kean il gol in Italia-Stati UnitiGetty Images

4) Il possesso palla protegge la difesa

Ok, gli Stati Uniti sono quel che sono, sono scesi in campo con parecchie seconde linee e vivono una crisi paragonabile alla nostra. Ma non si possono non sottolineare i progressi della fase difensiva dell'Italia, che tra marzo e ottobre è stata bucata per 8 partite di fila e ora colleziona il terzo clean sheet consecutivo: non accadeva da un anno e mezzo. E il merito, oltre alle qualità individuali, è anche e soprattutto del gioco arioso instaurato da Mancini, in cui il mantenimento del pallone è la priorità e la sua riconquista immediata quasi un'ossessione. Se la sfera ce l'abbiamo noi, insomma, non possono avercela gli altri. E il dato finale del possesso palla, in questo senso, è eloquente: 74% per l'Italia, 26% per gli Stati Uniti.

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5) Il killer instinct, questo sconosciuto

Ci risiamo: come era già accaduto contro Ucraina, Polonia e Portogallo, l'Italia crea ma si arena contro la propria incapacità di concretizzare l'enorme mole di lavoro offensivo. Dopo Immobile, disastroso sabato, questa volta il simbolo degli sprechi azzurri è Kevin Lasagna, uscito dal campo tra qualche fischio (comunque ingeneroso) proveniente dalle tribune della Luminus Arena. È questa la nota stonata della serata di Genk. Con Balotelli e Belotti nuovamente lasciati a casa, quello di un centravanti davvero prolifico sta diventando il vero problema da risolvere per Mancini.

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