Calciatori con lo zaino in spalla: alla conquista dell'Oceania

Calciatori con lo zaino in spalla: alla conquista dell'Oceania
Di Eurosport

Il 04/03/2015 alle 12:12Aggiornato

E se un giorno vi offrissero 1500 euro (o anche di più) al mese per giocare a calcio in un arcipelago australiano, voi che fareste?

C’è chi non ci ha pensato su due volte, ha riempito una valigia piena di sogni (di vita paradisiaca), ha salutato tutti, preso un aereo e se n’è andato. Tra palme e villaggi primordiali, resort di lusso, cocktail a bordo piscina, sole intenso e mare cristallino. Insomma, l’eden allo stato puro. E’ il caso di Giacomo Ratto, portiere stanco di calcare i campi di Eccellenza e Promozione Lombarda e, da solo “zaino in spalla”, si è ingegnato per fare il giramondo tra Panama, Nicaragua ed ora nel Suva Fc, campione in carica alle Isole Fiji. Lo hanno fatto invece in compagnia gli italiani che ora stanno decidendo le sorti dell’Amicale Fc, il team campione negli ultimi cinque anni alle Vanuatu: una spedizione organizzata in blocco da mister Marco Bianchini trasferitosi dal Vigevano in Albania al Teuta Durazzo (avversario in Coppa delle Coppe del Parma nel 1995) e poi in quelle isole sperdute, portandosi dietro i vari Giacomo Boerchio, Marco Nasali, Francesco Perrone, gli “oriundi” Gaspar Lezcano e Miguel Magnoni, e Rijat Shala, il centrocampista svizzero-kosovaro ex di Salernitana, Foggia e Novara, ve lo ricordate?

Diverse isole, un unico continente da conquistare: l’Oceania. Già perché questi avventurieri del calcio sono stati ingaggiati per aiutare le rispettive formazioni a fare più strada possibile (o, meglio, vincere) la OFC Champions League 2014-2015, pronta a entrare nel vivo della competizione.

AVVENTURIERI SENZA CONFINI- Da qualche anno la vita professionale del varesino Giacomo Ratto, 29 anni il prossimo 19 aprile, sembra più un documentario stile National Geographic che una carriera calcistica. Alle Fiji la grande avventura inizierà da sabato: "Passando notti insonni – racconta a Eurosport – ho trovato il contatto dell’allenatore Gurjit Singh con cui ho condotto la trattativa. Ho fatto tutto da solo. E ora non vedo l’ora di iniziare: da quando sono andato via dall’Italia la mia vita è cambiata, si è arricchita a non finire, non solo dal punto di vista calcistico". La sua escalation è figlia in qualche modo delle cattive acque in cui naviga il calcio italiano a livello dilettantistico: la riduzione dei team semiprofessionistici avrà sì allontanato qualche dirigente malintenzionato ma, anche, mandato a spasso una miriade di giocatori. Aggiungiamoci le regole strambe di una Serie D che a 21 anni ti considera un “vecchio” del calcio ed ecco un esercito di 30mila ragazzi disorientati e che non sanno più a quale livello calcistico collocarsi. C’è chi precipita di categoria in categoria, chi smette e chi continua a crederci, investendo su di sé e sull’idea di una terra promessa chiamata mondo. Non importa il posto, la latitudine, il freddo o il caldo: si prende e si va.

FINO ALLA FINE DEL MONDO- "Stavo per finire in Mongolia poco prima di finire alle Fiji – rivela Giacomo - I campioni in carica del Khoromkhon, graie al lavoro di un’agenzia di Singapore a cui mi ero rivolto, avevano pronto un contratto di mille euro per disputare l’Afc Cup, il corrispettivo asiatico dell’Europa League. Poi alla squadra è stata negata la licenza dalla federazione continentale e non se n’è fatto più niente. Mi avrebbero dato mille euro al mese. Alle Fiji prenderò qualcosa in più e, senza nulla togliere a Ulaanbaatar, Suva è una capitale climaticamente più accogliente". Un’avventura partita dai campi di Luino, Tradate, Malnatese, Leggiuno in Promozione, Gavirate in Eccellenza, qualche apparizione nelle leghe minori svizzere e poi, nel dicembre 2012, la svolta con Malta: "Decisi che era arrivato il momento di svoltare e mandai video e curriculum all’ex portiere della nazionale Mario Muscat, che mi trovò un posto al Viktoria Wanderers di Gozo". Poi Giacomo ci prese gusto finendo prima quattro mesi a Panama (al Tauro Fc) e poi in Nicaragua all’Unan di Managua fino allo scorso dicembre: "Che esperienza quella... – chiosa con entusiasmo il portiere – L’allenamento era sempre all’alba, alle 5,30 per evitare il caldo torrido. Un paese tuttora terzomondista ma che pian piano si sta organizzando: il calore della gente, poi, è qualcosa di impagabile. A Panama, nonostante le infrastrutture fossero decisamente migliori, gli spogliatoi erano stranissimi, all’aperto, docce comprese. Un aneddoto che accomuna Nicaragua e Panama? Prima di ogni allenamento o partita si fa l' oración, la preghiera: tutti in cerchio abbracciati perché in America Latina, la Fede viene prima di tutto. In ogni caso il calcio è sempre un’occasione di festa: in Italia, se si perde, sembra di essere a un funerale...".

Ora Fiji, un contratto di tre mesi per la massima competizione continentale. Per un’altra storia tutta da scrivere, tra i pali del Suva Fc.

VITA DA RESORT- Tra Mongolia e Fiji, l’Albania, in cui, lo Giacomo Ratto ha trascorso tutto il mese di gennaio, tra le fila del Sopoti (seconda divisione) senza trovare l’accordo economico. Dal paese delle aquile, parte anche la spedizione a Vanuatu di Mauro Boerchio e compagnia: "Conoscevo mister Bianchini, ex tecnico del Teuta Durazzo e del Vigevano, dove ci eravamo incrociati – spiega al nostro portale l’altro portiere, ex, tra le altre squadre, di Savona, Bari e Renate -. Da quando siamo qui, con la maglia dell’Amicale Fc, abbiamo già vinto la Coppa nazionale. Ora vogliamo campionato e Champions oceanica". In cui la compagine biancorossa vuole, almeno una volta, spezzare l’interminabile egemonia dei neozelandesi dell’Auckland Fc (in cui anche lì c’è un pezzo di Italia: il preparatore dei portiere è il toscano Simone Naddi), affrontati in finale proprio lo scorso anno, così come nel 2011.

Finora, però, nulla da fare: "Ci proveremo noi: speriamo di dare una mano decisiva a questo gruppo fantastico – sottolinea Boerchio, che prosegue – Da queste parti viviamo come quando si sogna ad occhi aperti: mare e spiagge stellari, alloggiati all’Holiday Inn, escursioni mozzafiato, quando non giochiamo o non ci alleniamo si sta col costume da bagno...". E un’apertura degli orizzonti totale: "Noi viviamo nella capitale Port Vila, dove ci sono tutte le comodità. Ma appena fuori si scoprono villaggi primordiali, tra capanne di paglia e bambù in cui a comandare sono i capi tribù indigeni". La giornata tipo? "Sveglia alle 9 con una buona colazione abbondante. Alle 11 seduta di stretching con successivo bagno in piscina dovuto al caldo soffocante del posto, alle 13 si pranza con tanto riso e pollo e alle 16 si va ad allenamento. Dopo cena, una bella partita a carte tutti insieme". E chi li ammazza...?

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