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Dal Ghetto al trono della capitale: la favola del Leiknir, club dei bassifondi d'Islanda

Dal Ghetto al trono della capitale: la favola del Leiknir, club dei bassifondi d'Islanda

Il 24/02/2016 alle 14:16Aggiornato Il 25/02/2016 alle 00:32

La squadra del quartiere malfamato di Breiðholt, che gioca in seconda divisione, trionfa nella "Reykjavik Cup" regolando 4-1 i mostri sacri del Valur: "Ci chiamano da sempre scarafaggi: così abbiamo dato loro una sonora lezione...". Quando il pallone incontra i blocchi in cemento armato delle case popolari e in campo si entra sotto le note di "In the Ghetto" di Elvis.

Le favole si nascondono ovunque. Anche sotto la neve d'Islanda. O, meglio, sotto i campi al chiuso, coperti proprio come i nostri di calcetto. Qui si comincia a giocare a tutto spiano, in attesa che il clima permetta di farlo all'aperto, a maggio, quando avrà luogo la prima giornata del massimo campionato dell'isola. Che, calcisticamente, abbiamo cominciato a conoscere grazie all'exploit di Bjarnason e compagni, qualificatisi a sorpresa - con grinta e bel gioco - alla fase finale di Euro 2016. Ma, ai romantici del calcio, la terra dei geyser offre molto di più. Come la storia del Leiknir, squadra di seconda divisione laureatasi vincitrice della Reykjavik Cup, competizione antichissima da queste parti, giunta alla centesima edizione e riservata ai sodalizi della capitale. Il Leiknir corrisponde al quartiere popolare di Breiðholt, multietnico e malfamato della città disegnata "perfetta" nell'immaginario collettivo di chi vive lontano dall'Islanda. Una sonora vittoria, nell'ultimo atto della competizione: 4 a 1 ad uno sbalordito Valur, che con 20 titoli nazionali è la formazione più vincente dell'isola solo dopo i 26 del Knattspyrnufélag Reykjavíkur (meglio abbreviarlo "Kr"), la Juve d'islanda, bianconero come il Newcastle e avversario del Torino in quell'indimenticabile Coppa Uefa 1991-92.

Non chiamateli scarafaggi

"Quelli del Valur e del Kr ci considerano da sempre scarafaggi, ma abbiamo dimostrato loro cosa può fare la gente che arriva dai bassifondi", esclama con l'orgoglio da rivalsa il terzino destro rossoblù Eiríkur Ingi Magnússon, che prosegue: "Una volta passati in vantaggio ci abbiamo preso gusto e li abbiamo sommersi di reti. Certo, la Reykjavik Cup arriva dopo campionato, Coppa e Coppa di Lega (l'Islanda imita in toto il sistema calcistico inglese), ma essere padroni della capitale è un onore unico. Il fatto che, quest'anno, lo saremo noi, è addirittura irriverente".

Follie da calcio islandese

Un'impresa non nuova per il Leiknir, che salì sul trono capitolino già nel 2013: "Quell'anno si festeggiò tra gli scandali - se la ride Magnússon -: alcuni giocatori fecero irruzione in una piscina (coperta, ovviamente, ndr) entrando senza permesso, di notte. Peccato che poi, una volta scappati, si dimenticarono la coppa lasciandola là dentro". Parole che non sorprendono: gli atti di follia applicati al calcio, qui, sono all'ordine del giorno. Esiste, ad esempio, un allenatore - Lárus Rúnar Grétarsson, che fa disputare il precampionato della Primavera del Fram Reykjavik sotto la tempesta di neve: "E’ così che si formano i veri uomini", ha come filosofia di vita.

In the Ghetto

E' la rivincita di Breiðholt. Qui, alla fine degli anni '60, governo islandese e amministrazione locale favorirono lo stanziamento di oltre 20mila abitanti con la costruzione di giganteschi blocchi in cemento armato di edilizia popolare. Qui, nel 2006, fu girato il film d'autore "Children", che fotografa la lontananza sociale del Ghetto dal generico ritratto fiabesco di Reykjavik. L'inno della squadra? Guarda caso, "In the Ghetto" di Elvis Presley, che risuona ogni volta che la squadra gioca al Leiknisvöllur, piccolo impianto di casa di quando si gioca all'aperto, altrimenti detto "Ghetto Ground". "La realtà è che il nostro quartiere sta migliorando anno dopo anno - racconta il centrale difensivo Óttar Bjarni Guðmundsson, nato e cresciuto tra quei condomìni - fino a diventare, a poco a poco, quasi un simbolo della capitale. I prezzi degli immobili stanno aumentando e il turismo va di pari passo perché alla gente piace trovarsi in un posto così multietnico. Qui, i tanti stranieri sono una risorsa: il giovane centrocampista di origine kosovare Frymezim Veselaj è cresciuto con noi e nella nostra squadra. E da qualche giorno è andato a cercare fortuna in Svizzera. Breiðholt ha inoltre il merito di aver promosso diverse iniziative anti-razzismo. Ma noi saremo per sempre quelli del Ghetto e, oggi, ci scherziamo su".

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Sulle montagne russe e senza regole

La storia recente del Leiknir (nome generico che, islandese, rimanda alla parola "gioco" ed è da distinguere dagli omonimi del Leiknir di Fáskrúdsfjördur) viaggia sulle montagne russe. Dopo la prima vittoria targata 2013 nella Reykjavik Cup, è arrivata, nel settembre 2014, la prima promozione nella Pepsi Úrvalsdeild, la Serie A islandese. Una gioia durata una sola stagione: "Il 2016 sarà l'anno della risalita - suona la carica bomber Ingvar Ásbjörn Ingvarsson, arrivato in prestito dai campioni in carica dell'FH (Fimleikafélag Hafnarfjörðar) e che contro il Valur si è presentato con una doppietta -. Mi sono inserito in un gruppo di ferro: la maggior parte dei miei nuovi compagni di squadra, essendo nata e cresciuta qui, gioca insieme da circa 20 anni. Si sente che indossare questa maglia ha un significato che va oltre il calcio". Intanto è iniziata la Coppa di Lega: molto bene, grazie alla vittoria per 1-0 sul campo del Þróttur Reykjavik. I ragazzi del Ghetto hanno colpito ancora...

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