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Vidal e la rivoluzione rischiosa, ma necessaria, della Juventus

Vidal e la rivoluzione rischiosa e necessaria della Juve

Il 16/07/2015 alle 10:40Aggiornato Il 16/07/2015 alle 11:44

Il cileno è il terzo grande giocatore a salutare il club bianconero dopo Tevez e Pirlo. Tre leader se ne vanno nella stessa sessione di mercato. Un rischio evidente, ma calcolato dalla dirigenza juventina, che sta già progettando il futuro. L'obiettivo è non ripetere l'errore dell'Inter del Triplete e ringiovanire un gruppo che ha bisogno di nuove motivazioni

Dopo la partenza di Pirlo verso l’Mls, il ritorno di Tevez in Argentina, ora saluterà anche Vidal. Tre cardini bianconeri, tutti inseriti dall’Uefa tra i 10 migliori giocatori dell’ultima Champions League, lasciano la Juventus nel giro di un mese. La cessione del centrocampista cileno al Bayern Monaco, ormai prossima (la Juventus chiede 45 milioni, ma a 35 più bonus si chiude), era nell’aria da tempo: la splendida Copa America giocata con la Roja aveva rialzato le quotazioni di un giocatore di assoluto livello, che però a 28 anni sembra già aver espresso il meglio in carriera. Si aspettava l’offerta giusta, che è arrivata dalla Germania. Guadagnare più di 30 milioni da Vidal rappresenta un affare e non solo per l’enorme plusvalenza registrata.

Tralasciando le bizze fuori dal campo, nell’ultimo anno ha faticato

Il cileno è stato pagato poco più di 10 milioni di euro nel 2011 dalla Juve, che lo ha strappato, non senza polemiche tra Rummenigge e Marotta, proprio alla concorrenza del Bayern Monaco. Plasmato da Conte, ci ha messo poco a mostrare tutte le sue qualità, entusiasmando il popolo bianconero e diventando da subito idolo dei tifosi juventini, che lo hanno soprannominato “il guerriero” per la costante cattiveria agonistica e la grande voglia di vincere. Le notizie del recente passato, tra incidenti e bravate notturne non devono ingannare: Vidal da quando è a Torino ha sempre avuto un comportamento poco esemplare fuori dal campo, ma sul terreno di gioco è sempre stato irreprensibile. Un po’ meno da quando è arrivato Allegri in panchina, che lo ha inventato trequartista atipico e che non ha avuto risposte eccellenti da Vidal nemmeno rimettendolo nel ruolo di mezz’ala dopo l’infortunio di Pogba contro il Borussia Dortmund. Innegabile, e non solo a livello realizzativo (solo 8 reti), che questa sia stata la peggior stagione del centrocampista da quando è alla Juve. Un calo evidente: soltanto in alcune partite, come ad esempio la semifinale di ritorno di Champions a Madrid, si è rivisto il vero Vidal.

Vidal

Vidal Imago

Obiettivo di Marotta e Paratici: non rifare l’errore dell’Inter del Triplete

Ed è per questo che, non appena è arrivata l’offerta adeguata alle richieste della dirigenza bianconera, la cessione di Vidal si è profilata inevitabile. A questo punto si potrebbe ribattezzarla “rivoluzione necessaria”. “Rivoluzione” perché veder partire nella stessa sessione di mercato tre titolarissimi come Tevez, Vidal e Pirlo, più un altro protagonista delle ultime due stagioni come Llorente (in bilico tra Real e Porto), smembra decisamente un gruppo vincente e lo priva di alcune personalità di spicco. “Necessaria” perché dopo una stagione del genere, culminata con la deludente finale di Berlino, la Juventus aveva assoluto bisogno di volti differenti e di nuove energie. Pirlo e Vidal avevano già fatto vedere il meglio, Tevez poteva ripetersi, ma senza giusta voglia (la testa dell’Apache era già in Argentina), poteva allo stesso tempo incepparsi. L’obiettivo di Marotta e Paratici è stato quello di non ripetere l’errore della fortissima Inter del Triplete, rimasta immutata nell’estate 2010 e crollata dopo un anno in cui le energie fisiche e mentali spese nella stagione magica si erano fatte sentire. La Juventus non ha vinto come i nerazzurri la Champions, ma è arrivata in fondo a tutte le competizioni. Lo staff bianconero ha tenuto presente la lezione arrivata dagli errori dei rivali, soprattutto in fase di calciomercato.

Vidal Tevez Juventus 2014 AP/LaPresse

Vidal Tevez Juventus 2014 AP/LaPresseLaPresse

I rischi ci sono, ma si può costruire un altro progetto vincente

Per rivincere in Italia e puntare ad una nuova trionfale campagna europea, allora, la Juventus ha preferito ricostruire, rinunciando a chi era meno motivato e a chi aveva bisogno di cambiare aria, trattenendo i più giovani e chi era ritenuto (Morata e Pogba) in grado di poter crescere ancora. Rischioso? Sì, molto rischioso. I bianconeri, senza Vidal, Tevez, Pirlo e Llorente, perdono 113 reti sulle 210 siglate nelle ultime due stagioni. Più del 50% del loro potenziale offensivo. E inoltre vedono abdicare contemporaneamente tre leader tecnici e mentali. Gli arrivi di Dybala, Manduzkic, Zaza e Khedira hanno dimostrato che la Juve stava già elaborando da tempo la rivoluzione. Rivoluzione che andrà completata in questi ultimi 45 giorni di mercato. Tra Vidal e Llorente, Marotta e Paratici, otterranno più di 50 milioni di euro, da investire nell’ormai arci-noto trequartista chiesto da Allegri. Se si pesca bene, gli addii possono essere dimenticati in fretta. Lo hanno dimostrato negli anni le cessioni di campioni come Zidane e Baggio, salutati tra lo scetticismo generale, ma poco rimpianti, perché utili per dare linfa a nuovi progetti vincenti.

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