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Buffon: "Questa Juventus come quella del 2003". Ecco cosa c'è di vero

Buffon: "Questa Juve come quella del 2003". Ecco cosa c'è di vero

Il 08/12/2015 alle 15:03Aggiornato

Analizziamo l'affermazione del portiere bianconero, che ha tracciato un paragone importante per la squadra attualmente allenata da Massimiliano Allegri: il peso della rosa della finale di Manchester era superiore, ma alcune caratteristiche di gioco paiono simili

" Questa squadra ha un modo simile di giocare in Europa come la prima Juventus quando sono arrivato, quella che ha centrato la finale di Manchester.""

A voler essere pedanti, si potrebbe rimarcare a Gigi Buffon che la sua prima Juventus non era quella del 2002-03 ma quella campione d’Italia l’anno precedente. La formazione del ritorno di Marcello Lippi che, a dire il vero, in Europa non andò oltre la seconda fase a gironi di Champions League. Trattasi però di un argomento molto meno interessante del paragone tracciato dal portiere bianconero. Quello tra la formazione sconfitta soltanto ai rigori dal Milan e il gruppo guidato attualmente da Massimiliano Allegri. Che dire, di acqua ne è passata parecchia sotto i ponti rispetto allo sfogo del portiere a Reggio Emilia. Ma, soprattutto, cosa c’è di vero in questo confronto lungo 12 anni?

2003 Champions League, Juventus-Milan, Alessandro Del Piero (LaPresse)

2003 Champions League, Juventus-Milan, Alessandro Del Piero (LaPresse)LaPresse

Che squadra era quella Juventus

Dopo due anni e spiccioli passati con Carlo Ancelotti in panchina (e i due secondi posti dietro alle romane), nel 2001 Luciano Moggi cambiò tutto o quasi. Via Zinedine Zidane, dentro il meglio del calcio italiano: Buffon e Thuram dal Parma per blindare la difesa, ma anche Nedved dalla Lazio per rafforzare il centrocampo. Il tutto con il ritorno di Marcello Lippi in panchina. Fu subito scudetto il primo anno (già, quello del 5 maggio), ma tricolore anche il secondo con l’aggiunta della finale di Champions League. La storica sfida tutta italiana disputata a Manchester. Che Juventus era? Una squadra più matura e solida difensivamente rispetto al primo ciclo di Lippi, forse meno divertente ma di certo più esperta. Alessandro Del Piero tornò ai propri livelli dopo l’infortunio del 1998 infilando due stagioni tra le migliori in carriera (21 gol in 46 partite nel 2001-02, 23 in 38 nel 2002-03) e ponendo le basi per una coppia tra le migliori nella storia juventina come quella composta con David Trezeguet (arrivato nel 2000). Meno fioretto rispetto all’era Zidane, più spada grazie ai tagli affilati di Nedved tra le linee.

La formazione tipo del 2002-03:

La Juventus 2002-03

Le differenze: modulo e peso specifico

Basta sentire i nomi di quei giocatori per capire che si tratta di una formazione appartenente a un’altra epoca storica, una squadra che si poteva permettere alternative come Gianluca Pessotto, Mark Iuliano, Antonio Conte, Marco Di Vaio e Marcelo Zalayeta. La differenza principale, però, era soprattutto nel modulo. Allegri, dopo i tentativi di inizio stagione, si è ormai orientato verso il buon vecchio 3-5-2. Una soluzione tattica che Lippi adottò soltanto nel suo primo ciclo e mai nel secondo. Quel biennio magico, anzi, fu illuminato da due intuizioni tattiche: l’arretramento e il cambio di fascia di Gianluca Zambrotta per fare spazio a centrocampo alla verve di Mauro German Camoranesi, ma anche il posizionamento di Nedved da falso trequartista. Il ceco si posizionava da esterno sinistro in fase difensiva (quando la squadra si disponeva con un 4-4-2) e tagliava tra le linee dentro il campo in quella offensiva. Il risultato? Dopo i primi quattro mesi difficoltosi a Torino, esplose nella nuova posizione. Fino a raggiungere il Pallone d’Oro. Ebbene sì, era proprio un’altra Juventus.

La formazione tipo del 2015-16:

La Juventus 2015-16

Le somiglianze: collettivo, solidità e calma

Quella era la Juventus del post-Zidane. Questa è la Juventus del post-Pirlo/Tevez. Tarando il tutto sull’implosione del calcio italiano, è piuttosto ovvio come l’operazione tentata la scorsa estate da Beppe Marotta sia stata in tutto e per tutto simile a quella varata da Moggi nell’estate 2001. Cedere la propria stella per ragioni economiche e anagrafiche, rimpiazzandola con le migliori alternative possibili su piazza. Ovvio, Moggi portò a casa Buffon, Thuram e Nedved. Ora sono arrivati Khedira, Dybala e Mandzukic. Ma il concetto resta simile. Ovvero passare dalla devozione quasi assoluta a un fuoriclasse a una squadra che gioca di collettivo e non si nega un certo numero di alternative (da Cuadrado a Morata passando per Sturaro). E, simile, è il modo di giocare in Europa a cui ha fatto riferimento Buffon. Allora era una squadra esperta, in grado di dosare le forze e di esplodere al momento opportuno (facendo la storia contro Barcellona e Real Madrid). Adesso si tratta di una formazione che ha la possibilità di uscire per la prima volta dal 2012 come prima del girone di Champions League, un test tutt’altro che semplice. Merito di una gestione fatta di meno furore rispetto all’era Conte, ma di maggiore calma. È passata una vita, è cambiato il calcio italiano e la Juventus. Ma, in fondo, qualcosa di vero nell’affermazione di Buffon c’è.

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