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Valencia-Monaco, Jorge Mendes e l'evidente conflitto d'interessi

Il procuratore gestisce tutti i calciatori: è sfida vera?

Il 20/08/2015 alle 11:33Aggiornato Il 20/08/2015 alle 11:38

Il procuratore più importante al mondo, Jorge Mendes, rappresenta 19 tesserati tra Valencia e Monaco, che ieri sera si sono affrontate nel playoff di Champions League. Il conflitto d'interesse è sotto gli occhi di tutti, dunque è stato calcio vero quello andato in scena al Mestalla?

Nella finale del Mundial di Italia 90 tra Argentina e Germania Antonio Caliendo - decano dei procuratori italiani ora presidente del Modena - rappresentava dodici dei ventidue giocatori in campo dall'inizio. A 25 anni di distanza da quella "notte magica" - ancor più per il "gongolante" Caliendo abbagliato dai flash nella tribuna dell'Olimpico - è successo qualcosa di molto simile ieri sera 20 agosto 2015 al Mestalla dove i padroni di casa del Valencia affrontavano il Monaco nel playoff di Champions League. Il Valencia ha avuto la meglio chiudendo il primo round sul 3-1 e per il più importante procuratore al mondo Jorge Mendes - fondatore dell'ormai celebre società Gestifute - è stata una vittoria. Lo sarebbe stato in ogni caso. Sì perché il boss delle procure di calciatori rappresenta ben 19 tesserati delle due società tra calciatori, allenatori e dirigenti. Dei ventidue calciatori scesi in campo dall'inizio al Mestalla, ben nove figurano nella scuderia Mendes: tre fra le fila del Valencia (Ruben Vezo, Enzo Perez e Rodrigo), sei tra quelle del Monaco (Fabinho, Wallace, Carvalho, Cavaleiro, Bernardo Silva ed Echiejile). Jorge Mendes è l'anello di congiunzione tra le due squadre; è amico intimo dei due miliardari a capo delle rispettive società nonché consigliere fidato di calciomercato e negli ultimi anni ha portato i suoi assistiti in entrambe le società. Qualora il loro rendimento risulti all'altezza, Mendes li "sposta" in altri club di sua fiducia - è il padrone incontrastato della Penisola Iberica - e realizza maxi plusvalenze. Rebus sic stantitubis, è andato in scena calcio vero a Valencia?

Monaco, una vetrina per i miglior offerenti

Jack Pitt-Brooke dell'Independent l'ha definita non più tardi di due giorni una showcase, vale a dire una vetrina per giovani talenti. Il Monaco del magnate russo Dmitry Rybolovlev (patrimonio stimato da Forbes nell'ordine di 8,5 miliardi di dollari, 156esimo uomo più ricco al mondo), quest'estate, a ben vedere, non ha fatto pazzie sul mercato comprando giovani e talentuosi giocatori dal Sudamerica, dalla Francia e dal Portogallo (nessuno è costato più di 10 milioni di sterline, ovvero 14 milioni di euro e spiccioli) e cedendo a peso d'oro le stelle Geoffrey Kondogbia all'Inter e Yannick Ferreira Carrasco all'Atletico Madrid. Il legame della squadra monegasca con Jorge Mendes è granitico sin dall'estate del 2003, quando il Monaco spese la bellezza di 90 milioni di sterline per acquistare i gioielli della scuderia del procuratore portoghese Radamel Falcao, Ricardo Carvalho, Joao Moutinho e James Rodriguez. La mannaia del Fai Play Finanziario e le salate multe della Lega Francese spinsero Rybolovlev a cambiare rotta e smobilitare: in poche parole, ora non si spende più per inseguire vittorie e titoli, si scovano e valorizzano giovani calciatori in attesa di perfezionare affari vantaggiosi estate dopo estate. Questo è l'As Monaco, bellezze. Inutile sottolineare quanto Jorge Mendes abbia accolto con entusiasmo la nuova filosofia del club del Principato.

Jorge Mendes - 2015

Jorge Mendes - 2015AFP

Valencia, anzi no, #TeamMendes

In questo caso il legame, se possibile, è ancora più saldo. Jorge Mendes è una sorta di braccio destro del magnate di Singapore Peter Lim (patrimonio 1,89 miliardi di dollari, 949esimo miliardario al mondo) oltre a ricoprire il ruolo di consulente principe. Basti pensare che l'allenatore dei Che Nuno Espirito Santo è l'amico più stretto di Mendes oltre a essere stato il suo primo cliente in assoluto. Rodrigo , André Gomes, Joao Cancelo, Santi Mina, Bakkali, Enzo Perez e Ruben Vezo: la lista dei giocatori rappresentati dal procuratore è chilometrica e in continua evoluzione. Il Valencia, grazie alla triade Lim-Mendes-Nuno, è uscito dall'anonimato in cui era piombato nel biennio 2012-2014 e ora ha un piede in Champions League dopo aver chiuso la Liga 2014-2015 al quarto posto dietro le grandi di Spagna. La politica del club, tuttavia, è affine a quella del Monaco: il Valencia è a tutti gli effetti un selling club (definizione ancora di Pitt-Brooke dell'Independent), come dimostra la cessione di Nico Otamendi al Manchester City per una cifra prossima ai 45 milioni di euro. Scommettiamo che se qualcuno dei nuovi volti del Valencia dovesse "esplodere" sarebbe rivenduto a peso d'oro la prossima estate? Finché Mendes avrà accesso alla stanza dei bottoni l'antifona non cambierà.

Se questo è calcio...

Non si scappa, i risultati sportivi sono tutti dalla parte di Valencia, Monaco e di chi ha contribuito ad allestire queste squadre. Il club del Principato è passato in due anni dalla Ligue 2 ai quarti di finale di Champions League, mentre il Valencia è passato da un decimo a un quarto posto in Liga al grido di Junts Tornem (insieme torneremo, in valenciano). Anche - e soprattutto - grazie ai buoni uffici di Mendes e agli ingenti patrimoni dei proprietari dei due club. Non tutti i tifosi però sono entusiasti dell'andazzo: non tutti i tifosi sono felici che i loro club siano diventate vetrine per i purosangue della scuderia Mendes. Non tutti i tifosi esultano per la perdità d'identità delle loro squadre del cuore. Osservare i ventidue protagonisti di Valencia-Monaco (tra ex Benfica, Mendes-Boys e tecnici portoghesi), lo confessiamo, ci ha procurato qualche capogiro: il conflitto d'interessi era palpabile e abnorme. Può essere considerato calcio questo? Interpellato dall'Independent in merito al malcontento dei tifosi, il ds del Monaco Vadim Vasilyev ha dichiarato: "Se vuoi costruire un buon progetto, lavori con il migliore. E Jorge Mendes è il migliore. È passionale, lavora sodo, è una persona per bene. Consideriamo i grandi club come Real Madrid e Atletico Madrid, dove ha così tanti giocatori. E penso che nessuno si lamenti per quello."

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