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Juventus, ora o mai più: a Cardiff per sfatare una maledizione lunga una vita

Juventus, ora o mai più: a Cardiff per sfatare una maledizione lunga una vita

Il 10/05/2017 alle 10:21Aggiornato Il 10/05/2017 alle 10:31

I bianconeri sono la squadra ad aver giocato più finali di Champions League da quando la competizione ha preso questo nome (1992/93), ma a differenza delle illustri squadre con cui condivide il record (Milan e forse tra qualche ora il Real Madrid) ne ha vinte assai poche. A Cardiff però la Juve questa volta ci arriva con una rosa che per fame ed esperienza non è mai stata così competitiva e...

" Ormai arrivare in finale non conta più niente. "

Non bisogna nemmeno attendere le conferenze stampa, ma 5 minuti dopo il triplice fischio il titolo era già fatto. Fonte di provenienza, naturalmente, Gianluigi Buffon, che ai microfoni di Premium, ancora con sudore in fronte e maglietta da gara addosso, ricordava – al popolo festeggiante – che l’obiettivo raggiunto non è sinonimo di traguardo conquistato.

Juventus in finale di Champions League”. L’unica frase nel calcio contemporaneo in grado di creare timori ambivalenti: agli avversari, che la Juve – questa Juve – la devono incontrare; e ai tifosi juventini stessi. Troppe volte la storia di questa competizione ha infatti schiantato la macchina che viaggiava meglio di tutte all’ultima curva prima del traguardo: Belgrado, Atene, Monaco di Baviera, Amsterdam, Manchester, Berlino. Il tour dei – più o meno – disastri bianconeri in finale, vogliano dire questi maledizioni, sfortune, sconfitte inaspettate o meritate, ammonizioni fatali e malocchi d’ordinanza, ci hanno sempre raccontato di un pessimo rapporto tra la Juventus e l’ultimo atto, quello più importante.

D’altra parte la statistica è impietosa. Nessuno – al momento della stesura di questo articolo – ha mai giocato più finali dei bianconeri da quando questa competizione si chiama Champions League (1992/93): sei, è il numero della Juventus. Esattamente come quello del Milan e quello che tra poche ore potrebbe essere del Real Madrid. Più di Barcellona e Bayern Monaco ferme a 5. Più del Manchester United a 4. Eppure si guarda l’albo d’oro e queste stanno tutte davanti alla Juventus. La discriminante? Esattamente la stessa del concetto di Buffon: arrivare in finale non conta niente, conta solo vincere.

Un concetto solitamente ben presente nella mentalità bianconera, che il motto di Boniperti ce l’ha per altro stampato dentro il collo della maglietta. Eppure la Juventus il feeling con la partita più importante di questa competizione non sembra avercelo mai avuto. Dalla prima sconfitta del 1973 contro l’Ajax di Cruijff passando per il clamoroso ko di Atene nel 1983 con l’Amburgo; proseguendo con la serata maledetta di Monaco 1997 col Borussia Dortmund o andando avanti con la svista di Amsterdam l’anno dopo proprio contro il Real Madrid; poi le più recenti, con il derby sfuggito col Milan e il pallone d’oro Nedved seduto in tribuna, o la notte di Berlino 2015, quando nei minuti di spavento del Barcellona la Juve riuscì a farsi infilare in contropiede. Persino le uniche due gioie hanno le macchie, con i rigori di Roma dopo una partita stra-dominata con l’Ajax o i 39 morti dell’Heysel, scandalo di una partita nemmeno da giocare più che festeggiare.

Sarà diverso questa volta? I tifosi bianconeri si augurano che la baia di Bristol, porto su cui si affaccia quella Cardiff da cui partivano a metà ‘800 navi cariche di carbone, valga per la Juventus una miniera troppo spesso sfruttata dagli altri. I margini per essere fiduciosi ci sono tutti, perché in fondo, a differenza di ogni altra singola volta in finale, sembra esserci una rosa che più matura, affamata e d’esperienza di così la Juventus non ha mai avuto.

Il blocco difensivo, anima di questa squadra, arriva con la consapevolezza di essere all’ultima chance per vincerla tutti insieme; ma anche con la maturità di chi, tra Euro 2012, Champions League 2015 ed Euro 2016 – leggasi Buffon, Barzagli, Bonucci, Chiellini – ormai sa di cosa si sta parlando. Poi c’è la fame e la spregiudicatezza di chi non ha nulla da perdere, come Dybala ad esempio, che già dopo quella notte di Berlino 2015 in cui fu solo spettatore, dalla sua pagina Facebook 3 giorni dopo scrisse così:

" La ganaremos conmigo ... grande la hinchada Juventina!!! forzaJuve" (La vinceremo insieme... grande il popolo juventino!!! Forza Juve). "

Più che un augurio, una sorta di promessa per una componente di spregiudicatezza e poca esperienza, quella dell’argentino, che sarebbe un problema se portata in maggioranza all’interno della rosa, ma che nei titolari di Allegri rappresenta eccezione: lui, Alex Sandro, Pjanic e Cuadrado. Tutti gli altri invece sono uomini che “sanno come si fa”, che da queste partite sono già passati. E molto spesso hanno vinto. Leggasi Dani Alves, Sami Khedira e Mario Mandzukic, che tra triplette con i precedenti club o mondiali, come nel caso del tedesco, possono raccontare agli altri cosa di debba fare per alzare il trofeo, anziché prendere la solita medaglia di consolazione.

Insomma, la Juventus sembra arrivare a Cardiff col mix perfetto e nel momento perfetto. Peccato solo per l’avversario, il peggiore. Sì perché Atletico permettendo, il Real Madrid, le finali, non le perde mai: l’ultima volta nel 1981, a Parigi, contro il Liverpool. Poi solo bagni a Plaza de Cibeles. Per sfatare la sua maledizione alla Juventus toccherà la prova più dura. Ma gli interpreti sono quelli giusti. E se non a Cardiff, allora quando.