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Le sei cose che la Juventus non deve fare per sopravvivere al Camp Nou

Le sei cose che la Juventus non deve fare per sopravvivere al Camp Nou
Di Eurosport

Il 19/04/2017 alle 07:56

Dall'effetto-Camp Nou che incombe,passando per le possibile insidie arbitrali, fino ai compiti prettamente tattico: tutto quelllo che la Juventus dovrà evitare per sopravvivere al Camp Nou ed eliminare il Barcellona.

Non patire l’effetto Camp Nou

Il Milan di Allegri passò serate da incubo all’Emirates di Londra nel 2012 e al Camp Nou l’anno successivo venendo travolto in entrambi in casi a fronte di larghe vittorie nei match di andata, sfiorando il tracollo nel primo e piombando nell’incubo eliminazione nel secondo caso. Ecco, la Juventus dovrà evitare di farsi condizionare da un ambiente che si preannuncia infuocato; i volti non dovranno sbiancare, le gambe non dovranno tremare. Il body language, come si suol dire, dovrà essere improntato alla cattiveria agonistica. Ai rossoneri di Allegri non successe e le conseguenze furono nefaste.

Gestione tattica

La Juventus dovrà evitare di ripetere la performance del secondo tempo della sfida di campionato con il Napoli risalente allo scorso 2 aprile: dare libero sfogo all’iniziativa avversaria badando solo a difendersi sarà una strategia suicida al Camp Nou. Ok a una fase difensiva gagliarda e oculata, ma i bianconeri avranno l’onere di rilanciare l’azione cercando di far male al Barcellona. Ok ai ripiegamenti di Mario Mandzukic o chi per lui, ma gli esterni di Allegri dovranno anche proporsi in avanti regalanando respiro alla manovra della Juventus: si dovrà cercare di punire il Barça, senza il proverbiale "braccino".

Gestione Psicologica

La gestione psicologica del match dovrà essere impeccabile; i giocatori di Max Allegri non dovranno piombare nel panico in caso di gol incassato in avvio, oppure di analoghi sviluppi negativi nel proseguo del match. Il Camp Nou a quel punto diventerà un catino ancor più ribollente e i bianconeri non dovranno farsi abbattere dal vortice. Le partite al Camp Nou possono essere molto lunghe come ha ricordato Dani Alves in conferenza stampa, la Juventus dovrà perciò mantenere nervi saldi e sciorinare una consistente dose di pazienza.

Bjorn Kuipers

Bjorn KuipersLaPresse

Gestione arbitrale

Vietato andare nel panico, ma vietato anche innervosirsi in caso di discutibili decisioni arbitrali. Da questo punto di vista la designazione del fischietto olandese Bjorn Kuipers non offre granitiche garanzie: con lui la Juventus non ha mai vinto incappando nell’umiliante sconfitta per 4-0 contro il Fulham negli ottavi di Europa League 2009/2010, ma soprattutto fu il 44enne di Oldenzaal ad assegnare un discutibile penalty in un Barcellona-Milan (3-1 ed eliminazione dei rossoneri) valevole per i quarti finale della Champions League 2011/2012. La Juventus dovrà essere preparata in caso di spiacevoli pieghe degli eventi, la sudditanza psicologica pro Barça rimane uno spauracchio.

"No" a speculazioni sul risultato

Sembrerà retorica o, peggio, ovvietà, ma la Juventus non dovrà speculare sul risultato di andata e adoperarsi per difenderlo a spada tratta. “Si parte dallo 0-0” non potrà che essere il mantra che guiderà i bianconeri. Il 3-0 potrà anche essere uno dei risultati più confortanti del mondo, ma non è un’ipoteca sulla qualificazione né tantomeno mette al riparo dalle avversità. Soprattutto al Camp Nou, soprattutto contro il Barcellona di Messi.

"Non è finita finché non è finita"

“Un messaggio al pubblico? Non andar via al minuto 80, hanno l'opportunità di vivere un'altra notte storica, faremo il possibile per provarci. Sappiamo che il Barça può fare tre gol in tre minuti, fino al 95' dobbiamo stare tutti insieme.” Lo ha detto un carichissimo Luis Enrique alla vigilia del match, lo ha dimostrato lo storico 6-1 inferto dai catalani al PSG: la Juventus non potrà concedersi pause sceniche, anche qualora transitasse a una ventina di minuti dal match con risultato fortemente positive. Se c’è una squadra capace di realizzare più nel giro di pochi quella è proprio il Barcellona. “Non è finita finchè non è finita” come diceva il grande Yogi Berra.