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Un paradosso chiamato Zidane: il più sottovalutato dei raccomandati

Un paradosso chiamato Zidane: il più sottovalutato dei raccomandati

Il 11/05/2017 alle 14:10

Il tecnico del Real Madrid sta frantumando record su record ed è a un passo dal traguardo di Sacchi, eppure le critica continua a tenerlo poco in considerazione. Il suo Real Madrid in questa stagione prende più gol ma ambisce allo storico double. Chi ha ragione? Chi è davvero Zinedine Zidane? Proviamo a delinearne risultati e limiti.

Qual è il confine tra genio e fortuna? E quello tra ‘raccomandato’ e ‘uomo giusto nel posto giusto’? Gestore o allenatore? Motivatore o buon tattico? Chi è davvero Zinedine Zidane?

La seconda finale consecutiva di Champions League non può essere frutto del puro caso e così, a distanza di un anno e mezzo dal suo approdo sulla panchina più scottante al mondo, si ripropongono puntuali le domane intorno alla figura del francese.

Tra battutine, speculazioni, elogi e qualche naturale critica, per Zinedine Zidane, ancor prima di qualsiasi analisi giornalistica, parlano i numeri. E quelli del francese sono francamente impressionanti: la miglior striscia di vittorie consecutive nella storia della Liga; la miglior striscia di imbattibilità in Spagna; la miglior striscia di partite col Real Madrid in gol (61, un record che reggeva dal 1928!); tre titoli, due finali di Champions League. Stando a questi Zidane è un genio assoluto della panchina. Eppure, al momento, nessuno della critica più attendibile lo riconosce come tale. Anzi.

Da molti a Zidane viene ancora contestato il peccato originale di essere un protetto di Florentino Perez. Eppure, come appena elencato dai risultati, a questa scelta Zidane ha risposto non solo con i numeri.

Tra i meriti indiscutibili dello Zidane allenatore, ad esempio, prima ancora di ogni discorso tattico, c’è la capacità di aver rimesso in ordine le scatole aperte di una polveriera sempre pronta a esplodere. E questo, a Madrid, è da sempre requisito fondamentale per il successo. Carisma oppure spiccate doti di leadership, sono queste le due caratteristiche che non devono mai mancare al manager del Real Madrid; uno in grado di dover gestire un ambiente incandescente anche quando tutto va bene; uno capace di tenere insieme uno spogliatoio fatto di 25 galli dentro un pollaio. Mica roba da tutti.

E da questo punto di vista i meriti di Zidane sono indiscutibili e un risultato sotto gli occhi di tutti. Chi gioca, rende. Chi non gioca non alza troppo la voce, rimanendo sempre a disposizione nonostante lo scarso minutaggio e garantendo apporto e professionalità come se nulla fosse quando chiamato in causa (leggasi a questa voce i capitoli Alvaro Morata o James Rodriguez). Cosa mica così scontata nel calcio d’oggi.

Zidane e Morata

Zidane e MorataEFE

Dal punto di vista tattico Zidane invece non pare aver inventato nulla di particolarmente rivoluzionario e i maggiori detrattori si scatenano proprio su questo aspetto. Pragmatismo o scarsa propensione alla materia, sta a voi giudicarlo. Quel che è chiaro è che dal passaggio dalla disastrosa gestione Benitez al fin qui vincente mini-ciclo del Real, Zidane non ha applicato nient’altro che un po’ di sano buon senso, magari appreso da giocatore sotto la guida di Marcello Lippi o da secondo al fianco di Carlo Ancelotti. Nel suo passaggio al 4-3-3 il Real si è potuto permettere la consueta dose di anarchia concessa ai fuoriclasse del reparto avanzato, che unita al lavoro certosino di Modric e Kroos e con il braccio armato di Casemiro a fare schermo in mediana, ha come per magia trasformato il Madrid in una squadra immediatamente vincente.

Certo, avere una tra le prime 3 scelte al mondo ruolo per ruolo reparto per reparto (escluso il portiere), può effettivamente aiutare. Ma anche in questo caso non è sinonimo automatico di successo. In questa stagione in particolare infatti il Real di Zidane subisce molte più reti di quante non ne avesse prese lo scorso anno (in Champions il numero è clamoroso: 5 nel 2015/16 contro le 17 di questa stagione), eppure con meno di un mese sul calendario oltre alla finale di Champions già raggiunta è padrone del proprio destino nella Liga. Chi ha ragione?

La risposta non è ancora del tutto chiara e di Zinedine Zidane si continuerà certamente a parlare. Chiaramente tanti dei giudizi verranno influenzati da quello che poi è il risultato finale, soprattutto in Champions, dove di fronte troverà una Juventus che dal punto di vista dell’adattamento tattico è una creatura senza eguali in Europa. Allegri riuscirà a metterlo in scacco oppure avrà ancora una volta la meglio il buon Zizou? Anche in questo caso la parola spetterà al campo di Cardiff, ma nel mentre Zidane si gode i frutti del proprio lavoro e fornisce altro materiale di discussione: con la finale raggiunta può diventare il primo allenatore di sempre a vincere la Champions League per due anni consecutivi. Non si vede nulla di tutto ciò dai tempi di Sacchi, che per altro ci riuscì in una formula nemmeno lontanamente paragonabile a quella odierna. Non male per uno che doveva essere solo un raccomandato.

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