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I complimenti di Guardiola certificano la crescita del Napoli, ma...

I complimenti di Guardiola certificano la crescita del Napoli, ma...

Il 18/10/2017 alle 12:14

Le sensazioni dopo la notte di Manchester, una sconfitta che evidenzia meriti e punti deboli di una formazione come quella allenata da Sarri: la prova di maturità è stata passata, eppure le carenze in termini di rotazioni iniziano a essere evidenti (tanto più se Insigne...).

Da Manchester - Sentendo le parole di Sarri in conferenza stampa, in molti si sarebbero attesi un Napoli sfrontato in stile Richard Ashcroft nel video di “Bittersweet symphony”. Invece, nella prima mezz’ora, le spallate in faccia arrivavano dal versante opposto, evidentemente più a suo agio su una ritmica “Brit pop” come quella di martedì sera a Manchester. Il complesso della partita, però, obbliga a riflessioni meno immediate. Iniziamo con due domande: quante squadre usciranno a testa alta dall’Etihad in questa stagione? Quante formazioni riusciranno a mettere sabbia negli ingranaggi di Guardiola come il Napoli? Allo stato attuale, trattasi di un semplice esercizio di retorica che rischia seriamente di essere schiacciato dal peso di un’affermazione di senso solo apparentemente contrario. Ovvero che, se il Manchester City fosse stato avanti di quattro gol dopo mezz’ora, non vi sarebbe stato nulla da ridire. Proprio questa è la bellezza di City-Napoli 2-1, la difficoltà di comprendere la portata degli eventi. Qualcosa che va ben al di là della fruizione immediata, coincisa con uno spettacolo notevole.

" Da allenatore e da giocatore non avevo mai incontrato una squadra come questa. Se non giochi ad altissimo livello contro il Napoli non puoi vincere, sono orgoglioso dei miei giocatori perché so contro chi abbiamo vinto - Pep Guardiola"

Perché Guardiola si complimenta

Sui complimenti alla vigilia di Pep si potrebbe scrivere un libro. Ma su quelli dopo il 90’ il discorso cambia, ancor più se si tratta di frasi del genere. La sensazione che Guardiola si sia dimenticato qua e là qualche squadra resta, eppure è innegabile che un’affermazione simile contenga una verità che consiste nella notizia migliore della serata per Sarri. Mettete da una parte il doppio confronto con il Real Madrid dell’inverno passato e dall’altra quello di Manchester e capirete di cosa stiamo parlando. Se allora il Napoli partì discretamente salvo spegnersi e mettere in mostra carenze individuali e scarsa sicurezza complessiva, ora l’andamento è stato differente. E, passata la mezz’ora incriminata, il gioco dei partenopei ha tenuto testa a quello di Guardiola, per giunta fino all’ultimo secondo. Questo intendeva il catalano. Per questo, alle domande iniziali, potremmo aggiungerne un’altra: come sarebbe andata a finire se Mertens avesse segnato il primo rigore?

Perché qualcosa è andato storto

Parlare dell’esclusione dall’undici di Allan è tanto ovvio quanto potenzialmente riduttivo. Perché l’evoluzione della partita ha testimoniato in modo più che eloquente il divario che intercorre tra il brasiliano e Zielinski in occasioni simili. E perché non è stato affatto l’unico problema incontrato dagli azzurri in Inghilterra. Un esempio? Vista da bordocampo, era chiaro come Sarri abbia bacchettato (eufemismo) difesa e centrocampo per tutto il primo tempo. Il motivo: la distanza eccessiva che intercorreva tra i due reparti e lasciava spazio a David Silva e de Bruyne, per giunta tra le linee. Lì dove la storia ha dimostrato tutta la loro forza. In parole povere, le mezze posizioni dei due hanno creato dei dubbi nei meccanismi difensivi di Sarri. Lo spazio era da colmare con un arretramento del centrocampo o un avanzamento della difesa? Il tecnico insisteva sulla seconda via, quella che, quando applicata nella ripresa, ci ha regalato un secondo tempo da urlo dei suoi. Un po’ di coraggio è mancato. E, ancor più, potemmo dire che il City abbia fatto al Napoli quello che il Napoli da qualche tempo a questa parte fa a tutte le avversarie che incrocia in territorio italiano. Le costringe a pensare e a farlo in tempi ridotti all’osso. Reagire e ritornare in partita è stato una notevole prova di maturità.

Non serve una grande familiarità con i numeri per capirlo. Cosa sta accadendo ad Hamsik?

Perché il Napoli ha perso

Come certificato da Guardiola, il sistema di Sarri ha passato il tagliando. Se però il risultato sorride ai Citizens, è per una lunga serie di motivazioni. In primis, la forza degli inglesi, incontrati in quello che probabilmente andrà agli archivi come il loro miglior momento stagionale (le ultime tre passate dall’Etihad se ne erano andate con cinque gol di scarto al passivo, tra queste anche il Liverpool del decantato Klopp). Una forza d’urto incarnata dalla prestazione trabordante di un “totalitario” de Bruyne, emblema dei progressi stagionali del City e dell’evoluzione stessa del verbo “guardiolista”. Talento, forza e organizzazione che stridono al confronto dell’ormai sistematica balbuzie di Hamsik al momento del dunque (e non ci riferiamo solo al rigore in movimento...). Per non parlare di Mertens. O delle carenze della panchina stessa (è possibile competere su tre fronti se Maggio è ancora la tua seconda scelta da terzino destro?). Il Napoli ha perso anche per questo. Per carenze strutturali che poco hanno a che vedere con il lavoro di Sarri e solo in parte coincidono con le sue scelte di formazione. Perché il Napoli ha dimostrato di essere pronto a giocare a testa alta anche in Europa, ma anche di non poterlo fare sino in fondo. Al massimo dei propri mezzi e nel lungo periodo. La “bittersweet symphony” dell’Etihad è proprio questa.

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