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Juventus, il Tottenham non è solo Kane: i suoi tenori si chiamano Christian Eriksen e Dele Alli

Juve, il Tottenham non è solo Kane: i suoi tenori si chiamano Eriksen e Dele Alli

Il 12/02/2018 alle 19:00Aggiornato Il 12/02/2018 alle 21:28

Più europei, meno britannici: tra effetto Wembley e nuovi corsi, gli Spurs del "torinese" Pochettino sbarcano allo Stadium con il miglior centravanti d'Europa, Harry Kane 32/33, un magnifico interprete del calcio moderno come Eriksen e il talento purissimo di Dele Alli. Chiude il lucente quadro del tre-uno Tottenham un certo Son Heung-min... E i precedenti inglesi di Allegri e della Juve?

La notte prima del Tottenham è una vigilia di passione bianconera e chissà chi, degli ottimisti delle urne, crede ancora in un sorteggio fortunato. Certo che a dicembre, quando ha preso forma il tabellone delle migliori di Champions League, gli Spurs erano appena usciti da un mese e 4 giorni di Premier in bianco: un'apnea che, senza successi in campionato, aveva visto scivolare la squadra di Pochettino dal secondo al sesto posto.

Cosa cambia dal sorteggio alla vigilia di Champions

Così chi non mastica calcio britannico, e nemmeno noi, s’era spiegato quel primo posto di fine anno del Tottenham nel ranking UEFA (relativo alla stagione in corso) davanti alle spagnole e tutte le altre inglesi, al Bayern Monaco o alla Juventus. Pesava però quel bottino pieno di Champions League perché il Tottenham, designato vittima illustre del girone con Real Madrid e Borussia Dortmund, ha battuto tutti con una netta inversione di tendenza, rinunciando un anno prima a ogni ambizione europea per sfiorare (soltanto) il trionfo in Premier.

Harry Kane of Tottenham Hotspur applauds afterthe Premier League match between Tottenham Hotspur and Arsenal at Wembley Stadium on February 10, 2018

Harry Kane of Tottenham Hotspur applauds afterthe Premier League match between Tottenham Hotspur and Arsenal at Wembley Stadium on February 10, 2018Getty Images

Bloody Juve: quei maledetti precedenti inglesi

Pesano perfino i precedenti europei della Juventus con le inglesi, perché i bianconeri non vincono un doppio confronto d'oltremanica da oltre trent'anni: eliminati dal Manchester United in semifinale (1999), da Liverpool e Arsenal ai tempi di Capello, persino dal Fulham in Europa League. Correva l'anno 2010 e la Juve cadde a Craven Cottage: un anno dopo, per la prima volta agli ottavi di Champions, il Tottenham stoppa il Milan di Allegri tirando su un muro a San Siro dopo il big bang, ma contro l'Inter, di Gareth Bale.

Tottenham Hotspur's Welsh defender Gareth Bale (L) vies with Inter Milan's Brazilian defender Maicon (R) during their UEFA Champions League group A match against Inter Milan at White Hart Lane, in London, on November 2, 2010

Tottenham Hotspur's Welsh defender Gareth Bale (L) vies with Inter Milan's Brazilian defender Maicon (R) during their UEFA Champions League group A match against Inter Milan at White Hart Lane, in London, on November 2, 2010Getty Images

Effetto Wembley? Meno british, più europea

Meno britannica, più europea. Ciò detto, anche oltremanica il Tottenham non perde da 10 partite di campionato, ha appena vinto il replay di FA Cup contro il Newport - a proposito di “ricusa britannica”, a gennaio rischiarono di cadere nel fango gallese di Rodney Parade - e il North London Derby piegando l’Arsenal sotto l’arco di Wembley. Quarti in Premier con vista secondo posto, a -2 dal Liverpool e -4 dallo United, di un campionato già vinto dal Manchester City (+20!), gli undici di Pochettino sbarcano allo Juventus Stadium con il miglior centravanti d’Europa.

Eriksen-Alli-Son al servizio di Harry Kane

Lo dicono i numeri di Harry Kane, 32 reti in 33 partite stagionali, in concorso di merito del magnifico Christian Eriksen nel pieno della sua maturità calcistica e un diamantino grezzo, ma già capace di brillare come De Beers, come Dele Alli. Sì, proprio lui, quello che danza fra le linee come un 10, attacca come un 11, corre come un 8 e legge come un 6: materia di purezza calcistica nel solco di Scholes, Lampard, Gerrard, Beckham e gli altri cavalieri della tavola rotonda. Manca Son Heung-min nel lucente quadro di quel tre-uno offensivo che va tanto di moda: ala sinistra purosangue, dopo tanta palestra in Bundesliga fra Amburgo e Leverkusen, il coreano s’è consacrato oltremanica con un rendimento in doppia cifra.

Da Hidden London a North Stand: arco di trionfo o forche caudine

Il modulo di Pochettino, un 4-2-3-1 di qualità sopraffina, è allora capace di esprimere una straordinaria intensità offensiva, ma la difesa? Certo che senza il perno di Toby Alderweireld, fuori da novembre per una lesione muscolare, le cose non sono andate benissimo, però attenzione all’effetto Wembley dove il Tottenham non prende gol dal 4 gennaio. La transizione da White Hart Lane - così intimo tra il fascino discreto dalla Hidden London - alla mecca del calcio inglese non è stata facile per tifosi e squadra: ora che anche a Wembley The Spurs go marching in, che l’arco della North Stand non diventi una forca caudina.

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