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Niente VAR in Champions League: i veri motivi del no, una sconfitta del calcio

Niente VAR in Champions League: i veri motivi del no, una sconfitta del calcio

Il 15/03/2018 alle 22:00Aggiornato Il 15/03/2018 alle 23:01

Il presidente della UEFA ha bocciato, almeno per il momento, la tecnologia: la "confusione" è un pretesto e la decisione è un passo indietro per tutto il movimento. Intanto, UEFA e FIFA sono spaccate e Infantino si aspetta il via libera per i prossimi Mondiali...

La VAR è rimandata e la bocciatura arriva dall’alto. Nella Champions League 2018-2019 non verrà utilizzata e la conferma arriva direttamente dal presidente della UEFA, Aleksander Ceferin.

La prima ragione del no

La VAR non è presente in tutti i campionati europei quindi non tutti gli arbitri sarebbero in grado di applicarla in Champions. L’esempio lampante è la Liga che al momento ne è sprovvista, ma gli spagnoli non hanno nemmeno la Goal-Line Technology nella loro età della pietra calcistica. Sarebbe sufficiente un corso accelerato di VAR a chi non è abituato a usarla ogni settimana? Sì, ma la pratica sul campo ha una certa importanza.

Il vero motivo

Il freno principale, però, è un altro. I costi sono troppo elevati per alcune realtà del nostro continente che avrebbero difficoltà a fornire tutti gli strumenti per adottare la VAR. La provincia d’Europa, almeno nella fase a gironi, è una parte ancora consistente e non può essere ignorata. Questo è un limite meno superabile.

Uno strumento da migliorare

La “confusione” a cui fa riferimento Ceferin dunque è solo un pretesto. Nelle ultime settimane sono emersi anche in Italia parecchi problemi offuscando quanto di buono si era visto nei primi mesi di tecnologia. Bisognava dunque dire di sì alla VAR a prescindere? No, ma era necessario lavorare per arrivare a un risultato soddisfacente. Il problema non è lo strumento VAR, gli errori nascono da chi è in campo, da un protocollo rivedibile e da chi deve decidere davanti agli schermi: arbitri, uomini fallibili.

VAR Studio

VAR StudioLaPresse

La UEFA dice no, la FIFA dice sì

La confusione semmai è all’interno dei vertici calcistici internazionali. Se da una parte la UEFA dice di no, dall’altra Infantino, presidente della FIFA, spera in un via libera in vista dei prossimi Mondiali: il verdetto dell’IFAB dovrebbe arrivare il 3 marzo. Se la VAR dovesse essere introdotta in Russia con un esito positivo, la UEFA si pentirebbe di questa decisione?

Viktor Kassai Real Madrid-Bayern Monaco - Champions League 2016-2017

Viktor Kassai Real Madrid-Bayern Monaco - Champions League 2016-2017Getty Images

Perché è una sconfitta

La VAR non è perfetta, la sua applicazione deve essere migliorata, ma bocciarla oggi significa tornare indietro. Abbiamo intenzione di rispolverare gli addizionali, esperimento (questo sì) assolutamente fallimentare? Preferiamo assistere di nuovo ad arbitraggi come quello di Real Madrid-Bayern Monaco dei quarti di finale o di Barcellona-PSG degli ottavi dello scorso anno? Abbiamo bisogno di nuovi Ovrebo per cambiare idea? Evidentemente per qualcuno è meglio così. La VAR in Serie A ha corretto più di 60 decisioni errate e nella prossima stagione le principali federazioni europee la adotteranno. Rifiutarla oggi vuol dire preferire la Preistoria al futuro, fermarsi e bloccare gli sviluppi di uno strumento che alla lunga non può che garantire risultati più regolari, meno furbate, meno scorrettezze e soprattutto meno errori. Senza dubbio è più facile sbattere la porta in faccia al progresso che rimboccarsi le maniche, capire cosa non funziona e farne emergere il suo enorme potenziale per il bene del calcio.

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