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Bonucci, Pjanic, Dybala: la spina dorsale che ha tradito la Juventus contro l'Ajax

Bonucci, Pjanic, Dybala: la spina dorsale che ha tradito la Juventus contro l'Ajax

Il 17/04/2019 alle 18:50Aggiornato Il 17/04/2019 alle 18:58

Alla Juventus è venuta a mancare la spina dorsale della squadra e nelle falle della catena Bonucci-Pjanic-Dybala si possono facilmente riscontrare le pieghe della débâcle contro la sorprendente compagine di Erik ten Haag

" Quando arrivi a giocarti i quarti di finale devi avere tutti i giocatori a disposizione. Noi è un mese, un mese e mezzo che cerchiamo di recuperare giocatori per campionato e Champions. Anche con l'Atlético c'era una situazione di emergenza. Quando noi battemmo il Barcellona in casa a loro mancava Busquets. A noi mancavano quattro, cinque giocatori soprattutto per far rifiatare chi aveva giocato all'andata."

Lo ha sottolineato Massimiliano Allegri davanti ai microfoni e non si può ignorare questo frangente: all’Ajax sono stati regalati (su tutti) il lider maximo del reparto difensivo Giorgio Chiellini, autore sin qui della miglior stagione in carriera, la variabile spacca-partite Douglas Costa e il mastino dell’attacco Mario Mandkuzic (per quanto reduce da un periodo di ombre lunghe, chi non vorrebbe averlo con sé in battaglia?). Perdite sanguinose dal punto di vista tecnico ma ancor più da quello del carisma, il vero “X Factor” nelle notti europee da dentro e fuori. Eppure alla Juventus sostituti all’altezza non facevano certo difetto. Quantomeno sulla carta. Allora cosa è andato storto all’Allianz Stadium?

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Alla Juventus è venuta a mancare la spina dorsale della squadra e nelle falle della catena Bonucci-Pjanic-Dybala si possono facilmente riscontrare le pieghe della débâcle contro la sorprendente compagine di Erik ten Haag. Al netto delle valutazioni della singola partita di ieri sera, i tre giocatori top della Juventus hanno confermato i limiti di vecchia data che gli venivano imputati, specialmente di fronte ai palcoscenici più pregiati d’Europa. Leonardo Bonucci, orfano di Chiellini, sbanda vistosamente in marcatura e non è in grado di infondere sicurezze al compagno di reparto di turno, Miralem Pjanic – professore sui campi di Serie A e comunque uno degli ultimi a mollare ieri sera – contro squadre top che girano a mille fatica a compensare le lacune atletiche con la sua pronunciata tecnica, mentre Paulo Dybala è ormai ridotto a ombra di se stesso, lontano anni luce dall’implacabile attaccante capace di segnare 10 gol nelle prime sei giornate di campionato 2017/2018 oppure di rubare a scena a Messi nel quarto di finale della Champions ‘16/’17.

I bianconeri saranno costretti ora a leccarsi le ferite interrogandosi su ciò che è andato storto vanificando il sogno/ossessione Champions League. Il responso della notte torinese contraddistinta dall’eliminazione per mano dell’Ajax dei giovani talenti è cristallino: per vincere serve uno scatto mentale da parte di tutti, il solo Cristiano Ronaldo non poteva bastare per compiere l’ultimo step. L’apporto di CR7 è stato esemplare sia sul piano dei gol che su quello della personalità, ma attorno al fenomeno di Funchal – eccezion fatta per lo stoico Emre Can – giostravano interpreti troppo lontani dai loro picchi, nella notte che contava di più. Dov'era finita la ferocia agonistica messa in mostra contro l'Atletico? Dove la solerte applicazione al piano tattico? Il passo indietro nella campagna europea è sotto gli occhi di tutti: urgono approfondite analisi per soppesare le varie responsabilità; da Allegri in giù, tutti sotto esame.

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