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Le 5 verità che ci ha lasciato Atletico Madrid-Juventus: non è un problema di 'singoli'

Le 5 verità che ci ha lasciato Atletico Madrid-Juventus: non è un problema di 'singoli'

Il 21/02/2019 alle 07:58Aggiornato Il 21/02/2019 alle 10:13

Da Ronaldo che non segna più in Champions, passando per Mandzukic, De Sciglio e chi più ne ha più ne metta: quello della Juventus non è un problema di singoli, ma di produzione di gioco a livello offensivo. L'Atletico invece si conferma squadra imbattibile in casa nella fase a eliminazione diretta.

1. Juventus, il problema non è nei singoli: è nel gioco!

“Ronaldo deludente”, “De Sciglio imbarazzante”, “Eh ma mancava Khedira”, “Mandzukic non può fare il centravanti di questa Juventus” e via così. Al termine dei 90 minuti, che sia con i colleghi nella mura della sala stampa o tra i tifosi bianconeri in metropolitana, ognuno ha il proprio personale capro espiatorio. Un quadretto ben definito e tendenzialmente imputabile a un singolo. Eppure la prima evidente verità è tutto fuorché una questione di individualità. La caduta bianconera di Madrid è figlia di un aspetto sempre più chiaro: l’assenza di automatismi collettivi a livello offensivo. Una tesi che i più coraggiosi avevano evidenziato già da tempo esponendosi nella migliori delle ipotesi alle critiche (che diventavano nella peggiore sberleffi o accuse di faziosità), ma che al di là dei crudi numeri era già apparsa agli occhi più attenti. Serviva solo una squadra capace di smascherare la Juve e confutare il teorema; e non a caso è stata l’Atletico Madrid del Cholo Simeone, ovvero una delle migliori organizzazioni difensive d’Europa. Chiuso lo spazio sulle corsie esterne e con un trattamento speciale ai due singoli chiamati a dover sempre inventare qualcosa – Dybala e Ronaldo – la Juventus è uscita dal Wanda con 3 tiri in porta in 94 minuti. Pochino, se davanti hai alcuni tra i migliori interpreti del mondo.

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2. I giocatori fuori sistema non esistono più: non fa eccezione Ronaldo

Strettamente legato al primo concetto smascherato da Simeone, c’è il ‘caso’ Ronaldo, che improvvisamente ha smesso di segnare in Champions League. Un gol in 5 partite prima di ieri. Un gol in 6 con la disfatta del Wanda, dove CR7 ha giocato una delle partite più opache della sua carriera in Champions League. Tutto ciò, chiaramente, non è un caso. Mettendo a nudo le difficoltà offensive dalla Juventus, l’Atletico ha messo a nudo anche Ronaldo. Cristiano, come qualsiasi altro giocatore di questo calcio (quello contemporaneo), risponde alle logiche funzionali di un sistema. Funziona, in una squadra che funziona. Non funziona – va da se – in una squadra che non lo mette in condizione di poter funzionare. L’epoca dei Diego Maradona è finita da tempo. Atletico Madrid-Juventus è stato solo l’ultimo esempio. Così come l’Argentina, in estate, lo era stata per Leo Messi.

Cristiano Ronaldo

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3. L'Atletico Madrid in casa non si batte

Juventus esclusa, la terza grande verità della serata è più che altro una conferma: tra Vicente Calderon e Wanda Metropolitano, nella fase a eliminazione diretta della Champions League, in casa dell’Atletico Madrid non si passa. Imbattuto nelle ultime 13; un solo gol concesso nelle ultime 11. Quando il gioco si fa duro, l’Atleti si esalta. Così come sa fare il suo allenatore. La Juventus l’ha testato sulla propria pelle; e questo nonostante tanti sostenessero come i Colchoneros non fossero in un periodo di particolare forma. Lo è stata eccome, in forma, la squadra di Simeone. Evidentemente aspettava solo il momento giusto per poterlo mostrare a tutti. E il risultato finale, a oggi, è stato il più vincente dei piani di battaglia.

4. Delizia Griezmann: piedi sopraffini, 'Cholista' convinto

Al di là di Godin, capitano e simbolo di questo Atletico Madrid, la copertina, pur non segnando, se la prende anche Antoine Griezmann. Il francesino si conferma come un unicum del panorama europeo: giocatore dalla deliziosa tecnica di base; interprete convinto di quella religione che è il ‘Cholismo’. Nonostante il talento avrebbe potuto farne un giocatore forse ancor più incisivo in zona rete, di Griezmann impressionano in egual modo la capacità di mandare in porta di prima Diego Costa così come la rincorsa al minuto 92’ per chiudere sulla propria linea di fondo. Un adepto ormai votato alla causa. Con la Juventus una nuova conferma della sua fedeltà.

Antoine Griezmann

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5. C'è anche il blackout mentale: in Champions non è una novità per la Juve

Al di là di ogni discorso tattico già intrapreso, l’ultimo grosso segnale negativo della Juventus lasciato nella notte di Madrid è il blackout totale dell’ultima fase di gara. Un passaggio a vuoto mentale per certi versi molto simile a quello casalingo dello scorso anno contro il Real Madrid; o a quello di due anni prima nella finale di Cardiff. Quando va sotto in Champions, la Juventus, spegne la luce, obbligandosi poi a dover uscire da situazioni impossibili. Un segnale d’allarme da non sottovalutare. Dovesse riuscire infatti nella complicatissima impresa di ribaltare il risultato al ritorno, questo resta un altro punto su cui i bianconeri devono lavorare. Vista la forza collettiva dei singoli, infatti, la scarsa fiducia nei propri mezzi e nella propria capacità di rimetterla in piedi a gara in corso, è un deficit tanto evidente quanto difficile da spiegare.

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