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Solskjær torna al Camp Nou, teatro dell'impresa impossibile del Manchester United nel 1999

Solskjær torna al Camp Nou, teatro dell'impresa impossibile del Manchester United nel 1999

Il 16/04/2019 alle 14:24Aggiornato Il 16/04/2019 alle 14:43

Per l'allenatore norvegese è il primo ritorno ufficiale in assoluto nel tempio del calcio catalano da quella finalissima di Champions contro il Bayern Monaco decisa proprio da un suo gol a tempo scaduto nel maggio del 1999. Allo United questa sera serve un'altra impresa contro il Barcellona per ribaltare lo 0-1 dell'andata.

" Non possiamo pensare che il destino possa sempre aiutarci: è già accaduto 20 anni fa. La qualificazione dobbiamo costruirla. Tornare al Camp Nou mi emoziona molto, giocai su questo terreno solo nel 1999, in quella finale"

Inevitabile, per Ole Gunnar Solskjær, tornare sulla magica notte del 26 maggio 1999 alla vigilia del ritorno del quarto di finale tra Barcellona e Manchester United. Per il tecnico norvegese nonché “vecchia” gloria del Man-U si tratta del primo ritorno ufficiale in assoluto nel tempio del calcio catalano da quella finalissima di Champions contro il Bayern Monaco decisa proprio da un suo gol a tempo scaduto. Che gli sia di buon auspicio per confezionare un’altra rimonta di proporzioni storiche per i Red Devils?

"Football, Bloody Hell!"

Football, bloody hell! Così esclamò Sir Alex Ferguson a margine del fischio finale di Pierluigi Collina: un’espressione che da lì in poi avrebbe accompagnato tutta la sua carriera diventando in seguito il titolo di un documentario sulla traiettoria calcistica dell’allenatore scozzese. “Questo è il calcio, per la miseria”, frase più che mai azzeccata per descrivere la finale più incredibile della storia della Champions League sino ad allora (Istanbul 2005 l’avrebbe poi detronizzata, ma questa è un’altra storia). Eupalla quella sera si divertì come non mai infierendo oltremodo sul Bayern Monaco e per contro regalando una notte da sogno ai tifosi dello United: ma riavvolgiamo il nastro spostando indietro le lancette dell’orologio a quella tiepida serata catalana del maggio 1999.

Il film della partita

Che sarebbe stata una notte incantata lo si poteva intuire dal preambolo: a inaugurare la finale di Champions 1999 è infatti il duetto virtuale tra il soprano spagnolo Montserrat Caballé e il compianto Freddie Mercury sulle note di Barcelona. Pronti, via e il Bayern è già in vantaggio con la mortifera punizione radente di Mario Basler a sorprendere Schmeichel sul suo palo; la partita è apertissima ma le occasioni migliori se le procurano ancora i bavaresi, con il palo di Scholl dopo vellutato pallonetto dal limite e la clamorosa traversa sverniciata da Jancker in rovesciata. Quando ormai i tifosi del Bayern si preparano per la grande festa, succede l’imponderabile e nel recupero sono i giocatori gettati nella mischia a gara in corso da Ferguson ad autografare il ribaltone. Al 91esimo Sheringham corregge in rete un destro sporco dal limite di Giggs, al 93esimo è proprio Baby Face Solskjær a mettere il piattone sul corner arrotato di Beckham spizzato da Sheringham spedendo i diavoli rossi in paradiso. La diapositiva più emblematica é quella dei giocatori del Bayern incapaci di rialzarsi da terra dopo la rete del 2-1 con l’arbitro Collina a indicare l’orologio nel tentativo di far capire loro che mancava ancora qualche manciata di secondi alla fine della partita.

Fa bene l’attuale allenatore dello United a non appellarsi agli irripetibili fatti del 1999, ma intanto per seguire da vicino la squadra in Catalogna è volato anche Sir Alex Ferguson; insomma, i Red Devils non ce la raccontano giusta, dopotutto l’elettrica aria di Barcellona può far sì che le cose più incredibili accadano. Lo insegna la storia della Champions League.

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