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VAR in Europa, si parte! L'obiettivo è cercare quella trasparenza scomoda alle "solite big"

VAR in Europa, si parte! L'obiettivo è cercare quella trasparenza scomoda alle "solite big"

Il 12/02/2019 alle 10:59Aggiornato Il 12/02/2019 alle 11:33

Con gli ottavi di finale dell'edizione 2018-2019 si apre anche l'era della tecnologia dove più era stata osteggiata: come verrà affrontata la rivoluzione? Cosa resta immutato e cosa cambia? Potremo finalmente dire addio agli errori macroscopici che hanno macchiato alcuni verdetti?

Finalmente. È questo avverbio che configura il ritorno della competizione europea più importante a livello di club e l’introduzione della tecnologia a partire dagli ottavi di finale. L’edizione della Champions League 2018-2019 sarà ricordata come quella delle novità: VAR, strumento che noi italiani conosciamo bene essendone stati i precursori, operativa da qui alla finale di Madrid, quarta sostituzione in caso di tempi supplementari e nessun vincolo per i calciatori che hanno già giocato in una competizione europea con un’altra maglia. Nella riunione di Dublino, il comitato esecutivo della UEFA aveva stabilito di estendere la VAR anche alla finale dell'Europa League 2019, alle finali della Nations League 2019, alla fase finale del Campionato Europeo Under 21 del 2019 e alle future competizioni sia a livello di club che di nazionali. Tra i primi a inaugurarla ci sarà il nostro Massimiliano Irrati in aiuto a Orsato nella direzione di Manchester United-PSG.

Cosa resta immutato

Tra queste l’innovazione più importante è sicuramente quella legata alla tecnologia che verrà introdotta così come abbiamo imparato ad apprezzarla inizialmente e a contestarla soprattutto dopo la modifica del protocollo da parte dell’IFAB prima della stagione attualmente in corso. Non ci sarà una sala video centralizzata come ai Mondiali del 2018, ma una squadra composta da un video assistente arbitrale (VAR), un suo assistente (AVAR) e due operatori video in ogni stadio.

VAR 2019

VAR 2019Getty Images

Cosa cambia

Il procedimento è sempre il solito. Si interviene solo in caso di chiari ed evidenti errori da parte dell’arbitro, relativi a quattro situazioni di gioco: gol, rigori, rossi diretti e scambi d’identità. Per le decisioni “fattuali” (come il fuorigioco o i falli dentro o fuori dall’area di rigore), l’addetto Var può semplicemente informare l’arbitro di tali fatti e la revisione in campo non è necessaria, ma è sempre il direttore di gara che prende la decisione finale. Rispetto a quello a cui siamo abituati, cambierà qualcosa a livello di comunicazione: durante il processo di revisione in campo, i telespettatori verranno informati in diretta dai commentatori e dalle emittenti attraverso grafiche. Inoltre, ci sarà una grafica mostrata sugli schermi degli stadi per consentire ai tifosi di capire quale decisione sia stata presa in tempo reale.

" Abbiamo tenuto diversi corsi di aggiornamento negli ultimi mesi con i nostri migliori arbitri e questi hanno accolto sempre con favore qualsiasi iniziativa che li possa aiutare nel prendere le decisioni giuste. Test tecnologici e una formazione specifica. La VAR non è perfetta ma aiuterà gli arbitri a prendere decisioni corrette. La precisione è sicuramente più importante della velocità. Tuttavia il tempo conta e vogliamo rendere le revisioni il più efficienti possibili [Roberto Rosetti, responsabile del settore arbitrale UEFA]"

Obiettivo trasparenza

Insomma, l’obiettivo è garantire la trasparenza o almeno provarci il più possibile. Il successo riscontrato nei test tecnologici e durante la formazione degli arbitri negli ultimi mesi ha, infatti, anticipato l’introduzione della VAR di sette mesi nonostante la resistenza del presidente della UEFA, Aleksander Ceferin, che si è sempre nascosto dietro il caos regolamentare e i costi elevati per metterla a disposizione in tutti gli impianti. Nei principali campionati europei il suo utilizzo è ormai parte integrante del gioco eccetto in Premier League. Se in Inghilterra la questione è di natura prevalentemente filosofica, in Spagna sono un po' perplessi in merito a questa rivoluzione in corso, come si può intuire dalla prima pagina di AS.

Ovrebo, Kassai e soci: addio alle sviste clamorose?

Viene da pensare che per alcune big storiche fosse vantaggioso mantenere lo status quo per esercitare il loro potere mediatico (e non) sulla classe arbitrale: questione di sudditanza che in certi stadi e di fronte a certe società blasonate è sempre stata un fattore. Non si arriverà alla perfezione – e lo sappiamo bene – ma eliminare gli errori macroscopici sarebbe già un grande passo avanti: non è passato molto tempo da Manchester City-Shakthar di questa stagione, da Real Madrid-Bayern Monaco o Barcellona-PSG del 2017 e dei nuovi Ovrebo non sentiamo certo la mancanza. Sarà interessante capire come verrà digerita la nuova era tra le alte sfere, ma ben venga il primo passo verso un'idea di giustizia.

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