Chi è Tavecchio, il “non giovane” che vuole la presidenza FIGC

Chi è Tavecchio, il “non giovane” che vuole la presidenza FIGC

Il 02/07/2014 alle 18:51Aggiornato

(Foto AP/LaPresse)

Compirà 71 anni fra una decina di giorni e da 27 anni ricopre incarichi, di vario titolo, all’interno della Lega Nazionale Dilettanti, guai però a dire a Carlo Tavecchio che è un dirigente vecchio, inadatto a guidare la Federcalcio in questo momento in cui c’è da avviare quella rivoluzione necessaria per risollevare un movimento in gravissima difficoltà.

Presidente della LND dal 1999 a oggi, Tavecchio è il personaggio più chiacchierato degli ultimi giorni, visto che, al momento, è il vero grande favorito per cogliere l’eredità pesante di Giancarlo Abete e diventare il nuovo numero uno della Figc fino al 2016. Bacchettato da Barbara Berlusconi, che vorrebbe 40enni preparati al comando del governo del calcio invece dei soliti dirigenti attempati che hanno contribuito allo stato delle cose, il dues ex machina del calcio dilettantistico ha subito risposto per le rime a Lady B e a tutti coloro che lo considerano semplicemente l’uomo sbagliato in questo momento così delicato in cui il calcio necessità di riforme. Decisionista e ambizioso proviamo a tracciare un identikit del, salvo incredibili ripensamenti, candidato alla presidenza della Figc.

SINDACO E PATRON A PONTE LAMBRO – Nato a Ponte Lambro (provincia di Como) il 13 luglio 1943, Carlo Tavecchio si è diplomato in ragioneria e prima di entrare nel calcio ha lavorato a lungo in banca riuscendo ad arrivare a diventare dirigente della Banca di Credito Cooperativo - Alta Brianza. Esponente della Democrazia Cristiana nel 1976, a soli 33 anni, diventa sindaco di Ponte Lambro, incarico svolto consecutivamente fino al 1995 e durato ben quattro mandati. Grande appassionato di calcio, Tavecchio nel 1974 è uno dei fondatori della Polisportiva di Ponte Lambro e per 16 anni ricopre anche l’incarico di presidente della Pontelambrese (società del paese di nascita che sotto la sua gestione è riuscita ad issarsi sino alla prima categoria) iniziando ad avvicinarsi al mondo del calcio dilettantistico e iniziando la sua scalata inesorabile verso la presidenza della LND.

(Foto AP/LaPresse)

LA SCALATA NELLA LND - Il primo incarico che ricopre in ambito sportivo è dal 1987 al 1992 è quello di Consigliere del Comitato Regionale Lombardia, dal 1992 al 1996 viene eletto vicepresidente della LND nel 1996 viene eletto Presidente del Comitato Regionale Lombardia della Figc mentre il 29 maggio 1999 vince le elezioni e diventa presidente della Lega Nazionale Dilettanti, incarico che svolge tutt’ora che di anni ne sono passati 15 insieme a quello di vicepresidente vicario della Figc (dal 2009). Tavecchio ereditò una situazione sconfortante, dopo le dimissioni dell’ex presidente Elio Giulivi in seguito allo scandalo dei due referti compilati dall’arbitro Marrazzo per la sfida Rieti-Pomezia che alterarono il risultato della schedina del Totogol e le relative vincite, e decise di ridurre del 10% la tassa di iscrizione ai campionati, riuscendo ad attrarre sponsorizzazioni di prestigio con banche, fornitori e colossi come Enel e Ina. 15 anni dopo la LND è diventata il motore economico della Federcalcio e, come ha sottolineato lo stesso Tavecchio in un incontro del 30 settembre 2013 a Bologna, “una realtà capace di produrre 700 milioni di euro di fatturato per le aziende italiane che può contare su un milione e 300.000 tesserati e dal 2001 ad oggi ha realizzato oltre 2000 impianti”.

IL SINTETICO E QUEI MALIZIOSI DUBBI… - “In Italia il sintetico l’ho portato io con un po’ di fortuna, prima nel nostro paese era completamente assente sotto il punto di vista impiantistico” ha dichiarato Tavecchio in una lunga intervista rilasciata a Professione Calcio nel settembre del 2011. Il presidente della LND ha compreso per primo che l' erba artificiale sarebbe stata la “risorsa” del calcio italiano e già 13 anni fa ha varato il primo campo in erba artificiale omologato. Questi traguardi hanno portato Tavecchio a essere nominato esperto in materia di problematiche riferite al calcio dilettantistico e giovanile e ai campi in erba artificiale nel biennio 2002/2004, mentre poi dal 2007 è stato designato dall’Uefa come membro effettivo della Commissione per il calcio dilettantistico e giovanile. La questione dei campi sintetici, però, ha dato adito anche a dei dubbi su cui hanno indagato nel 2011 sia Repubblica che le telecamere di Report, puntando il dito sull’omologazione di questi campi visto che a capo della commissione per gli impianti sportivi in erba sintetica c’è l’ingegnere Antonio Armeni, padre di Roberto Armeni, uno socio di minoranza della Labosport srl, società che dal 2002 omologa e certifica tutti i terreni in erba sintetica. A queste insinuazioni di scarsa “concorrenza” Tavecchio, nella già citata intervista del settembre 2011 a Professione calcio, si è difeso spiegando che la Laborsport è stata l’unica società in europa che ha accettato di fare tali omologazione tra le svariate contattate ed ha invitato i giornalisti a scandalizzarsi allo stesso modo per tutti i padri e figli che nei ministeri, in Rai, in federazione e nella cosa pubblica hanno degli incarichi.

(Foto AP/LaPresse)

L’INTERROGAZIONE “RITIRATA” DI LABOCCETTA – Tanti siti e diversi detrattori hanno ripreso in questi giorni anche l’interrogazione che il deputato del Pdl Amedeo Laboccetta fece nell’ottobre 2010 e nella quale attaccò Tavecchio, rivelando 5 diverse condanne penali superiori a un anno e tre mesi (dalla falsità in titolo di credito continuato in concorso all’abuso d’ufficio) oltre a multe e ammende per oltre 7.000 euro. Secondo l’art. 29 dello statuto della FIGC, chiunque ha riportato condanne penali superiori ad un anno non può ricoprire incarichi nell’ambito della federazione e dunque Tavecchio sarebbe stato ineleggibile. L’ex sindaco di Ponte Lambro però ha sempre respinto al mittente le accuse spiegando che l’interrogazione di Laboccetta non è mai andata a protocollo e fu ritirata immediatamente dal deputato. Secondo Tavecchio gli attacchi continui sono frutto anche delle bocciature a tanti progetti e soggetti che cercavano di arricchirsi e risolvere i loro problemi sulle spalle della LND.

LA LOTTA AI VIOLENTI – Sviscerate tutte le controversie e il percorso di Tavecchio (che tra le altre cose è stato consulente del Ministero dell’Economia per le problematiche di natura fiscale e tributaria riguardo alla sfera dell’attività sportiva dilettantistica e componente della Commissione Ministeriale, presso il Ministero della Salute, per le problematiche dell’impiantistica nazionale) entriamo un po’ nel merito dei programmi. Se in questi giorni, oltre alla presunta alleanza con Lega Pro e oltre metà delle squadre di A che gli garantirebbe oltre il 51% dei consensi, il concetto che Tavecchio ha più volte ripetuto è la necessità di ricreare una cantera di tecnici come negli anni ’60 con Valcereggi, Bearzot e Vicini, la volontà di non spendere cifre folli per il futuro ct della Nazionale maggiore e la necessità di puntare maggiormente sui giovani italiani interessanti. C’è però un altro punto che esula dalla Nazionale ma non va sottovalutato ed è l’annoso problema sulla violenza ultras e sulla necessità di estirpare le connivenze fra squadre e la parte più oltranzista del sito. Tavecchio all’indomani dei tristi scontri pre Napoli-Fiorentina all’Olimpico ha provato a dare la sua soluzione a questo problema: “Questo paese ha bisogno di assumersi le proprie responsabilità. La mia opinione è che vadano tolte le barriere protettive negli stadi di calcio.Bisogna introdurre misure più rigide ed avere maggiori garanzie di pena”. Parole condivisibili che chissà se riuscirà a provare a mettere in pratica tra qualche settimana nei panni di presidente federale.

di Stefano DOLCI (twitter @stefano_dolci)

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