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Common Goal, l'appello rivoluzionario di Mata: "Doniamo l'1% dell'ingaggio in beneficenza"

Common Goal, l'appello rivoluzionario di Mata: "Doniamo l'1% dell'ingaggio in beneficenza"

Il 05/08/2017 alle 11:38Aggiornato Il 05/08/2017 alle 11:46

Common Goal è il nuovo progetto di Mata destinato ad avere un impatto profondo nel sistema calcio: devolvere l'1% del proprio ingaggio in beneficenza è la linea tracciata dal calciatore del Manchester United, che ora invita i colleghi a imitarlo.

Si chiama Common Goal ed è il nuovo progetto del fantasista del Manchester United e della nazionale spagnola Juan Mata. L’idea è tanto semplice quanto rivoluzionaria, specialmente qualora fosse recepita dai colleghi del calciatore asturiano: donare l’1% dello stipendio a favore di organizzazione benefiche impegnate per promuovere il calcio a tutte le latitudini. Idea semplice ma tangibile e concreta, perché Common Goal altro non è che un fondo comune gestito dall’Organizzazione Non Governativa streetfootballworld.

" Ho chiesto ai miei colleghi professionisti di un unirsi a me per formare una formazione-tipo iniziale di Common Goal costituita da 11 giocatori. Insieme possiamo creare un movimento basato sulla condivisione di valori che può diventare parte integrante dell’intero sistema calcio. "

“Valori” è la parola chiave dell’appello di Juan Mata: già, proprio quei “valori” messi a repentaglio all’attuale congiuntura. Difficile, per rilevanza della notizia e per concomitanza temporale con l'affaire Neymar, non assimilare la lodevole iniziativa di Mata a un ultimo avamposto a difesa dei valori più genuini che il gioco più bello al mondo dovrebbe veicolare. Mentre il Dio danaro sta cambiando per sempre la mappa globale del calcio, rivoluzionando gerarchie e cancellando identità, progetti come quello del calciatore spagnolo riescono ancora nella titanica impresa di ricondurre il gioco alla sua essenza.

È lo stesso Mata a raccontare la genesi di Common Goal in un toccante articolo firmato di proprio pugno per l'apprezzato portale statunitense Player’s Tribune:

" Ho pensato a tutto quello che il calcio mi ha dato. Ho pensato a quale poteva essere il mio lascito. Sapevo di essere stato fortunato per aver avuto le opportunità che ho avuto – e che non tutti possono contare su una famiglia come la mia. E anche se ho già avuto modo di collaborare con organizzazioni benefiche, sapevo di aver voglia di fare qualcosa di più. Voglio essere sicuro che altri ragazzi ottengano le chance che ho avuto io. "

Che non si tratti del classico profilo del calciatore d’alto borgo era già facilmente intuibile, l’articolo non fa altro che certificarlo. Il primo autografo Mata lo ha firmato a 13 anni, ma non in quanto ragazzo prodigio del calcio bensì da fenomeno delle risposte a domande di cultura generale. La prima epifania sorprese invece il calciatore di Oviedo a margine della conquista della Champions League con il suo Chelsea, nell'indicabile serata di Monaco di Baviera:

" Mentre stavamo festeggiando mi sono guardato attorno e ho visto la bellezza del calcio. Un portiere della Repubblica Ceca, un difensore dalla Serbia, un altro proveniente dal Brasile. Centrocampisti ghanesi, nigeriani, portoghesi, spagnoli e inglesi. E, ovviamente, un incredibile attaccante della Costa d’Avorio. Provenivamo da ogni angolo del pianeta, da situazioni diverse, e parlavamo tante lingue diverse. Qualcuno era cresciuto in tempi di guerra, altri in completa povertà. Ma eravamo tutti là, uniti in Germania come Campioni d’Europa. Il modo in cui ci siamo ritrovati da tutti le parti del mondo per lavorare a un comune obiettivo per me valeva più del trofeo in sé. Per me, una cosa del genere poteva cambiare il mondo"

E così nacque Common Goal, il comune obiettivo di cui sopra. Mentre ci preoccupiamo per il futuro del nostro amato pallone, ci scandalizziamo per le cifre dell’affare Neymar dopo esserci scandalizzati per i Mondiali qatarini in inverno e più in generale per le diavolerie del duepuntozero, possiamo (ancora) sorridere per questo ambasciatore del calcio che vorremmo, un anti-Neymar in grado di mettere nero su bianco un sogno e rivolgere un appello che ci rifiutiamo di credere che non verrà recepito.

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