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La storia dei Mondiali: 1990

La storia dei Mondiali: 1990
Di Eurosport

Il 04/06/2006 alle 11:29Aggiornato

Continua la nostra carrellata sulle precedenti edizioni dei Mondiali. Tocca alla quattordicesima, quella di Italia '90.

Nel 1984 la Fifa assegna all"Italia l"organizzazione dei Mondiali del 1990, i quattordicesimi della storia. Dopo 56 anni il nostro Paese torna così a ospitare una fase finale della più importante competizione calcistica. Le nostre speranze sono riposte sulla giovane Nazionale allenata da Azeglio Vicini, subentrato a Enzo Bearzot sulla panchina azzurra dopo i Mondiali del Messico. L"8 giugno a San Siro si gioca il match inaugurale tra l"Argentina campione del mondo in carica e il Camerun e a sorpresa sono gli africani a vincere grazie a un gol di Omam Biyik (e a una papera del portiere argentino Pumpido) a metà del secondo tempo. Il giorno dopo all"Olimpico di Roma tocca all"Italia che contro l"Austria domina ma non riesce a segnare. Poi, a metà del secondo tempo, l"attaccante della Juventus Totò Schillaci sostituisce quello del Napoli Carnevale e dopo due minuti Vialli crossa dalla destra proprio per Schillaci che di testa insacca il gol della vittoria.

Nel nostro girone ci sono anche Cecoslovacchia e Stati Uniti che si affrontano a Firenze e sono i cecoslovacchi a vincere, anzi, a stravincere, per 5-1 trascinati dal futuro genoano Skuhravy. Nella seconda partita gli azzurri giocano proprio contro gli Stati Uniti e vincono ancora per 1-0, gol di Giannini dopo 11 minuti, faticando però moltissimo e sprecando anche un rigore con Vialli. Anche la Cecoslovacchia supera 1-0 l'Austria e allora diventa decisivo per il primo posto nel gruppo A, con Italia e Cecoslovacchia già qualificate per gli ottavi di finale, l'ultimo incontro, fondamentale anche per rimanere all'Olimpico dove i nostri hanno disputato tutto il girone. Vicini lascia fuori Vialli e Carnevale (che ha mandato a quel paese il ct per essere stato sostituito nel match con gli Stati Uniti) per Schillaci e Baggio ed è la mossa vincente. Gli azzurri danno spettacolo, Totò segna dopo nove minuti, Roby raddoppia al 79' con un gol "alla Maradona" partendo da centrocampo e facendo fuori mezza squadra avversaria prima di battere a rete. Indimenticabili gli occhi spiritati e increduli di Schillaci cui l'arbitro nega un evidente rigore.

Per quanto riguarda gli altri gironi, nel B l'Argentina si qualifica da ripescata dietro a Camerun e Romania battendo l'Unione Sovietica 2-0 e pareggiando poi coi romeni 1-1 mentre il Camerun, dopo aver superato anche la Romania con una doppietta del 38enne Milla, si fa strapazzare per 4-0 dai sovietici. Nel gruppo C a punteggio pieno ma senza convincere troppo il Brasile (2-1 alla Svezia, 1-0 alla Costa Rica di Milutinovic seconda nel girone e qualificata, 1-0 alla Scozia). Nel gruppo D dominio della Germania: 4-1 alla Jugoslavia, che passa con lei, 5-1 agli Emirati Arabi Uniti e generoso 1-1 alla Colombia che può così essere ripescata. Nel gruppo E passano Spagna, Belgio e Uruguay, eliminata la Corea del Sud, infine nel gruppo F vanno avanti Inghilterra, Irlanda e Olanda, l'Egitto rimane a casa.

Ottavi di finale. L'Italia, ancora con Baggio e Schillaci in avanti, affronta un Uruguay più cattivo che mai, la partita non si sblocca per più di un'ora, poi a decidere è ancora Totò, nel finale raddoppia con il classico del suo repertorio, il colpo di testa, Aldone Serena subentrato a Berti. Al Delle Alpi di Torino la classicissima tra Argentina e Brasile finisce 1-0 per i biancocelesti con gol di Caniggia a nove minuti dalla fine dopo che la Selecao ha dominato senza riuscire a concretizzare. La partita clou degli ottavi è però quella di San Siro tra Germania e Olanda, una sorta di derby tra interisti tedeschi e milanisti olandesi, e dopo un primo tempo senza gol è la Germania a prevalere con due reti dei nerazzurri Klinsmann e Brehme, inutile il rigore quasi allo scadere di "Rambo" Koeman. Espulsi Rijkaard e Voeller con l'olandese del Milan che sputa addosso all'avversario: uno dei pochi momenti di perdita di controllo del rossonero in una carriera altrimenti esemplare. Il Camerun elimina la Colombia per 2-1 grazie a una doppietta dello straordinario Milla nei supplementari, la Cecoslovacca (tripletta di Skuhravy) travolge la Costa Rica per 4-1, l'Irlanda butta fuori ai rigori la Romania, la Jugoslavia batte 2-1 una Spagna che si conferma perdente, infine l'Inghilterra, con un gol di Platt all'ultimo minuto dei supplementari, fa fuori il Belgio.

Quarti di finale. Gli azzurri, ancora all'Olimpico, incontrano l'Irlanda ed è nuovamente il prodigioso Schillaci, dopo 38 minuti, a decidere le sorti dell'incontro. Totò colpisce anche una traversa e gli viene fischiato un fuorigioco inesistente. L'Argentina è di nuovo fortunata: la Jugoslavia la sovrasta ma non segna, si va ai calci di rigore e Goycoechea, nuovo portiere titolare dei campioni del mondo, para due penalty e qualifica i suoi. Un rigore di Matthaeus fa gioire la Germania e piangere la Cecoslovacchia, infine l'Inghilterra piega 3-2 ai supplementari il Camerun al termine di una partita al cardiopalma e caratterizzata da tre rigori, uno per gli africani e due per gli inglesi, quello del 2-2 all'83' e del 3-2 al 105', entrambi trasformati da Gary Lineker.

Semifinali. L'Italia abbandona l'Olimpico per il San Paolo. L'avversario, per il quinto Mondiale consecutivo, è l'Argentina di Maradona che a Napoli è un idolo assoluto e difatti molta parte dello stadio si schiera a favore degli argentini. Vicini lascia incredibilmente fuori Baggio per far di nuovo posto a Vialli che alla vigilia si lascia andare a un bellicoso "quando il gioco si fa duro i duri cominciano a giocare". Ma il sampdoriano gioca una delle peggiori partite della sua carriera e verrà sostituito da Serena. Al 17' è Schillaci, ancora lui, a portarci in vantaggio, ma l'Argentina, favorita anche dall'arbitro francese Vautrot che ne permette il gioco duro sui nostri, tiene e al 67' pareggia: cross di Olarticoechea non contrastato da Bergomi, Zenga sbaglia l'uscita e Caniggia insacca di testa per la gioia di mezzo San Paolo. E' il primo gol subito dalla nostra nazionale in questo Mondiale ma è un gol che costa carissimo. Si va ai supplementari e nemmeno l'entrata di Baggio per Giannini sblocca la situazione. Vautrot si decide finalmente a espellere uno degli argentini, Giusti, poi perde definitivamente la testa fischiando la fine del primo supplementare dopo ben otto minuti di recupero. Quand'è il momento dei rigori entra in scena nuovamente Goycoechea che para i tiri di Donadoni e Serena, mentre Zenga non ne neutralizza nemmeno mezzo.

L'Italia esce così nel modo più amaro da un Mondiale che poteva e doveva vincere. Va detto però che nessuna squadra ospitante di un Mondiale è stata mai sfavorita dagli arbitraggi come lo fu quell'anno quella azzurra, che per giunta al San Paolo, per una cieca passione per il nostro più grande avversario, incredibilmente non poté avere l'appoggio dell'intero stadio. Anche nell'altra semifinale tra Germania e Inghilterra si va ai rigori. Nei regolamentari segnano prima Brehme e poi Lineker, poi gli inglesi sbagliano due tiri dal dischetto e i tedeschi possono giocarsi così la rivincita con l'Argentina a quattro anni di distanza dalla finale perduta in Messico. L'Italia si gioca a Bari la finale per il terzo posto contro l'Inghilterra. La coppia d'attacco (Schillaci-Baggio) e il supporto dei tifosi tornano quelli di prima dell'Argentina e gli azzurri giocano bene ma vincono 2-1 con un gol di Baggio in fuorigioco e un rigore di Schillaci che si laurea capocannoniere con sei reti. Gli aiuti arbitrali sono arrivati quando non contavano più.

L'8 luglio è il giorno della finalissima dell'Olimpico. Gli spettatori scaricano la rabbia per la mancata vittoria dell'Italia fischiando ignobilmente l'inno argentino e Maradona risponde altrettanto "signorilmente" gridando in diretta tv "hijos de puta", figli di puttana. La partita è bruttissima e viene decisa da un rigore assegnato dal messicano Codesal a sei minuti dalla fine per un inesistente fallo di Sensini su Voeller. Sul dischetto va Brehme che non sbaglia malgrado il "pararigori" Goycoechea. L'Argentina finisce in nove (espulsi Monzon e Dezotti), per la Germania è il tripudio e il terzo titolo mondiale della sua storia.

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