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Dino Fava Passaro bomber inossidabile, a 41 anni ha trascinato a suon di gol in Serie D il Savoia

Dino Fava Passaro bomber inossidabile, a 41 anni ha trascinato a suon di gol in Serie D il Savoia

Il 21/03/2018 alle 16:37Aggiornato Il 21/03/2018 alle 17:47

Nonostante i 41 anni, Dino Fava, ex attaccante di Udinese, Treviso, Bologna, Triestina e Salernitana, continua a giocare, segnare e togliersi soddisfazioni in Eccellenza campana. Dopo aver riportato in Serie D il Portici l'anno scorso, il bomber di Formia si è ripetuto trascinando il Savoia alla promozione con 4 giornate d'anticipo. E l'intenzione sembra quella di continuare a giocare...

"40 sono i nuovi 20” è il titolo di una commedia romantica americana, uscita nei cinema italiani nello scorso mese d’ottobre, interpretata dall’attrice premio Oscar Reese Witherspoon e che racconta la storia di una mamma divorziata, con due figlie, che cambia radicalmente vita spalancando le porte della sua casa a tre giovani artisti in cerca di fortuna a Hollywood. Nel calcio a 40 anni di solito, più che freschi e in forze come dei ventenni, si inizia a fare i conti con tutti gli acciacchi dell’età e a pianificare un futuro senza gli scarpini bullonati ai piedi. C’è però anche chi se ne infischia degli acciacchi e si fa beffe dell’età, calciatori inossidabili come Dino Fava Passaro – ex attaccante di Udinese, Triestina, Treviso, Bologna e Salernitana con oltre 100 gol fra i professionisti – che a 41 anni suonati continua a divertirsi, segnare e soprattutto a fare incetta di campionati e titoli nell’Eccellenza campana.

Dopo aver, nella passata stagione, trascinato con 15 reti il Portici alla promozione in Serie D e alla vittoria della Coppa Italia di Eccellenza, il centravanti nativo di Formia ha concesso il bis quest’anno col Savoia, glorioso club di Torre Annunziata, che domenica scorsa ha matematicamente festeggiato la vittoria del campionato con 4 giornate d’anticipo e il ritorno fra i Dilettanti, tre anni dopo il fallimento e una tribolata ripartenza. Fava, che un mese fa insieme ai compagni aveva già festeggiato la conquista della Coppa Italia Dilettanti sconfiggendo in finale ai rigori il Nola, ha vissuto questo doppio exploit indossando i panni del leader ed onorando al meglio la fiducia del club: “A vincere i campionati, anche a questa età non ci si stanca mai, anzi devo dire che ho provato le stesse sensazioni e lo stesso gusto di quando giocavo in A o in B – scherza Fava ai nostri microfoni – il girone A d’Eccellenza campana mai come quest’anno era ricco di squadre potenzialmente insidiose e che puntavano al primo posto ma il Savoia, dopo un’iniziale periodo di assestamento, è stata nettamente la squadra più forte. Il dominio è stato netto e domenica contro la Frattese è stato emozionante vedere più di 3000 persone di Torre Annunziata invadere le tribune dello stadio e festeggiare con noi questo traguardo importante che deve rappresentare un punto di partenza per una piazza che per passione e trasporto emotivo merita ancora di più”.

I numeri del Savoia 2017-2018

  • 71 punti in 26 giornate (media punti 2,73 punti)
  • 14 punti di vantaggio sulla seconda in classifica, Vis Afragolese
  • 73 gol fatti (miglior attacco dell'Eccellenza girone A campana)
  • 14 gol subiti (miglior difesa dell'Eccellenza girone A campana)
  • 13 le vittorie di fila ottenute fra il 10 novembre e il 18 febbraio

Capitano mio capitano

Sbarcato in estate a Torre Annunziata, l’esperto tecnico Franco Fabiano ha affidato sin dalle prime uscite la fascia di capitano a Fava che, pur se frenato da qualche acciacco muscolare negli ultimi mesi di campionato, ha sempre onorato alla grande questa carica dando l’esempio in allenamento, mettendo al servizio di giovani e veterani la sua grande esperienza e soprattutto segnando 19 gol molto pesanti (11 in Coppa Italia e 8 in campionato) che hanno avuto un peso specifico rilevante nella straordinaria annata dei bianchi: “Col pubblico torrese si è subito creato un feeling meraviglioso. Sin dal primo giorno mi hanno dedicato cori ed applausi, dimostrandomi stima ed affetto incondizionati. Per questo il primo pensiero che ho avuto domenica è stato quello di scavalcare le transenne ed andare a festeggiare in mezzo ai fedelissimi”. Al fischio finale Fava ci ha tenuto soprattutto a mantenere una promessa a Roberto, tifoso storico della formazione oplontina che da cinque anni a questa parte per onorare e ricordare la memoria del figlio Fabio Montuori (ultras del Savoia scomparso cinque anni fa a causa di una leucemia, ndr) presenzia ad ogni partita casalinga ed esterna della squadra campana sventolando il bandierone che apparteneva al figlio: “Avevo promesso a questo tifoso che se la stagione si sarebbe conclusa con la vittoria del campionato, sarei corso in tribuna e avrei sventolato la bandiera insieme a lui. Sono contento di essere riuscito a mantenere questa promessa e aver regalato, insieme ai miei compagni e a tutta la squadra, una grande gioia e una splendida emozione”.

Conquistata la seconda promozione in Serie D consecutiva, Fava non sa ancora se vestirà la maglia del Savoia anche nella prossima stagione oppure no, di certo non sembra intenzionato a dire basta: “Ogni anno con l’arrivo della primavera, inizio a chiedermi cosa fare della mia vita. Ragiono sull’eventualità di fondare una scuola calcio tutta mia e sull’utilità di frequentare un corso da allenatore… Poi però mi rendo conto che non sono ancora pronto a lasciare davvero il calcio giocato. La realtà è che mi diverto ancora troppo in campo e quando ho il pallone tra i piedi provo gli stessi brividi e le stesse sensazioni piacevoli che provavo quando ero un bambino. L’allenamento, l’atmosfera nello spogliatoio, la fatica, il prepartita sono tutte cose che, pur a distanza di 20 anni, mi esaltano e mi fanno passare sopra alla fatica e agli inevitabili acciacchi dovuti all’età. I sacrifici non mi pesano e - anche se molta gente può non credermi - la serietà la cura dei dettagli e l’impegno che metto nella preparazione e nel lavoro settimanale sono esattamente identiche a quelle che mettevo quando giocavo in Serie A. Questo amore innato e immenso per il pallone mi impediscono di mollare e mi fanno dire che in fondo l’ora di dire addio al calcio giocato non è ancora giunta…”.

Dino Fava, Alessandro Pierini, Udinese 2003, LaPresse

Dino Fava, Alessandro Pierini, Udinese 2003, LaPresseLaPresse

Amarcord Serie A e quella sliding door chiamata Treviso

Al momento, insomma, Fava non lascia ma anzi è pronto a proseguire la sua sterminata carriera che lo ha visto giocare in quasi tutte le categorie, vestire maglie gloriose e togliersi soddisfazioni mica da ridere come segnare al debutto in Coppa Uefa sul campo dell’Austria Salisburgo, realizzare due reti nello stesso anno a San Siro, siglare una tripletta al Curi di Perugia e segnare 17 reti in 77 partite totali disputate in tre annate in Serie A: "Nell’estate del 2003 l’Udinese mi prelevò dalla Triestina per sostituire Muzzi, mi ritrovai catapultato in una squadra molto forte e in cui tutti i giocatori sapevano perfettamente cosa fare e come essere utili per la squadra. Quella squadra non a caso era guidata da Luciano Spalletti, un mostro di bravura, un tecnico che ha pochissimi eguali per conoscenza del gioco, carisma e capacità di gestione del gruppo. La mia Serie A era una lega molto più competitiva rispetto a quella attuale, con top player di caratura internazionale e difensori formidabili come Nesta, Stam, Cordoba, Montero, Cannavaro, Maldini solo per citare i più famosi. Trovarsi a duellare con fuoriclasse come Figo, Baggio, Shevchenko, Ronaldo, Kakà, Ibrahimovic è stato un vero privilegio. Segnare a San Siro due volte e aiutare l’Udinese a violare la Scala del Calcio sia contro l’Inter che contro il Milan ed essere, dopo i premi tre mesi del campionato 2003-2004, l’attaccante più prolifico della Serie A dopo Totti e Shevchenko sono due delle cose che, ancora oggi a distanza di quasi 15 anni, mi rendono più orgoglioso. Quali scelte non rifarei? Di sicuro non andrei a Treviso. Quando l’Udinese mi mise sul mercato nell’estate, ero corteggiato da Atalanta e Brescia ma alla fine scelsi di andare al Treviso, società neopromossa a giugno inoltrato in Serie A al posto del Genoa, retrocesso a seguito della condanna sportiva comminata al Genoa. Purtroppo fu una scelta che mi penalizzò oltremodo, in quanto il club, nonostante grandi promesse, non aveva le basi per salvarsi in massima serie. Retrocedemmo malamente e io persi definitivamente il treno della Serie A… Molti tifosi e amici napoletani, per la verità, mi rinfacciano ancora oggi, di non essere andato a Napoli quando De Laurentiis mi chiamò e mi offrì una maglia da titolare nel Napoli di Reja che inseguiva la C. Io però a quei tempi ero un titolare in A con l’Udinese, non era semplice mollare tutto e ripartire dalla terza serie. Quel no non l’ho mai rimpianto”.

Dino Fava, Bologna, LaPresse

Dino Fava, Bologna, LaPresseLaPresse

Chiuso l’album dei ricordi, per Fava è giunto il tempo di rituffarsi nel presente. In fondo ci sono quattro gare da onorare e un futuro tutto da pianificare. Restare a Savoia in Serie D o accettare un’altra sfida con un’altra squadra campana in Eccellenza? Domande a cui Fava l’highlander non sa rispondere. Di certo c’è solo una cosa, Dino senza pallone non sa stare e non ha nessuna voglia di abdicare.

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