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Elisabet Spina, la superdonna del calcio: 110 a Coverciano e talent scout per il Milan

Elisabet Spina, la superdonna del calcio: 110 a Coverciano e talent scout per il Milan

Il 06/01/2017 alle 16:11

La storia strappa applausi della prima donna ad aver ottenuto l'abilitazione da tecnico "Uefa A" col massimo dei voti. Meglio di Iaquinta e Riccardo Scirea. E' respondabile del CG Capezzano, dove il club rossonero recluta talenti in Toscana: "Io sulla panchina di una grande squadra maschile? Preferisco lanciare i miei giovani. Bisogna però aprire le porte alle donne per le questioni di campo".

A Coverciano, dal corso di allenatore "Uefa A" (quello che permette di guidare una squadra in Lega Pro - giovanili comprese - sino ad essere assistente dei tecnici di Serie A e B), se n'è andata, diploma in mano, con 110. Il massimo dei voti. Meglio di gente come Vincenzo Iacquinta e Riccardo Scirea, figlio di Gaetano. Andata, sì, con la "A". Perché lei è Elisabet Spina: 33 anni, toscana, chioma bionda e sorriso smagliante, segni particolari che ha preso dalla mamma svedese, che in Italia si stabilì per amore di un bagnino viareggino, il papà di Betty.

Elisabet, wonder woman del calcio italiano

Ma non è certo per il suo fascino che, nel mondo del calcio, Elisabet si è imposta come prima allenatrice abilitata col massimo punteggio. Dapprima calciatrice, centrocampista dalla visione di gioco sopraffina, con le maglie di Aglianese, Rapid Lugano, Fiorentina e Reggiana, con cui ha chiuso la carriera a soli 28 anni dopo aver vinto una Coppa Italia. "Non mi sono fermata per un infortunio ma perché da giocatrice mi ero tolta le mie soddisfazioni e, soprattutto, mi fu offerta la possibilità di allenare i bambini. E io non vedevo l'ora di iniziare". Guardava già avanti, insomma, Elisabet. Il segreto per una carriera di successo. che oggi l'ha portata a scovare talenti in Toscana per il Milan, diventando così paladina della mission più importante, oggi, del club rossonero.

Una talent scout di successo. Al servizio del Milan

Uno l'ha già trovato, cresciuto e lanciato: si chiama Alessio Bianchi, classe 2000, che nei ranghi degli Allievi, a Milanello, già segue le orme dei vari Locatelli, Donnarumma, Calabria. E, prima ancora, di De Sciglio.

Elisabet Spina, riunione tecnica

Elisabet Spina, riunione tecnicaEurosport

Come c'è riuscita? Da responsabile del vivaio del Capezzano (frazione di Camaiore), unico centro giovanile in Toscana affiliato al Milan, che mette a disposizione materiale tecnico, know-how, programmi di allenamento, incontri con i tecnici, gite a San Siro e a Milanello, per l'appunto: "Appena compiuti i 14 anni (limite anagrafico varcato il quale si può abbandonare, calcisticamente, la regione di appartenenza) - racconta Elisabet - Alessio si è aggregato alla società rossonera. E' un centrocampista difensivo di grande prospettiva, peraltro tifosissimo del Milan, per il quale sta dando tutto. Sta vivendo un sogno".

Capezzano e la Toscana: culla del nostro calcio

A Capezzano il Milan ha visto lungo. Una di quelle isole felici in cui si insegna il calcio come un'arte. Insieme a Elisabet, ci lavora l'ex laterale sinistro di Sampdoria, Perugia, Livorno e Udinese Mirko Pieri, una vita in Serie A. La prima squadra gioca la Prima Categoria, il vivaio è da sempre il fiore all'occhiello. Ogni anno qui si organizza il Memorial "Roberto Clagluna" - ex allenatore anni '80 e '90 che guidò sia Lazio che Roma, qui in coppia con Sven Goran Erikson: si tratta di una cornice internazionale splendida, che ospita le squadre Esordienti di Manchester United, Barcellona, Steaua Bucarest e tante altre. Oltre alle italiane, ovviamente: nell'edizione 2016 ha vinto l'Empoli, segno che la Toscana resta tra le culle indiscusse del calcio italiano. Tra l'organizzazione di un evento e un programma di allenamenti, c'è sempre Elisabet, i cui tecnici più amati sono Guardiola (in assoluto), Lippi e Sarri: "Non allenerò mai in Serie A, non perché sono una donna, ma perché ognuno ha la propria vocazione, il proprio bagaglio tecnico. Ho fatto il corso e l'ho voluto fare nel migliore dei modi, perché mi aiuterà molto nel mio lavoro, che amo tanto. Spesso mi capita di guidare stage all'estero: ad Amsterdam, nelle repubbliche Baltiche, all'interno dei college americani...".

Carolina Morace e quell'esperimento fermo a 18 anni fa

A proposito di Usa, lì sì che il calcio femminile ha fatto presa: "Come in Svezia, altra terra a me cara. Tra hockey e, oltreoceano, baseball, football e basket, il mercato dello sport lascia solo spazio alle nicchie. Ma è grazie al funzionamento perfetto dei college che gli altri sport, come il calcio, riescono a svilupparsi. Le donne, in questi due paesi, hanno ottenuto risultati eccellenti". In Italia si è fermi a qualche luogo comune di troppo e all'esperimento Carolina Morace, datato 18 anni. Com'è possibile che, da allora, non si è più fatto mezzo passo in avanti: "Carolina mi ha allenata nella nazionale under 18. Non esiste donna calcisticamente più preparata di lei. Non si sa se Luciano Gaucci l'abbia assoldata da tecnico della Viterbese per convinzione o per provocazione. Sta di fatto che Carolina non fu messa nelle condizioni di poter lavorare, fu come gettata in mezzo a una corrida senza essere realmente tutelata, a livello di immagine e di figura di comando. Non è parità di opportunità, quella".

Quei piccoli diritti per grandi donne

Quindi si deve iniziare da zero? "No, rispetto a qualche anno fa la mentalità è comunque cambiata. La donna, oggi, viene preferita in molti casi alla guida delle scuole calcio, nell'età più tenera dei bambini. Io, poi, non sono mai stata discriminata, tutt'al più guardata con diffidenza: è sempre accaduto che dopo poco tempo, ho fatto ricredere chiunque. Come? Lavorando e proponendo idee su idee. Il calcio maschile ha bisogno delle donne? Si, certo, perché non dovrebbe essere così? Pensiamo, ad esempio alle riunioni tecniche: c'è un problema e si valuta come affrontarlo. Talvolta l'uomo è troppo intransigente o, al contrario, lascia correre. In quel momento la sensibilità femminile può suggerire, a ragione, l'approccio risolutivo opposto". Il messaggio di Elisabet, quindi, è più indirizzato agli uomini o alle donne del calcio? "A entrambi - conclude -: ai primi, perché occorre raggiungere la parità di diritti anche nella vita di campo, non solo a livello dirigenziale o manageriale, dove già da tempo troviamo tante figure femminili. Le donne, dal canto loro, devono combattere per ottenere, questi diritti: se hanno studiato, se sono ben preparate, meritano le stesse opportunità professionale, senza alcun tipo di discriminazione".

Elisabet Spina, talent scout

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