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Inter, Andrea Pinamonti: l’esordio da sogno del trentino che si ispira a Ibrahimovic e Icardi

Andrea Pinamonti: l’esordio da sogno del trentino che si ispira a Ibra e Icardi

Il 09/12/2016 alle 08:29Aggiornato Il 09/12/2016 alle 08:43

Il 17enne della Val di Non è abituato a bruciare le tappe: l'Inter è stata una scelta di cuore che gli ha fatto dire di no ai cugini del Milan e San Siro è uno stadio che gli ha già regalato due grandi gioie: la Coppa Italia vinta con la Primavera (contro la Juventus) e il debutto con la prima squadra. La società nerazzurra ha il dovere di non sprecare un altro gioiello del vivaio.

" E’ stata un’emozione indescrivibile. Tifo Inter e ancora devo capire cosa è successo. Il mio idolo? Icardi, non devo andare molto lontano. Mi piace giocare al servizio della squadra. Quando l’ho saputo? Oggi, sul pullman. Ho saputo un’ora prima della partita che avrei giocato in questo stadio incredibile"

In una notte di dicembre Andrea Pinamonti si è presentato così all’appuntamento più importante della sua precoce carriera, il battesimo con la prima squadra allo stadio Giuseppe Meazza, per una partita di Europa League che altrimenti non avrebbe avuto motivi per essere ricordata. Il mondo Inter ha annuito vedendo un colpo di tacco non fine a se stesso del 17enne agli albori del match e ha applaudito il controllo vellutato con assist a seguire che ha consentito a Eder di segnare l’1-0, ma chi lo conosce bene non è rimasto sorpreso.

Gli inizi e la maturazione al Chievo

Trentino di Tassullo ma nato a Cles perché lì c'era l'ospedale, Pinamonti nasce nel 1999 e a 5 anni comincia a giocare a calcio nella Bassa Anaunia, a Denno, quando il suo tecnico dell’epoca, Bruno Tommasini, rivela ai genitori di essere in contatto con alcuni club di Serie A invitandoli a esprimere una preferenza per un eventuale provino. Per i signori Pinamonti è naturale scegliere la squadra del loro cuore, l’Inter. Il ragazzo della Val di Non ha poco più di 8 anni e fino ai 14 le norme federali non consentono tesseramenti fuori regione, motivo per il quale la società nerazzurra decide di seguirlo a distanza grazie agli amici del Chievo.

La corte del Milan e una scelta di cuore

In molti nel frattempo gli mettono gli occhi addosso, compreso il Milan. Pinamonti, però, realizza il sogno che aveva da bambino e nel 2013 indossa per la prima volta la maglia dell’Inter. Non lascia gli studi (“La scuola me l’hanno sempre imposta i miei genitori e io ero favorevole”), partendo dai Giovanissimi viene aggregato agli Allievi pur essendo sotto età e inizia a ricevere le convocazioni delle Nazionali giovanili. Tra Under 15, Under 16 e Under 17 segnerà ben 17 gol in 34 partite.

Andrea Pinamonti, Inter, Europa League 2016-17

Andrea Pinamonti, Inter, Europa League 2016-17LaPresse

La "prima" a San Siro

Sei mesi fa, il 19 giugno, si gioca il titolo nazionale Allievi in finale contro l’Atalanta a Cesena, ma due mesetti prima era sceso in campo con la Primavera per la finale di Coppa Italia contro la Juventus. Pinamonti è abituato a bruciare le tappe e timbra più volte il cartellino in campionato con la squadra di Vecchi segnando, tra l’altro, nei due derby contro il Milan e in Coppa Italia, con rete decisiva nella semifinale d’andata, che permette all’Inter di accedere alla doppia finale, poi vinta, contro i bianconeri al Meazza. È il debutto assoluto alla Scala del Calcio, ma non si poteva immaginare che a stretto giro di posta si sarebbe aggiunto quello con “i grandi”. Nel frattempo, arriva la convocazione nella Nazionale Under 19, nonostante sia ancora abbondantemente in età per la selezione dedicata agli Under 18. D’altronde per lui, che alla terza presenza in Nazionale si sbloccò con una tripletta alla Romania, è naturale anticipare i tempi.

Ibra e Icardi: idoli di fanciullezza e gioventù

È una prima punta che partecipa alla manovra e uno dei suoi idoli è Zlatan Ibrahimovic. L’altro ce l’ha in casa, Mauro Icardi. In Primavera quest’anno ha già toccato quota 12 gol in 10 presenze. Pinamonti sta crescendo accanto ai big negli allenamenti dall’anno passato e Roberto Mancini lo portò anche in ritiro in estate, quando la società gli consegnò la maglia ufficiale con il numero 99, il suo anno di nascita. Il ragazzo della Val di Non è umile e ha smorzato i facili entusiasmi dopo la prestazione contro lo Sparta Praga confessando di aver chiuso il match con i crampi perché mantenere certi ritmi è dura. L’Inter ha il dovere di lanciare lui e magari anche Miangue senza chiedergli troppo, la piazza ha il dovere di non schiacciarlo sotto il peso delle aspettative. Ci sono già passati in tanti, troppi. I giocatori del vivaio non vanno venduti per fare plusvalenze per poi ritrovarsi a dover sprecare quattrini in bidoni dai nomi esotici, ma pur sempre bidoni.

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