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Italia, sarà molto dura ma la stoffa c’è: vediamo di non sprecarla

Italia, sarà molto dura ma la stoffa c’è: vediamo di non sprecarla

Il 14/06/2019 alle 08:19Aggiornato Il 14/06/2019 alle 08:31

L’Europeo Under 21 è un laboratorio con vista sul presente, non solo sul futuro.

Da domenica al 30 giugno Italia e San Marino ospitano la fase finale. La formula è pura ghigliottina: dai gironi alle semifinali, per direttissima, la prima di ogni gruppo e la migliore seconda. Gli azzurri di Di Biagio dovranno misurarsi con Belgio, Polonia e Spagna.

Siamo la Nazione che ne ha vinti di più (5), ma l’ultimo risale al 2004, ct Gentile.

Il fattore campo vellica le ambizioni e accentua le tensioni. Non siamo la squadra da battere, siamo una squadra: non è tutto, non è poco.

In passato, la Under cullava troppo i suoi pupi, e anche per questo aggiornava di continuo l’albo d’oro. Proprio nel 2004, a fronte di un Vieri non al massimo, il Trap lasciò Gilardino a Gentile. Morale: all’Europeo in Portogallo fu un disastro (ben oltre il biscotto tra Danimarca e Svezia); la Under, viceversa, conquistò il titolo e arrivò terza all’Olimpiade di Atene.

C’è stoffa, in questa Italia. Mancini ha appene restituito Barella, titolare fisso della sua Nazionale, Chiesa (da riportare al centro del villaggio), più il Mancini omonimo, Lorenzo Pellegrini, Kean e Zaniolo.

A questi aggiungo Tonali, Orsolini, Cutrone. Mancherà Pinamonti, sostituito da Bonazzoli. Favorita del girone è la Spagna di Ceballos, Fabian Ruiz, Borja Mayoral. Perse l’ultima edizione del 2017, contro la Germania, dopo averci eliminato in semifinale. Le furiette rosse applicano un tiki taka riveduto e verticalizzato. Ci terranno a battesimo domenica sera a Bologna.

L’outsider è il Belgio di Lukebakio, un trequartista di cui si dice un gran bene. Il calcio polacco, in compenso, attraversa un momento grigio, ambiguo, ma occhio all’ex doriano Kownacki.

La Germania è sempre la Germania, anche quando non lo sembra. Dahoud, M. Eggestein e Serdar sono travi, non pagliuzze. Se l’Austria è il fanalino del gruppo B, Danimarca e Serbia costituiscono solide alternative alla legge dei panzer. La Danimarca di Skov e Larsen. La Serbia di Luka Jovic, il bomberino di talento che il Real ha prelevato dall’Eintracht Francoforte non proprio per un tozzo di pane (60 milioni di euro).

Il girone C è in mano all’Inghilterra di Foden, Sessegnon, Solanke e Abraham. La conquista dei Mondiali Under 20 e Under 17 e il quarto posto in Russia non sono cartoline giurassiche. Tutt’altro. C’è poi la Francia di Marcus Thuram, figlio di Lilian, e Moussa Dembélé. Avrebbero potuto convocare Mbappé, i bleus, vi hanno rinunciato: beati loro. Della Croazia mi intrigano Halilovic, Vlasic e Brekalo. La Romania parte a fari spenti: Ianis Hagi, rampollo di Gheorghe ed ex Fiorentina, ne incarna lo spirito metà arte metà riffa.

Per due settimane diventeremo una sorta di Silicon Valley aperta all’illusione e al disinganno, questi due impostori (Kipling). Un anno fa, la piccola Croazia si piazzò seconda dietro la Francia; la finale del Mondiale Under 20 sarà Ucraina-Corea del Sud, con Italia ed Ecuador a contendersi il terzo posto. Le gerarchie sono sotto schiaffo. Una minaccia anche per le mie semifinaliste: Spagna, Italia, Germania, Inghilterra.

Le vostre? E, più in generale, un giudizio sul torneo?

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