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Conte e la sua Nazionale di confine, senza stelle e senza muri

Conte e la sua Nazionale di confine, senza stelle e senza muri

Il 16/11/2015 alle 09:37Aggiornato Il 18/02/2016 alle 10:47

Non c’è impegno che non serva, a maggior ragione se vissuto come la partita di Bruxelles persa contro il Belgio: continuo a pensare che, sulla carta, soltanto Germania, Francia e Spagna ci siano superiori. Per molti di voi lo è anche il Belgio che il sottoscritto, viceversa, collocava con gli azzurri, e non oltre

Lunga è la strada, lo sapevamo. L’amichevole con la Romania, in programma domani sera a Bologna, chiude l’anno di assestamento che ha portato la Nazionale di Conte alla fase finale degli Europei. Questi siamo. Tredicesimi nella classifica Fifa, a caccia di un leader che indichi la rotta. Il problema esula dal recupero di Pirlo, argomento già affrontato. Il problema non è la qualità media, ma la penuria di giocatori sopra la media.

Non c’è impegno che non serva, a maggior ragione se «vissuto» come la partita di Bruxelles. Ero curioso di verificare l’impatto del Belgio, primo nel ranking. Continuo a pensare che, sulla carta, soltanto Germania, Francia e Spagna ci siano superiori. Per molti di voi lo è anche il Belgio che il sottoscritto, viceversa, collocava con gli azzurri, e non oltre. Il risultato mi dà torto, per quanto tutti abbiano inserito il portiere Mignolet tra i migliori in assoluto. Qua e là, inoltre, ho colto sprazzi e tracce non banali. Lo scarto mi è sembrato, oggettivamente, esagerato.

Candreva delusione,Verthongen esulta, LaPresse

Candreva delusione,Verthongen esulta, LaPresseLaPresse

Nessun dubbio che, sul piano del talento puro, Hazard, De Bruyne e Ferreira Carrasco ci siano, oggi, preclusi. E che Nainggolan, un De Rossi più giovane e più selvaggio, garantisca la cattiveria che il Belgio non ebbe agli ultimi Mondiali. Conte vorrebbe un campo invaso e occupato, sempre, a ritmo martellante. Il ricordo della sua Juventus lo accarezza e, a volte, lo tortura. Siamo leggeri, in senso fisico e metafisico, come documentano la fragilità di Parolo e gli errori di Bonucci e Chiellini. E la leggerezza, in Europa, si paga più che altrove. Siamo di fronte alla caduta - o comunque, al ridimensionamento - di quello che una volta era il distintivo della nostra scuola: la fase difensiva. O perché i singoli balbettano - e non è che l’ultimo Buffon abbia fornito la sicurezza che l’emergenza giustificava - o perché il pressing e il filtro sono tiepidi.

Poi, certo, l’attacco graffia e non morde. Venerdì, per esempio, il più incisivo è stato Candreva, non proprio un bracconiere d’area. Il Belgio dava l’idea di poter vincere anche per i colpi dei singoli. Noi ci stavamo riuscendo, o ci saremmo riusciti, solo attraverso il fraseggio, i cambi di campo (maestoso quello che ha propiziato il gol dell’effimero vantaggio). E’ un limite, non è un limite? E’ la realtà.

Eder, Candreva (AFP)

Eder, Candreva (AFP)AFP

Le assenze di De Rossi e Verratti non devono diventare alibi. Mancavano fior di titolari anche agli avversari. Una squadra magra di fantasia come la nostra dovrà curare al massimo la condizione fisica e l’assetto corale, passi cruciali e obbligati per restare dentro le partite, anche quelle più scorbutiche.

E’ la seconda sconfitta della gestione Conte, la prima rimonta completa che i rivali ci infliggono. Meglio così, tutto sommato. Le sconfitte aiutano a crescere, soprattutto quando i risparmi non permettono ristoranti da cento euro. Siamo una Nazionale di confine, senza i muri d’antan, sospesa tra la prima ora di gioco di Bruxelles, brillante, e l’ultima mezz’ora, penosa. Questo è il senso della sfida che aspetta il ct.

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