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A 30 anni dal crollo del Muro di Berlino: la storia di Torsten Gütschow, il bomber spia della Stasi

A 30 anni dal crollo del Muro di Berlino: la storia di Torsten Gütschow, il bomber spia della Stasi

Il 09/11/2019 alle 08:02Aggiornato Il 09/11/2019 alle 08:06

Non c'è solo la storia di Jürgen Sparwasser nei ricordi di quel calcio poco considerato dalla Germania Est. A grattare un po' la superficie, la macchina del tempo ci riporta all'incredibile vicenda di Torsten Gütschow, macchina da gol della Dinamo Dresda spauracchio in Europa  a cavallo tra gli '80 e i '90, ma anche costretto a spiare 60 persone dalla polizia segreta.

Torsten Gütschow, Dinamo Dresda Anni Ottanta e Novanta (Imago)

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Quella doppietta al Magdeburgo prima delle picconate

Una storia emersa, neanche a dirlo, dopo le picconate che fecero crollare il Berliner Mauer in una sera di inizio novembre, in cui si era appena finito di giocare a pallone e Gütschow, con la maglia della Dinamo Dresda, aveva affossato il Magdeburgo (squadra fatale in Europa, a Milan e Cesena) con una delle sue innumerevoli e proverbiali doppiette. Premessa: il calcio era lo sport su cui la DDR puntava di meno: interessavano maggiormente l'atletica leggera, il nuoto e tutti gli sport che esaltassero il talento singolo, in modo da poter competere (con la frode e con l'inganno, visti gli innumerevoli casi di "doping di stato") nei medaglieri olimpici e internazionali con Usa e Urss, le grandi potenze della Guerra Fredda, in cui la Germania Est possedeva più di un semplice ruolo da comprimaria.

La Dinamo Dresta di Torsten Gütschow, campione della DDR Oberliga 1989-90 (Imago)

La Dinamo Dresta di Torsten Gütschow, campione della DDR Oberliga 1989-90 (Imago)Imago

Sgusciante, istintivo e letale

Torsten Gütschow, ad ogni buon conto, era capace unicamente a giocare a calcio e, in campo, era uno di quelli praticamente impossibili da marcare. Sgusciante e istintivo, alternava guizzi di un attaccante moderno ancora da svelare al mondo, a grezze sportellate da campaccio pieno di fango e voglia di emergere. e sa qualcosa la Roma, per esempio, punita per ben due volte da Torsten, nel doppio 0-2 subito sia all'Olimpico che a Dresda, in un campo - quello del "Rudolf-Harbig-Stadion" - completamente innevato nella Coppa Uefa 1988-89, edizione della quale Gütschow si laureò capocannoniere. Alla fine, vinse il Napoli sullo Stoccarda di Maurizio Gaudino, che ebbe la meglio sulla formazione giallonera - tra le cui bandiere spiccava anche il Pallone d'Oro Matthias Sammer, ex Inter - al termine di un doppio confronto tra "Germanie" tesissimo.

Le gragnuole di gol in coppia con Ulf Kirsten

In coppia col gemello d'attacco Ulf Kirsten, Gütschow non si fermava di fronte a niente: provò a trascinare la sua Dinamo Dresda anche durante la Coppa Campioni nella stagione 1990-91. Segnò anche alla Stella Rossa di Belgrado, poi vincitrice della competizione, in un gara sospesa - tuttavia - a pochi minuti dalla fine, per una maxi rissa in campo. Quell'anno, il 1991, Torsten si guadagnò un trofeo simile, per conformazione, alla Scarpa d'Oro, ma che in realtà voleva essere la palma di miglior giocatore della Germania dell'Est.

Sullo sfondo di Dresda e con la maglia della Dinamo, Torsten Gütschow esibisce il trofeo di "miglior giocatore tedesco orientale del 1991" (Imago)

Sullo sfondo di Dresda e con la maglia della Dinamo, Torsten Gütschow esibisce il trofeo di "miglior giocatore tedesco orientale del 1991" (Imago)Imago

Quando anche nel videogioco Football Manager...

Chi ha qualche capello bianco si ricorderò di questo straordinario giocatore. Per chi è sulla trentina, tornano in mente i pomeriggi spensierati di inizio millennio davanti a Football Manager: il nome di Gütschow compariva sistematicamente tra gli svincolati di lusso (insieme ai vari Onésimo Sánchez, Mauricio Anibal Risso, Victor Hugo Aristizabal). Nel videogioco, a quasi 40 anni, il Torsten virtuale accettava di buon grado ogni tipo di offerta e così, nel giro di due anni, capitava di portare il Castrovillari dalla Serie C2 alla B. Perché, sì, anche nel popolare videogioco manageriale, segnava senza porsi limiti. Il "vero Gütschow", tuttavia, era schiacciato da mille pensieri, altroché quelli - ben pochi - che caratterizzavano i pomeriggi adolescenziali di ormai 20 anni fa.

Il diabolico piano della Stasi

La storia fuori dal campo di Torsten Gütschow era pilotata, per l'appunto dalla STASI. L'obbiettivo dell'organizzazione di sicurezza e spionaggio della Repubblica Democratica Tedesca era quello - orwelliano - di monitorare quante più persone possibili, destassero o meno sospetti. Dietro l'ossessione per la cospirazione nei confronti del governo di Berlino Est, c'era la volontà di solidificare un unico pensiero, fondato sulle dottrine di Mosca schedando di fatto, a poco a poco, l'intero paese. Sei milioni sui 17 complessivi schedati dalla Stasi che, per riuscire nell'impresa, aveva bisogno di spie, nascoste dietro uomini insospettabili, talvolta anche idoli calcistici, com'era Torsten Gütschow, colui che - vincendo la classifica cannonieri delle ultime tre stagioni di DDR Oberliga - riuscì a porre fine al dominio decennale dell'odiata (da tutti) Dynamo Berlino, guarda un po', la squadra della Stasi.

1991 - Torsten Gütschow della Dinamo Dresda (Imago)

1991 - Torsten Gütschow della Dinamo Dresda (Imago)Imago

"Spiaci 60 persone o non rivedrai più la tua ragazza"

La trama era machiavellica, quasi mefistofelica. E sembra di ripercorrere quella della fortunata (e recente) serie televisiva "Deutschland 83": Torsten Gütschow era un ragazzotto di campagna, nato nel 1962 in un villaggio di appena 800 abitanti della periferia di Görlitz, al confine con la Polonia. Un ragazzotto di appena 17 anni, follemente innamorato della sua ragazza. E della Dinamo Dresda, in cui approdò in un inizio estate del 1976, ad appena 14 anni. Nell'estate del 1980, che decretò l'approdo in prima squadra, il suo entusiasmo fu fermato con il dorso della mano sul petto: "Sarai l'attaccante della Dynamo Dresden e, allo stesso tempo informatore della Stasi. Se vuoi ancora vedere la tua ragazza", gli venne imposto.

1989 - Torsten Gütschow della Dinamo Dresda saluta i propri tifosi (Imago)

1989 - Torsten Gütschow della Dinamo Dresda saluta i propri tifosi (Imago)Imago

La confessione nel 1992 e l'approdo (momentaneo) in Turchia

Ancora adolescente, Gütschow accettò arrivando a spiare fino a 60 persone, tra cui 10 dei suoi compagni e dirigenti di squadra. Tra questi, c'erano pere il presidente della Dinamo Dresda Wolf-Rudiger Ziegenbalg e il vice-allenatore giallonero Reinhard Häfner.

7 gennaio 1990: un allenamento della Dinamo Dresda poche settimane dopo il crollo del Muro di Berlino: al centro, si riconosce il viceallenatore Reinhard Häfner, "spiato" per conto dalla Stasi, dall'attaccante Torsten Gütschow (primo da sinistra) (Imago)

7 gennaio 1990: un allenamento della Dinamo Dresda poche settimane dopo il crollo del Muro di Berlino: al centro, si riconosce il viceallenatore Reinhard Häfner, "spiato" per conto dalla Stasi, dall'attaccante Torsten Gütschow (primo da sinistra) (Imago)Imago

Torsten dovette riferire persino sui suoi futuri suoceri. Confessò la sua vicenda all'inizio del 1992, si prese in ogni stadio del "Maiale della Stasi" e, l'anno successivo, si convinse a cambiare aria, andando a vincere un campionato turco col Galatasaray, che gli riserva ancora un posto speciale nella sua hall of fame.

Fu l'unica esperienza straniera di Torsten Gütschow. A ben vedere, fu l'unica al di fuori della Germania, anche dopo la caduta del muro: Già nell'estate 2003 tornò a casa vestendo le maglie di Carl Zeiss Jena (altra squadra che giustiziò la Roma - con, in campo, Carlo Ancelotti giocatore - nella Coppa delle Coppe 1980-81, di cui i tedeschi dell'est furono finalisti insieme alla Dinamo Tbilisi), Hannover 96 - unica parentesi a Ovest - Chemnitzer e, ancora, Dinamo Dresda quando ormai, tra il 1996 e il 1999, a Germania riunificata e senza più i contributi statali, era caduta in disgrazia. Coi gialloneri, in tutto, 329 presenze e 159 gol. In totale, i centri in carriera furono 200 tondi tondi.

1991 - Da sinistra, Ulf Kirsten e Torsten Gütschow, i gemmelli del gol della Dinamo Dresda (Imago)

1991 - Da sinistra, Ulf Kirsten e Torsten Gütschow, i gemmelli del gol della Dinamo Dresda (Imago)Imago

November Rain

Gütschow finì perfino in un reportage del New York Times del 1992, quando l'inno "Auferstanden aus Ruinen" aveva appena smesso di riecheggiare. I Guns'n'Roses suonavano, nel frattempo "November Rain" ma, negli occhi di Gütschow, il tempo - fuori dal campo - si era fermato alle picconate di tre anni prima. Aveva giurato, e non c'era motivo per non credergli, di essere stato costretto ad agire in quella maniera dopo che l'autorità avevano fatto leva sulle sue paure. Sembra preistoria, invece sono accadimenti distanti appena 30 anni. In cui è accaduto un po' tutto e il contrario di tutto: dall'avveniristico (sarà davvero cos') progetto della RB Lipsia (tutt'altra cosa rispetto alla Lokomotive) alla "fascistizzazione" della curva della Dinamo Dresda. Gütschow , dal canto suo, dopo una breve e infruttuosa carriera da allenatore, ora si gode la sua pensione, ripensando - oggi più che mai - alla doppietta al Magdeburgo a suon di picconate al Muro di Berlino.

Torsten Gütschow nel 2019 (Imago)

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