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Altro che Stadium: ad Haiti c'è una Juve senza campo, spazzato via dall'uragano

Altro che Stadium: ad Haiti c'è una Juve senza campo, spazzato via dall'uragano

Il 27/06/2017 alle 14:42

La storia dell'FC Juventus des Cayes, che dopo il passaggio della bufera "Matthew", vaga senza una "casa" da otto mesi. Il presidente del sodalizio creolo mostra in anteprima, ad Eurosport Italia, la lettera che invierà ad Andrea Agnelli: "Ispirandoci alla Juve italiana siamo saliti nella massima serie, che oggi vogliamo conquistare. Ora speriamo in una partnership per combattere le difficoltà".

Ci sono storie da "vite parallele", su cui sembra abbattersi una particolare legge del contrappasso non consequenziale, che colpisce i propri omologhi nell'attualità. E' il caso dell'"altra Juventus", l'FC Juventus des Cayes, che ha sede ad Haiti, nel cuore della penisola di Tiburon.

"Sede", mica tanto, però: se a Torino la Juve "madre" ha tracciato la strada degli stadi italiani di qualità (e di proprietà) con lo Stadium, la sua versione creola, invece, vaga da un campo all'altro (tutti "di fortuna") dopo che il proprio impianto in erba sintetica, il "Parc Larco" di Les Cayes (cittadina della costiera haitiana di circa 90mila abitanti) è stato letteralmente spazzato via ad ottobre dall'uragano Matthew, che ad Haiti ha anche mietuto 900 vittime.

Haiti, ottobre 2016: le devastanti conseguenze dell'uragano Matthew (LaPresse)

Haiti, ottobre 2016: le devastanti conseguenze dell'uragano Matthew (LaPresse)LaPresse

Senza casa dopo l'uragano. Ma con un cuore (bianconero) grande così

La storia della Juventus des Cayes è piuttosto recente: la data di fondazione del club risale al 16 luglio 2006. Mentre la Juventus di Torino si apprestava ad affrontare il suo primo campionato di Serie B, in suo omaggio, ad Haiti, nasceva quella di Les Cayes. Un atto, viste le vicissitudini italiane di 11 anni fa, di amore incondizionato, in considerazione di ciò che stava prendendo corpo dall'altra parte del mondo:

" La mia passione per la Juve oserei definirla folle - spiega ad Eurosport Itala il presidente del club haitiano André Franel Etienne -. Ma qui siamo tutti innamorati della Vecchia Signora, soprattutto i componenti dello staff: Jean Eddy, l'allenatore, i suoi collaboratori Joseph Jude Omar e Gustave Zackarie, e il team manager Pierre Jules. Ispirandoci a Buffon e compagni, siamo riusciti a scalare le categorie fino al raggiungimento, l'anno scorso, della massima serie, in cui ci siamo salvati. Ora, però, anche noi vogliamo provare l'ebbrezza di vincere uno scudetto..."
Quattro pilastri della Juventus des Cayes (Haiti) - Da sinistra: Lagou Frantz, Jeanty Beins, Medard Donel e Wivel Jabouin

Quattro pilastri della Juventus des Cayes (Haiti) - Da sinistra: Lagou Frantz, Jeanty Beins, Medard Donel e Wivel JabouinEurosport

"Cara Juve ti scrivo, siamo la Juve di Haiti..."

Scudetto che, non necessariamente, per la Juventus des Cayes, corrisponde alla vittoria della Ligue Haïtienne:

Lo staff tecnico della Juventus des Cayes (Haiti): da sinistra mister Jean Eddy, i suoi assistenti Jude Omar e Gustave Zackarie, e il team manager Pierre Jules

Lo staff tecnico della Juventus des Cayes (Haiti): da sinistra mister Jean Eddy, i suoi assistenti Jude Omar e Gustave Zackarie, e il team manager Pierre JulesEurosport

" Ci basterebbe tornare nella nostra casa, a Parc Larco, letteralmente devastato dall'uragano di ottobre - racconta il presidente mentre mostra la lettera pronta ad essere recapitata ad Andrea Agnelli -: il governo haitiano vive di aiuti internazionali e dopo il terribile terremoto del 2010, il paese è ancora in preda alla distruzione. Anche se, in questo momento, siamo nella pausa estiva, è impossibile riavere il nostro campo per l'inizio del prossimo campionato. Comunque la lettera è pronta da un pezzo, firmata e timbrata, da recapitare a Torino. Spero di spedirla al più presto, finora ci è stato difficile capire a quale indirizzo..."

Una squadra eroica

Una storia "eroica" quella della Juventus des Cayes, senza campo ma con un cuore grande. Di giocatori rigorosamente locali, che sono addirittura arrivati a conquistare la maglia della nazionale: è il caso dell'attaccante e capitano Elisca Judeson, del centrale difensivo Raymond Bejira e del fantasista Rhau Widmarck:

" I nostri colori? Per le partite indossiamo quelli di riserva della Juventus italiana - prosegue il numero uno del club - gialla la prima e blu la seconda. Ma abbiamo anche le divise bianconere, originali, che trattiamo come reliquie: ci sono state donate dal padre missionario Giraud Luxembourg Junior. I nostri idoli? Essenzialmente Buffon, Chiellini, Marchisio e Dybala. Ora speriamo che la Juve ci ascolti e ci dia una mano. Prima si torna a casa, prima si può ambire grandi obiettivi: il sogno più grande è la Champions caraibica."

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