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La storia di confine dell'Alay Osh, la squadra che vincendo unisce kirghizi e uzbeki

La storia di confine dell'Alay Osh, la squadra che vincendo unisce kirghizi e uzbeki

Il 16/05/2017 alle 23:09Aggiornato Il 17/05/2017 alle 00:26

Nella città di frontiera teatro nel 2010 di scontri etnici mortali e devastanti, la favola di una squadra il cui spirito si è rafforzato da quella tragedia. Mai campione nella sua storia, dal 2013 a oggi ha vinto tre volte il titolo interrompendo l'egemonia decennale del Dordoi Bishkek, la "Juve del Kirghizistan". Il difensore uzbeko Ulugbek Muminov a Eurosport: "Ridiamo gioia alla nostra gente".

"Alla nostra immaginazione l'Urss appariva un organismo informe, monolitico, dove tutto era ugualmente grigio e cupo e, per giunta, monotono, fatto in serie". Fu proprio questo il pregiudizio che Ryszard Kapuściński, il più grande reporter che il giornalismo abbia conosciuto, voleva sgretolare nel viaggio che lo portò a descrivere sulle pagine di "Imperium", una delle sue opere più importanti, ogni anfratto dell'ex Unione Sovietica. Troppo grossa - secondo la mentalità occidentale - per poterne analizzare le sfumature.

Kirghizistan, la Giornata della Bandiera (LaPresse)

Kirghizistan, la Giornata della Bandiera (LaPresse)LaPresse

Una delle storie più dolorose proveniva e continua ad essere scritta lungo il confine tra Kirghizistan e Uzbekistan e ha in Osh, la città simbolo di un conflitto etnico mai del tutto sedato, pronto a riesplodere da un momento all'altro. E' in questo contesto che si inserisce la favola calcistica dell'FC Alay.

Storie di confine. Un confine martoriato

Se Bishkek (la vecchia Frunze), posta a nord, è il centro amministrativo del Paese, Osh - la seconda città più popolosa - viene considerata la "capitale del sud". E' posta tra le montagne della valle di Fergana.

Le precipitazioni, scarse per tutto l'anno, mantengono il territorio in un perenne stato di crisi idrica. L'acqua è, di fatto, il motivo del contendere tra kirghizi e uzbeki, che in questa lingua di Paese si equivalgono, a causa di un confine politico tracciato troppo frettolosamente, dopo la caduta dell'Unione Sovietica. Sia nel 1990 che nel 2010, kirghizi e uzbeki si sono uccisi: i primi, accusavano i secondi di vivere indebitamente all'interno dei confini kirghizi.

Gli uzbeki, invece, erano - e lo sono tuttora - indispettiti dal fatto che i pochi bacini idrici della zona si trovino tutti a poche centinaia di metri oltrefrontiera. In questo modo, non sanno come provvedere all'irrigazione dei loro preziosi campi di cotone, "imposti" illo tempore dai Soviet. Dagli scontri del 2010, si contarono circa 2mila morti e 100mila sfollati.

L'Alay Osh, il club che inizia a vincere dopo la guerra etnica. Nel segno di una nuova unione

Scontri figli di un'instabilità politica che porto l'autocrate Kurmanbek Bakiyev a muovere verso il Kazakistan e, al governo (ad interim) una donna, Roza Otunbayeva. Oggi Osh prova a riprendersi, ancora distrutta e sempre lungo quel confine dalle mille contese, in cui gli animali che - dal Kirighizistan - varcano il confine uzbeko (delimitato unicamente da un filo spinato), spesso non fanno ritorno, e ai bambini non viene più permesso di giocare per strada per paura che un proiettile uzbeko li possa centrare. E' in questa situazione che L'FC Alay ha trovato ispirazione e rafforzato il proprio spirito per mettersi improvvisamente a vincere, con formazioni in cui giocatori uzbechi trovano il giusto amalgama all'interno della maggioranza kirghiza, e interrompendo l'egemonia del Dordoi Bishkek, la "Juve del Kirghizistan", nove volte campione nazionale e sette della Coppa.

Uno scatto del match di Supercoppa kirghiza tra Dordoi Bishkek (maglia gialla) e FC Alay Osh (maglia

Uno scatto del match di Supercoppa kirghiza tra Dordoi Bishkek (maglia gialla) e FC Alay Osh (magliafacebook

Sino al 2013, per l'Alay, nessuna soddisfazione. Poi, improvvisamente, tre campionati vinti e una coppa nazionale conquistata. Per non parlare dell'ultima Supercoppa ad inizio marzo, alzata da capitan Iliaz Alimov, con un netto 4-1 sui rivali della capitale, con disponibilità economiche più ingenti e dal blasone che cessa di pesare di fronte alle reti del bomber senegalese Alia Sylla, capocannoniere nelle ultime due stagioni kirghize.

"Regaliamo emozione a chi non ha più niente"

"Regalare emozione alla nostra gente è una spinta in più, per noi", spiega entusiasta a Eurosport Ulugbek Muminov, esperto difensore uzbeko classe 1984. Che, ogni giorno, ritorna a vivere dalla parte del confine in cui è nato e cresciuto: "Insieme al mio grande amico Ilyos Zeytullayev", tiene a sottolineare Ulugbek, ricordando l'infanzia trascorsa con l'attaccante uzbeko coetaneo che la Juve portò giovanissimo in Italia prima di fargli intraprendere un lungo girovagare per l'Italia con le maglie di Reggina, Crotone, Genoa, Vicenza, Verona, Pescara e Virtus Lanciano. Qui è ancora un gloria. E' il giocatore che "ha avuto successo in Italia".

Insieme a Muminov, gli altri uzbeki in squadra sono il portiere di riserva Rustam Dadabaev, il difensore Timur Sultanov e l'attaccante Umar Tukhtasinov. Insieme a loro, fino alla scorsa stagione, c'era anche l'esterno offensivo Ayubkhon Gapparov, ex compagno di squadra dell'attuale difensore interista Cristian Ansaldi ai tempi del Rubin Kazan.

Un "calcio" alla guerra dell'acqua

A tenere in piedi una squadra che guida tutt'oggi la Vysshaja Liga, iniziata lo scorso mese di aprile, un allenatore illuminato, l'armeno Varazdat Babayan:

" "Nel tempo il club è riuscito ad assicurarsi i migliori giocatori sulla piazza, a mio modo di vedere. Ci mancava un buon tecnico. Ora, però, crediamo di averlo trovato". "

Sogna ad occhi aperti Ulugbek. Perché di favola si tratta. Qui, dalle parti del Suyumbayev Stadion, i soldi del calcio come lo conosciamo noi, non c'entrano minimamente. Lo spirito di questa squadra, messasi improvvisamente a vincere dopo gli scontri etnici della sua gente, si alimenta con la voglia di rialzarsi di una città e di un'intera regione. E la cosa è vicendevole. Lo si capisce dai vecchi "saggi" che si sfidano al mercato locale a colpi di scacchi, in un eterno derby tra Kirghizistan e Uzbekistan.

Osh, pochi giorni fa, è stata interessata da una slavina che ha seminato panico e morte, ma ultimamente è tornata a far parlare di sé solo perché è qui che ha origini la famiglia dell'attentatore della metro di San Pietroburgo, Akbarzhon Jalilov, cittadino russo di etnia uzbeka nato in Kirghizistan. Il quale, però, quella città, l'aveva abbandonata da tempo. Le cronache attuali non si sono messe di certo a pralare della guerra dell'acqua, che continua a divorarla. D'altra parte, agli "occidentali" certe questioni interessano poco o nulla. Ryszard Kapuściński scriveva, sempre sulle pagine di Imperium: "In questi luoghi, tra uomini, piante e animali è sempre in atto una lotta per la sopravvivenza, per quella goccia d'acqua senza la quale non esiste vita". Qui è ammirevole il lavoro di Radio Yntymak, stazione che prende il nome di un villaggio, a 35 chilometri da Osh e a 300 metri dal confine uzbeko, con gravissimi problemi di acqua potabile:

" "L'Alay è il nostro orgoglio. La nostra stazione - spiegano ad Eurosport Italia - è composta da un gruppo di giornalisti impegnati a mandare in onda trasmissione in lingua russa, kirghiza e uzbeka, per creare una sorta di unione tra i popoli. Per ora sta funzionando, speriamo il più a lungo possibile"."
Un'esultanza dei giocatori dell'Allay Osh dopo una rete della punta guineana Alia Sylla

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