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La storia di Géza Turi, il portiere-operaio scudettato a 42 anni: il più anziano d'Europa

La storia di Géza Turi, il portiere-operaio scudettato a 42 anni: il più anziano d'Europa

Il 15/11/2016 alle 17:41Aggiornato Il 16/11/2016 alle 17:36

Il portiere ungherese è il giocatore più "anziano" ad aver vinto un titolo nella storia recente del calcio europeo: c'è riuscito nei giorni scorsi con il Víkingur Gøta nelle Fær Øer. Dai 18' giocati nella bolgia di Old Trafford al trasferimento (come giocatore-operaio) nella quiete degli isolotti atlantici: "Mi ascoltino, Totti e Buffon: non c'è niente di meglio di un trionfo dopo i 40".

I portieri, storicamente, ci hanno abituati un po' a tutto ma certe storie è sempre un piacere raccontarle. Forse perché "vincere uno scudetto dopo aver sorpassato i 40 anni ha tutto un altro sapore. A chi lo consiglio? Ai campioni assoluti del vostro calcio", sono le parole - rilasciate ad Eurosport Italia - di Géza Tamás Turi, portiere ungherese dalle 42 primavere laureatosi nei giorni scorsi campione delle Isole Fær Øer con la maglia del Víkingur Gøta: "A Francesco Totti, che ai 40 è già arrivato, auguro di vincere subito un'altra Serie A, a Gianluigi Buffon, che si sta avvicinando, magari una Champions...".

Géza Turi (a sinistra) durante la festa-scudetto del Víkingur Gøta nelle Fær Øer

Géza Turi (a sinistra) durante la festa-scudetto del Víkingur Gøta nelle Fær Øerfacebook

A 42 anni, di giorno operaio, di sera calciatore e allenatore

La simpatia di Géza è di quelle genuine. Di quelle che tengono ben presente il coefficiente di difficoltà tra una Serie A, una Champions League e la massima divisione delle Isole Fær Øer, per chi non la conoscesse la "Effodeildin".

Dai fisici statuari e conservati alla perfezione da parte dei fuoriclasse italiane, ad uno in cui gli addominali in vista sono un lontano ricordo di uno che il portiere a tempo pieno lo faceva un tempo e che ora divide la passione di una vita con un impiego da operaio nei quadri della Aluplast P/F: "Di giorno installo infissi di alluminio, di sera mi alleno con la prima squadra e guido l'Under 16 del Víkingur (che, per gli appassionati di lingue straniere, si pronuncia "Vòcingur"), in cui gioca mio figlio Géza David di 15 anni".

Géza Turi col figlio David

Nella famiglia Turi, anche la moglie Zsuzsanna e la secondogenita Fanni Kata di 11 anni.

Géza Turi alla festa scudetto coi figli

Non è mai troppo tardi

Insomma, Géza è un "family man" fatto e finito, che come calciatore si porta dietro lo status di "a fine carriera" ormai da tempo immemore: "Dico sempre che smetto e poi non lo faccio mai. Ogni anno che comincia dev'essere l'ultimo e invece allungo sempre di uno. Forse adesso, con la vittoria del campionato, sarebbe davvero giusto farlo", se la ride il portiere magiaro, più datato anche del mitico Gábor Király, classe '76, che proprio questa ser,a contro la Svezia, darà il proprio addio alla nazionale magiara: "Gábor è un istituzione - s'illumina Géza -: noi ungheresi siamo gente resistente". Come contraddirlo?

Metti una serata di Champions ad Old Trafford

A far da contraltare, nei pensieri di Géza, un'altra ipotesi non da poco: "Se mi ritiro perderei la possibilità di giocare i preliminari di Champions". In cui però l'estremo difensore magiaro ha già vissuto il suo momento di gloria. E che gloria: giocare ad Old Trafford. Era il 27 agosto 2002, il 75' del match tra Manchester United e Zalaegerszegi, piccolo team dell'Ungheria occidentale che pochi mesi prima aveva vinto il suo primo e unico titolo. All'andata i magiari avevano fatto carte quarantotto vincendo clamorosamente 1-0 mandando in delirio un club (oggi in seconda divisione) che in Inghilterra non fu in grado di ripetersi. La gara di ritorno fu quella della famosa punizione di David Beckham, la cui esultanza venne riproposta in loop nelle sigle della competizione e nelle pubblicità delle lamette da barba. Ma nessuno si ricorda che, a un quarto d'ora dalla fine, fece il suo ingresso in campo il secondo portiere dello Zalaegerszegi: siamo sul punteggio di 3-0 - per effetto degli acuti di van Nistelrooy, Beckham e Scholes nei primi 20' di gioco - e i magiari si erano riversati in avanti (senza troppa convinzione) alla ricerca del gol che potesse riaprire il discorso qualificazione. Ma i Red Devils non sono quelli dell'andata ed entrano da ogni pertugio: il portiere ospite ex Charlton Athletic Saša Ilić, esce a valanga su van Nistelrooy. Per l'arbitro Batista è rigore ed espulsione. Géza subirà il rigore dell'olandese e il 5-0 definitivo di Ole Gunnar Solskjær ma... "fu un'esperienza indimenticabile. Ricordo ogni singolo istante di quei 18 minuti, compresi quelli di recupero, giocati nel Teatro dei sogni. Fu decisamente il punto più alto della mia carriera". In un altro match preliminare di quella Champions, il Milan rischiava l'eliminazione contro lo Slovan Liberec, salvo poi andarsi a prendere la coppa dalle grande orecchie in quell'indimenticabile finale tutta italiana contro la Juventus. Giocata proprio ad Old Trafford...

Gøta... dove?

Si diceva della carriera di Géza: "Allo Zalaegerszegi, prima di finire in panchina, difendevo la porta da titolare sin dall'anno 2000. Prima però, solo esperienze in ambito dilettantistico con Kesztheli, Csepel e Dunakeszi negli anni '90. L'aria di Champions fece nascere dentro di me una grande voglia di un'esperienza all'estero".

Così, dopo altri due anni in patria tra le fila di Fehérvár e Tatabánya "nel 2006 valutai una proposta molto singolare. Arrivava dalle Isole Fær Øer, che avevo a malapena sentito nominare. A volermi era il Gøtu Ítróttarfelag (o, nella versione breve, il GI Gøta. Accettai e, a 32 anni salutai l'Ungheria".

Tifosi Víkingur Gøta

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"Ero già qui, prima che il club nascesse"

Il GI Gøta è la vecchia versione del Víkingur, che sì costituì due anni più tardi dopo la fusione del vecchio club per cui firmò Géza e il LIF (nella versione "estesa", il Leirvík Ítróttarfelag): "Si può dire che sono arrivato prima io della squadra per cui ho vinto il campionato - se la ride Géza -. Lo scudetto, il primo per la nuova società, è stata un'emozione unica: l'abbiamo conquistato all'ultima giornata, in trasferta, in casa dell'Argja Bóltfelag (o AB Argir, ndr)grazie al gol di Sølvi Vatnhamar e alla doppietta del nostro attaccante barbuto Andreas Lava Olsen. Abbiamo vinto 3 a 1 arrivando a 61 in classifica, uno in più del Klaksvík".

Un duello che che ha interrotto l'egemonia della capitale tra i storici club di HB e B36 Tórshavn.

Unno tra i vichinghi: tra quiete e calcio in crescita

"La nostra vittoria è stata un'autentica sorpresa: a sostenerci c'erano un sacco di tifosi rumorosissimi e vestiti da vichinghi. Il calcio e la vita nelle Fær Øer? - conclude Géza -: anzitutto sono diventate la mia nuova casa: il paese, Norðragøta, è in realtà un villaggio di circa 550 abitanti con una quiete inimitabile. Qui, il pallone, fa ancora parte senz'altro delle retrovie del calcio europeo. E sarà così per sempre, penso".

Tifosi Víkingur Gøta

Tifosi Víkingur GøtaEurosport

"Ma guardate i progressi dell'Islanda: chi l'avrebbe mai detto? E anche qui siamo cresciuti molto: grazie agli stranieri, che negli ultimi 10 anni hanno innalzato il livello della competizione. E' soprattutto per questo motivo che la Nazionale di qui, un tempo, perdeva subendo goleade sistematiche e ora si prende il lusso di vincere qualche partita come contro Grecia, due volte nel cammino ad Euro 2016, e Lettonia, in quest'ultima tornata di qualificazioni ai Mondiali. Ha perfino pareggiato contro la mia Ungheria...".

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