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Si pensa a una Balkan Football League per il 2018, ma nell’ex Jugoslavia c’è tensione

Si pensa a una Balkan Football League per il 2018, ma nell’ex Jugoslavia c’è tensione

Il 03/01/2017 alle 18:44Aggiornato Il 03/01/2017 alle 18:45

Le riforme delle coppe europee penalizzano i paesi che, uniti, costituivano una potenza del calcio continentale. Si lavora per una riunificazione in stile basket per rialzare il livello tecnico in una fetta di Europa che da sempre produce talenti indiscussi e garantire un posto diretto nella nuova Champions. Ma i (caldissimi) tifosi dei club delle varie repubbliche non sono così d'accordo...

Una riunificazione - calcistica - della ex Jugoslavia? A Mosca, in una recente assemblea tra i membri delle federazioni delle varie repubbliche, se n'è già parlato. Ma, come spesso accade nelle ex zone oltrecortina, le informazioni ad emergere sono attualmente contrastanti. C'è chi dà già per fatta la nuova prospettiva, battezzandola Balkan Football League, con partenza in autunno 2018 e il beneplacito dell'Uefa. E c'è chi, invece, smentisce tutto - come lo stesso Aleksander Čeferin, nuovo capo dell'istituzione che regola il calcio continentale, toccato in maniera particolare dalla vicenda viste le sue origini slovene.

Tifosi Partizan Belgrado ai cancelli di San Siro (LaPresse)

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Rilanciare il "Brasile d'Europa"

Ma perché si è arrivati a questa proposta? Anzitutto occorre specificare che è da qualche anno che essa torna in auge in modo più o meno sistematico. Questa volta, però, sembra si voglia andare dritti al punto: restituire credibilità a un calcio (quel "Brasile d'Europa) che una volta c'era - e mieteva successi internazionali - e ora, obiettivamente, non esiste più. Un tempo - nemmeno troppo lontano - la Stella Rossa vinceva la Coppa dei Campioni, oggi si ritrova ad essere qualcosa di minimamente più impegnativo di uno sparring partner in Europa League.

Tifosi Stella Rossa Belgrado (LaPresse)

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In Croazia? La DInamo Zagabria partecipa spesso alla Champions League ma non va mai oltre l'ultimo posto della fase a gironi. Il suo plenipotenziario Zdravko Mamić - più volte arrestato dalla polizia e aspramente contestato dai propri tifosi - è solamente interessato ad introitare quanti più milioni di euro possibili dalla vendita dei gioiellini cresciuti nel club. Son rimaste le briciole, insomma.

Supporters du Dinamo Zagreb brandissant un t-shirt de protestation contre  Zdravko Mamic.

Supporters du Dinamo Zagreb brandissant un t-shirt de protestation contre Zdravko Mamic.AFP

Le top 24 dell'ex "Jugo"

L'iniziativa è promossa dal presidente della Federcalcio macedone Vasko Dojčinovski e funzionerebbe così: dalla stagione 2018-2019, 24 club provenienti dalle federazioni di Serbia, Croazia, Slovenia, Bosnia Erzegovina, Montenegro e, appunto, Macedonia, verrebbero inseriti in sei gironi dal quattro squadre ciascuno. Troveremmo certamente squadre del calibro di Stella Rossa, Partizan Belgrado, Maribor Branik, Olimpia Lubiana, DInamo Zagabria, Hajduk Spalato, Zeljeznicar Sarajevo, Vardar Skopje, tanto per intenderci. Dopodiché, ecco le gare di eliminazioni diretta dagli ottavi sino alla finalissima, vincendo la quale ci si qualificherebbe direttamente ai gironi di Champions. Si tratterebbe di una competizione infrasettimanale, una sorta di "coppa", mentre nei weekend si continuerebbe a giocare nei vari campionati nazionali. L'avvallo all'idea è arrivato da personalità importanti come il ct montenegrino Branko Brnović e soprattutto - anche se, vista la carica istituzionale, non ufficiamente - dal presidente della federcalcio croata, nonché membro del Comitato Esecutivo Uefa, Davor Šuker, il più grande goleador di tutti i tempi della maglia a scacchi.

L'idea che non piace alla gente

Modalità di qualificazione (per entrare nel novero delle best 24) e di concomitanza di calendario con le coppe europee sono problemi ancora tutti da risolvere. Ma il tutto appare ancora come una grossa utopia. L'esperimento - che strizza l'occhio a quello che ha già più volte singhiozzato nel basket - non piace a nessuno. Non piace alla gente, ai tifosi di ogni repubblica: ovunque si è manifestato con uno striscione di protesta: da Zagabria a Belgrado, da Maribor e Lubiana a Sarajevo.

Si teme qualsiasi cosa: la perdita d'identità dei club minori e il consequenziale saccheggio tecnico da parte delle squadre principali che dovrebbero attrezzarsi per la "Balkan League".

E, soprattutto, si teme per la sicurezza, anzitutto. Già con gli assetti attuali, gli stadi dell'ex Iugoslavia sono tra i più violenti d'Europa, figuriamoci ricostruendo scenari precedenti a un conflitto, acquietatosi solamente una ventina di anni fa dopo la guerra in Kosovo. Altra questione calda e attuale, dal drone nel match con l'Albania all'indipendenza calcistica ottenuta di recente.

2016, Ivan Bogdanov sugli spalti a Reggio Emilia, Sassuolo-Stella Rossa, LaPresse

2016, Ivan Bogdanov sugli spalti a Reggio Emilia, Sassuolo-Stella Rossa, LaPresseLaPresse

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