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Tra Europarlamento e area di rigore: la storia di Ignazio Cocchiere, il "diplomatico del gol"

Tra Europarlamento e area di rigore: la storia di Ignazio Cocchiere, il "diplomatico del gol"

Il 25/04/2017 alle 19:59Aggiornato Il 25/04/2017 alle 20:26

Campione d'Italia con la Primavera dell'Inter con Balotelli, Bonucci e Biabiany, l'esterno offensivo è capocannoniere in Belgio, in cui divide le sue giornate professionali: di giorno è assistente parlamentare, di sera (e nel weekend) calciatore del Dender, che lotta per tornare in seconda serie, dopo la controversa riforma calcistica locale: "Il doppio impegno? Non mi pesa. Giovani, studiate".

Segnare 18 gol, quando la stagione deve ancora terminare, non è mai facile. Specie se di mestiere non fai l'attaccante. O, meglio, il tuo primo lavoro è decisamente un altro e, peraltro, parecchio impegnativo: l'assistente europarlamentare a Bruxelles. Un impiego da funzionario, che impegna la mente, buona parte della giornata, nelle questioni tecniche, studi, ricerche, assemblee e tanto altro. E' la storia di Ignazio Cocchiere, ex campione d'Italia Primavera con una delle squadre giovanili più forti della storia del calcio recente: l'Inter 2006-2007. Sì, quella in cui c'erano i vari Leonardo Bonucci, Jonathan Biabiany e, soprattutto, Mario Balotelli, che il 19 maggio 2007, a Bressanone, decise dal dischetto la finalissima contro la Sampdoria. Ancora qualche giorno e saranno esattamente 10 anni...

Quell'Inter Primavera pazzesca con Balotelli, Bonucci e Biabiany

Da quel penalty, di acqua sotto i ponti ne è passata tanta. C'è chi ha fatto carriera e ha appena polverizzato il Barcellona con la maglia della Juve pur vedendosi scartato anzitempo dai programmi di Appiano Gentile. Chi all'Inter "bazzica" tuttora - come lo stesso Biabiany, chi è protagonista da tempo di un discreto percorso in Serie B come l'attaccante Gianluca Litteri (protagonista al Cittadella di Roberto Venturato) oppure il centrocampista del Novara Francesco Bolzoni. Sulla maggior parte di loro, però, è calato l'oblio, figlio di una mentalità generale che, dieci anni fa, non era certamente sottesa - come invece sembra esserlo di questi ultimi tempi - alla valorizzazione dei giovani:

" "Non ci si piange mai addosso, è una mia filosofia di vita - rivela a Eurosport Ignazio Cocchiere, da anni protagonista in Belgio, e attualmente con la maglia del Dender, terza serie - Tuttavia, dieci anni fa, per un giovane proveniente da una Primavera italiana, era molto difficile emergere. Sapendolo, mi sono sempre diviso tra campo e libri di scuola e università. Intendiamoci, non ero un secchione ma ho sempre considerato lo studio un impegno importante quanto il calcio"."

Pizzighettone? Meglio la Svizzera

Classe 1987, varesino di nascita, dopo quella finale a Bressanone, per Cocchiere arriva il prestito in Serie C2, al Pizzighettone neoretrocesso:

" "La squadra e il progetto 2007-2008 erano importanti, io però non sono riuscito a farne parte, collezionando solamente due presenze. Ma ho imparato molto: là davanti c'era gente come Eros Bagnara e Marcello Campolonghi. In difesa comandava un certo Sergio Porrini, insieme a Ruggero Radice e Stefano Rossini". Tutta gente dalla comprovata esperienza. Rimpianti? "No, nessuno. Anche se, molto probabilmente, nella Lega Pro di oggi, le cose sarebbero andate diversamente. Dieci anni fa, neanche in Serie C1 e C2 c'era la cultura dei giovani...". "

Tanto che, dopo un fugace passaggio alla Pro Patria, la decisione:

" "Erasmus a Ginevra e continuare ad essere professionista nella Serie B svizzera. Oggi è ambita da tantissimi giovani che restano senza contratto, una decade fa era considerata, comunque, una scelta quantomeno originale - ricorda Cocchiere -. Mi ero iscritto a Scienze Politiche e a Ginevra c'era un percorso di studi che mi interessava parecchio. Inizialmente, in Italia, mi dissero che la trafila burocratica sarebbe stata parecchio complicata. Dall'ateneo svizzero, invece, ottenni la reazione opposta e partii in quattro e quattr'otto". "

Qui, una volta chiusi i libri, Cocchiere segnava prima con la maglia del Baulmes e poi con quella del Nyon. Prima di far rientro in Italia, dove però il professionismo gli aveva ormai voltato le spalle.

Direzione Bruxelles. In giacca, cravatta e scarpini chiodati

Tra il 2010 e il 2011, le esperienze "casalinghe" con Gallaratese e Caronnese. Nel frattempo, arriva il momento di preparare la tesi di laurea sulla Protezione civile dell'Unione Europea: "Per farlo andai a Bruxelles, mi presi un paio di mesi sabbatici nella città che già nella mia testa avrebbe dovuto diventare la mia casa - prosegue Ignazio -. Tuttavia continuavo a pensare al calcio. Un pomeriggio d'inverno, ricordo faceva freddissimo, decisi di andare a vedere una partita dell'Union Saint-Gilloise, squadra storica di Bruxelles, una sorta di Pro Vercelli belga.

Campione nazionale undici volte dal 1904 al 1935 e che oggi si barcamena tra la terza e la seconda divisione, a fortune alterne:

" "Allo stadio c'era Ibrahim Maaroufi, mio compagno di squadra all'Inter. Era l'inizio del 2013 e stava per firmare per il club. Prima di farlo mi presentò ai dirigenti, che presero anche me". "
2006-2007, Coppa Italia, Inter-Messina, Maaroufi (LaPresse)

2006-2007, Coppa Italia, Inter-Messina, Maaroufi (LaPresse)LaPresse

Dal talento cristallino e promessa del calcio alla periferia del football: dopo un breve ritorno in Italia (in Lega Pro, tra le fila della Paganese), ora Maaroufi è tornato in Belgio, confinato nel club provinciale dello Schaerbeek. A Cocchiere, invece, andò decisamente meglio: al Saint-Gilloise trascorse tre anni di pura gloria.

Salvò il club con un gol al 94' nella finale playout contro il Leopoldsburg, l'anno successivo lo trascinò alla Seconda divisione e in totale colleziona 29 reti in 93 presenze. L'anno scorso, al cambio della guida tecnica, viene messo ai margini e ceduto contro la volontà dei tifosi, che gli dedicano maglie e spillette celebrative.

E che ancora lo acclamano. Con quel coro "Ignaciò préfère le stoemp aux pâtes au pestò" (notare gli accenti per far cadere la rima). Come a dire: "Ignazio, che preferisce il nostro tortino alla pasta al pesto italiana, è uno dei nostri".

Il Diplomatico del Gol

Ora, il Dender e le 18 reti. Da non-attaccante. Cocchiere - che parla un francese perfetto - gioca tra le linee, da esterno, rientra sul piede di riferimento, si butta su ogni pallone e fa tanti, tantissimi gol.

" "La First Amateur Division, è una sorta di B2 - chiosa Ignazio -: come livello equivale alla Lega Pro italiana, a tutti gli effetti. Magari non al livello delle primissime in classifica, ma siamo lì. Tornare in Italia? Non credo, il mio futuro è qua. Amo molto il mio lavoro al Parlamento Europeo, ho fatto tanto per arrivarci e ora voglio tenermelo stretto. Ai giovani calciatori consiglio, inoltre, di non abbandonare mai gli studi, tenendosi sempre buona una strada alternativa. E, per quanto riguarda, l'Italia del pallone è una figura lontana... No, qui sto davvero bene: preferisco lottare per risalire di categoria tornando in Proximus League e continuare ad essere, come mi chiamano tutti da queste parti, il diplomatico del gol"."
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