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Iran, si era data fuoco per protestare per il divieto di andare allo stadio: morta Sahar Khodayari

Iran, si era data fuoco per protestare per il divieto di andare allo stadio: morta Sahar Khodayari

Il 11/09/2019 alle 13:38Aggiornato Il 11/09/2019 alle 14:15

Arrestata lo scorso 12 marzo allo stadio Azadi di Teheran perché si era recata a vedere la partita dell'Estghlal. È morta in un'ospedale di Teheran per ustioni di terzo grado. Il caso sta provocando forti polemiche contro le autorità della Repubblica islamica.

Si era data fuoco dopo essere stata convocata in tribunale per rispondere dell’accusa di essere entrata illegalmente in uno stadio di calcio e per le ustioni riportate da questo estremo gesto Sahar Khodayari, è morta il 9 settembre in un'ospedale della capitale iraniana.

Khodayari era stata fermata lo scorso 12 marzo allo stadio Azadi di Teheran, per vedere la partita e si era travestita da uomo. Nulla le avrebbe impedito di assistere al match della sua squadra del cuore, l'Estghlal, attualmente allenata tra forti contrasti dal tecnico italiano Andrea Stramaccioni, contro l'Al Ain, club degli Emirati Arabi Uniti. Si era anche ritratta allo stadio con un selfie, ma è stata arrestata e portata nel carcere femminile di Gharchak Varamin a sud di Teheran, perché in Iran è reato per le donne recarsi a uno stadio (unico paese al mondo che vieta l’ingresso allo stadio delle donne) e la pena da scontare è la galera.

Rilasciata su cauzione dopo 48 ore, il 2 settembre era stata chiamata a comparire in un tribunale rivoluzionario di Teheran per riprendere il cellulare e accusata di “aver commesso un atto peccaminoso non indossando l’hijab in luogo pubblico” e di “offesa a pubblici ufficiali”. Dopo il rinvio del caso a un’udienza successiva, Sahar era uscita dal tribunale, si era cosparsa di benzina e si era data fuoco. L’incredibile vicenda era diventata di pubblico dominio in Iran e aveva spinto esponenti politici, personalità e rappresentanti del mondo del calcio a prendere una posizione netta contro il divieto di ingresso negli stadi per le donne.

" La morte di Sahar è un fatto sconvolgente – ha dichiarato il direttore delle ricerche di Amnesty International sul Medio Oriente e sull’Africa del Nord - che rivela l’impatto dell’agghiacciante disprezzo delle autorità iraniane per le donne. Il ‘reato’ di Sahar è stato quello di essere una donna in un paese dove questo significa essere discriminate per legge nel modo più orribile in ogni aspetto della vita, persino nello sport. Questo divieto discriminatorio dev’essere immediatamente annullato e la comunità internazionale – compresa la Fifa in quanto organo di governo mondiale del calcio e la Confederazione calcistica asiatica – devono prendere provvedimenti urgenti per assicurare che le donne possano entrare negli impianti sportivi senza essere discriminate o rischiare di essere processate e punite"

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