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Perché Eziolino Capuano non è un fenomeno da baraccone: ad Arezzo ha riacceso l'entusiasmo nel club

Perché Eziolino Capuano non è un fenomeno da baraccone

Il 21/10/2015 alle 16:24Aggiornato Il 22/10/2015 alle 04:46

Per molti Eziolino Capuano era già un autentico personaggio di culto, altri lo hanno imparato a conoscere dopo il celebre sfogo nello spogliatoio dell'Arezzo registrato da un giocatore (il giovane Nicolò Sperotto) e ben presto diventato virale sul web. Attraverso le testimonianze di alcuni ex calciatori e dei giornalisti di Arezzo abbiamo provato a capire chi è Capuano: un tecnico che divide

Per molti Eziolino Capuano era già un autentico personaggio di culto, altri lo hanno imparato a conoscere nelle ultime due settimane dopo il celebre sfogo al termine di una sconfitta contro il Lucignano (formazione di Promozione, ndr) registrato nello spogliato con il proprio cellulare da un calciatore dell’Arezzo, il terzino Nicolò Sperotto, e divenuto di dominio pubblico perché pubblicato sul web. Dalle Iene a Striscia La Notizia, dal Corriere della Sera alla Rai non c’è stata testata o rete televisiva che non abbia parlato del vulcanico tecnico dell’Arezzo, ricordando il vastissimo repertorio fatto di sfoghi eccessivi, esultanze sopra le righe, esternazioni talvolta improvvide (una di stampo omofobo gli costò lo scorso anno una multa di 15.000 euro, ndr) e conferenze stampa leggendarie di un uomo di calcio che non è mai stato preso troppo sul serio ma liquidato forse frettolosamente a fenomeno da baraccone. ‘Dio perdona Capuano no’, ‘Eziolino lo squartatore’: il tecnico campano, si è trovato la scorsa settimana a subire critiche feroci per la sua scelta di non perdonare Sperotto ma tenerlo ai margini della squadra e dello spogliatoio. In molti hanno temuto che lo spogliatoio si sfaldasse e, come altre volte, nella sua sterminata carriera da allenatore Capuano potesse pagare questa sua impulsività con un esonero. Il presidente dell’Arezzo Mauro Ferretti, i giocatori e la parte più calda del tifo amaranto però non hanno mai voltato le spalle al proprio condottiero che sabato ha guidato l’Arezzo al primo successo casalingo dell’anno nel derby contro il Prato, chiudendo una parentesi durissima e spazzando via le polemiche e soprattutto i dubbi riguardo a chi tenga in mano le redini dello spogliatoio amaranto.

Molto più che un semplice showman

50 anni, allenatore “per vocazione” dall’età di 17 anni con un’esperienza ultraventennale maturata sui campi polverosi della D e della C Eziolino Capuano è in realtà il prototipo dell'allenatore-ultras, un fenomeno da baraccone, una reincarnazione di Oronzo Canà o semplicemente un allenatore preparato con un ego debordante che vive il calcio in una maniera non convenzionale? Per provare a capire il personaggio Capuano abbiamo innanzitutto provato a interpellare alcuni giocatori che sono stati allenati dal ‘Mini One’ (uno dei tanti soprannomi del tecnico di Pescopagano, ndr) negli anni passati e che ci tracciano un identikit assai sorprendente: "Capuano è uno dei tecnici più preparati tatticamente che ho avuto – racconta Alessandro Evangelisti, 34enne centrocampista del Mezzolara che alle dipendenze di Capuano visse il tribolato campionato in C1 col Potenza nel 2009 – le sue squadre sono sempre molto organizzate ed è difficile che subiscano tanti gol. E’ un grandissimo lavoratore che prepara nei minimi dettagli la partita e studia in maniera maniacale l’avversario. Ha un grande temperamento e un modo diretto di dirti le cose in faccia però se riesci a capirlo è uno che sa tirare fuori il meglio anche da situazioni difficilissime e soprattutto riesce a tenere tranquilla la squadra attirando su di sé tutte le critiche o le negatività”.

Sulla stessa lunghezza d’onda anche Carlo Vicedomini, centrocampista 30enne attualmente in forza al Nardò che con Capuano ha vissuto un’annata difficile alla Paganese che si concluse con una amara retrocessione in C2 per classifica avulsa: “Mister Capuano è uno che vive 24 ore su 24 per il calcio, che odia perdere, studia, si documenta e durante la settimana lavora con un attenzione e con metodologie che con la Lega Pro non c’entrano nulla. I suoi allenamenti non hanno nulla da invidiare per intensità a quelli di una squadra di Serie A. Io sono convinto che senza certe sparate avrebbe potuto fare un’altra carriera però lui è fatto così. E’ uno sanguigno che non riesce a silenziare il proprio carattere ed essere diplomatico quando servirebbe mediare. Però è uno leale e se riesci a metterti sulla sua stessa lunghezza d’onda è uno in grado di valorizzarti e infonderti una carica eccezionale”.

Vicedomini ha anche una sua idea riguardo al caso Sperotto: “Appena ho sentito la notizia ho pensato che quel giocatore non avrebbe più giocato per Eziolino. Per il mister lo spogliatoio è sacro ed ovunque quello che succede in spogliatoio resta tra le quattro mura. Quella di Sperotto è stata una bambinata… Anche se non c’era malafede ritengo giusto che la società e l’allenatore per preservare il gruppo abbiano voluto prendere questi provvedimenti drastici. In tanti si sono scandalizzati per il linguaggio ma quando si perde male è normale che ci siano sfoghi anche piuttosto coloriti. Sfuriate e liti negli spogliatoi sono sempre accadute e sempre accadranno…”. D’altronde Ferguson stese Beckham lanciandogli una scarpa in testa e Liedholm attaccò al muro Turone ma entrambe gli episodi vennero svelati solamente molti anni dopo… Perché ciò che accade nello spogliatoio resta nello spogliatoio.

Il "guardiano del popolo" che ha riacceso l’entusiasmo ad Arezzo

Se dall'alto della sua autostima smisurata Eziolino Capuano si definisce un allenatore che, al netto di qualche esonero, ha imparato “a friggere il pesce con l’acqua minerale” per realizzare i suoi miracoli ad Arezzo da quando è arrivato ha finora fatto un lavoro egregio, guadagnandosi rispetto incondizionato della proprietà e riaccendendo l’entusiasmo in una tifoseria che si era disaffezionata dalla squadra dopo la discesa in D. Scelto abbastanza a sorpresa dal 65enne patron romano Mauro Ferretti nell’estate del 2014, Capuano sbarca ad Arezzo fra un po’ di scetticismo generale come ricorda il direttore di Amarantomagazine Andrea Avato: “Capuano non è un tecnico che da avversario attira troppe simpatie e quando venne ad Arezzo a giocare con la sua Paganese, ci fu più di qualche ruggine. Una volta per poco non scoppiò un autentico parapiglia fra tribuna e sala stampa dopo che un collaboratore di Capuano (squalificato per l’occasione, ndr) esultò in maniera un po’ troppo colorita dopo un errore dal dischetto dell’Arezzo. L’altra volta addirittura Capuano, sempre squalificato, assistì al match nell’ambulanza a bordo campo. Insomma diciamo che fummo in tanti a nutrire perplessità però ben presto ci ha fatto ricredere col lavoro e i risultati sul campo”.

E' proprio Capuano nell’estate a lavorare ai fianchi Ferretti e a convincerlo a presentare la fideiussione per il ripescaggio in Lega Pro, categoria nella quale i toscani dopo il fallimento del 2010 non avevano più militato: “Il mister riuscì a persuadere il presidente e col suo entusiasmo e il suo carisma da capopolo riuscì a incrinare tutte le fratture nell’ambiente fra proprietà, ambiente e tifoseria. Il vero capolavoro di Capuano però fu quello di costruire, praticamente in prima persona, vista l’assenza di un ds, in meno di 10 giorni una squadra all’altezza della categoria”. Già perché Capuano ad Arezzo sin dal primo giorno è stato molto più che un allenatore con la sua esperienza, la sua iperattività e il proprio bagaglio di conoscenza della categoria è stato anche un manager all’inglese (non a caso da quest’anno oltre alla carica di allenatore veste anche i panni del responsabile dell’area tecnica e responsabile del settore giovanile, ndr) e ha plasmato sul mercato e poi in campo una squadra ‘di ignoranti e maiali assatanati’ (usando proprio il gergo caro al tecnico campano) che è riuscita a totalizzare 49 punti e a chiudere al nono posto, un traguardo insperato.

Questi risultati hanno convinto Ferretti a blindare Capuano che ad aprile ha firmato in bianco un contratto fino al 2017 diventando il primo tecnico dell’Arezzo negli ultimi 30 anni a firmare un accordo così lungo con gli amaranto. In estate Capuano e Ferretti, per puntare in due anni alla Serie B, decidono di rifondare la squadra puntando su un nucleo giovane con un budget risicato: “La squadra è costata 500.000 euro ed è composta da tutti calciatori a parametro zero con un’età media molto giovane – ha raccontato Capuano qualche settimana fa - Se ci salviamo su questa base prometto che costruirò una squadra per provare a salire in Serie B nel 2016-2017. Il mio desiderio è di allenare il più a lungo possibile su questa panchina e poi, se mi sarà consentito, diventare un dirigente dell’Arezzo”. Per questo al di là del caso Sperotto e del ciclone mediatico fra Capuano e l’Arezzo in questo momento scorre un feeling unico che fa addirittura azzardare ad Avato che: “Capuano in questo momento storico sia l’unico insostituibile all’interno del club toscano”. Il guardiano del popolo sembra aver trovato la propria isola felice. Alla faccia di detrattori e invidiosi.

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