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Quando la Cina diventa un incubo: la triste fine del Pavia

Quando la Cina diventa un incubo: la triste fine del Pavia

Il 12/10/2016 alle 11:52Aggiornato Il 12/10/2016 alle 12:47

Mentre Milano si appresta fra cinque settimane a vivere il probabile primo derby fra due club a proprietà cinese, vale la pena anche raccontare la storia del primo club pro gestito da un fondo cinese, il Pavia, fallito purtroppo il 5 ottobre. Fra proclami roboanti, promesse disattese e progetti di kolossal cinematografi e ondate di tifosi dall'Oriente come si è materializzato questo fiasco.

Il prossimo derby della Madonnina potrebbe essere il primo duello fra due club a proprietà cinese. Una bella novità anche se mai come in questi giorni, sulla sponda rossonera di Milano, c'è chi si interroga sulle reali intenzioni della nuova cordata rappresentata da Sino Europe, ambizioso quanto misterioso fondo che entro la fine del prossimo mese si appresta a prendere il controllo del club, chiudendo definitivamente la dorata era berlusconiana. In tanti, specie, dopo il no secco di Paolo Maldini ad un ingresso nella dirigenza, temono che il progetto possa non essere ambizioso e all'altezza di una squadra che deve tornare ad essere protagonista in Italia e in Europa. Noi in questa sede non vogliamo dare giudizi ma solo raccontare una storia purtroppo amara che vede come protagonista il Pavia Calcio e il fondo cinese Pingy Shanghai Investment. Una vicenda che fra proclami di grandeur e promesse disattese si è conclusa con un doloroso fallimento e una carica di macerie dalle quale è dura ripartire.

Estate 2014: il Pavia è reduce da un ultimo posto in Lega Pro Prima Divisione e tra i tifosi regna lo sconforto nonostante gli azzurri avessero mantenuto la categoria causa blocco delle retrocessioni. Il 4 luglio un bagliore pare indicare la luce in fondo al tunnel: Xiadong Zhu, presidente del fondo cinese Pingy Shanghai Investment, rileva la squadra a costo zero aprendo una nuova era in via Alzaia. Questa è la storia dell’ennesima grande (dis)illusione di provincia, una storia piena zeppa di pomposi proclami inesorabilmente svaporati. Il 5 ottobre 2016 il Tribunale di Pavia ha infatti decretato il fallimento della squadra di calcio cittadina

Insediamento in pompa magna: i cinesi promettono la luna

Profilo basso? Espressione che non campeggia nel dizionario di patron Zhou e del braccio destro Qiangming Wang. Dal momento del loro insediamento in società i dirigenti cinesi promettono mari e monti alla tifoseria, ventilando la costruzione di un nuovo stadio sulla falsa riga dello Stade de la Maladière di Neuchatel, un impianto in grado di ospitare - oltre alle infrastrutture sportive - palestre, boutique per area commerciale, un migliaio di posti auto coperti nonché la sede centrale del corpo dei pompieri. Il presidente annuncia inoltre l’imminente avvento di 100 mila turisti cinesi a Pavia e prospetta un potenziale di 50 milioni di tifosi azzurri nel Paese del Dragone. L’obiettivo è quello portare subito la squadra in Serie B, per poi guadagnare la massima categoria e lottare per l’Europa: materiale per provocare emicranie al più ottimista dei tifosi.

I soldi ci sono e vengono spesi: cifre esorbitanti per la categoria

Si parla di un investimento complessivo dell’ordine dei 15 milioni di euro: soldi freschi immessi nei forzieri del Pavia per rinforzare la squadra e rispettare la tabella di marcia. Raffrontato agli standard della categoria, il monte ingaggi è esorbitante. I risultati non tardano ad arrivare: la squadra di mister Riccardo Maspero (colui che scavò una “buca” sul dischetto poco prima che Salas si presentasse a battere un rigore in un celebre derby della Mole) è stabilmente attestata ai piani alti del campionato e si avvia a un’agevole qualificazione ai playoff. A una giornata dalla fine della regular season i cinesi optano per un “quarantotto”: benservito a Maspero e panchina affidata allo scafato tecnico ex Atalanta Giovanni Vavassori, la cui esperienza sarebbe dovuta essere garanzia di successo. Risultato? Pavia eliminato al primo turno dal Matera e appuntamento all’anno successivo per un nuovo tentativo di promozione in cadetteria

Tifosi e giocatori del Pavia calcio

Il rapporto complicato tra la Basket City e il calcio: Zhou mugugna

I piani di Zhou si rivelano di difficile attuazione: il progetto del nuovo stadio non decolla e gli spettatori raramente superano quota 1000/1500; il ritorno economico dal territorio è insoddisfacente. Pavia del resto è una basket city per definizione: la città si è sempre scaldata maggiormente per la Pallacanestro Pavia piuttosto che per le sporadiche imprese della squadra di calcio (1'200 spettatori hanno assistito al PalaRavizza al derby di Serie C tra l’Omnia basket Pavia e l’Edimes Pavia, a fronte dei 400 presenti alla sfida di Eccellenza del “Fortunati” tra il neonato Pavia 1911 e l’Ardor Lazzate). Complice anche la mancanza di uno sponsor a livello nazionale, lo scenario è plumbeo; i bonifici, tuttavia, continuano a partire.

Le prime crepe: la sparata di Bignotti e la dissolvenza cinese

Per la stagione 2015/2016 la panchina azzurra è affidata all’ex centrocampista del Chievo Michele Marcolini: i risultati questa volta sono altalenanti e il tecnico viene sollevato dall’incarico all’indomani di una pesante sconfitta contro il Lumezzane. La rivoluzione copernicana del mercato invernale (undici giocatori acquistati, altrettanti accompagnati alla porta) non frutta gli effetti sperati e all’interno del club gli animi si surriscaldano, tanto che il direttore generale Nicola Bignotti arriva al punto di dichiarare che alcuni giocatori dissidenti avrebbero dovuto essere sciolti nell’acido.

La data spartiacque è quella del 4 aprile 2016: il Pavia perde lo scontro decisivo in ottica playoff contro l’Alessandria ed è nuovamente costretto a riporre nel cassetto i sogni di gloria. Da quel momento in poi il presidente Zhou fa perdere le tracce di sé: dipendenti, fornitori e calciatori non vedono più il becco di un quattrino. Il finale assume i contorni della farsa in un clima da caduta dell’Impero: la società è rilevata per la simbolica cifra di un euro dal costruttore romano Alessandro Nuccilli, già protagonista di un cambio d’identità nell’ambito dell’acquisto del Siena (nel 2014 si presentò sotto le mentite spoglie di Alessandro Monzi), ma un reale tentativo di iscrizione al campionato di Lega Pro non viene nemmeno imbastito. Il fallimento è inevitabile. Il resto è stringente attualità e parla di una faticosa ripartenza dall’Eccellenza sotto nuova denominazione.

Panem et circenses, tra Schwarzenegger e la meteora di Casa Pavia

Come in altri casi di rovinosi fallimenti in provincia i toni del dramma sportivo si fondono spesso e volentieri con quelli farseschi da Commedia all’italiana. Le vittime, come di consueto, sono i tifosi e la credibilità di un intero movimento minato dall'assenza di controlli seri alla radice per sondare intenzioni e reale valore delle cordate acquirenti. Riavvolgiamo il nastro all’alba del 2015: la società di via Alzaia finanzia le riprese di un fantomatico kolossal cinese con Maria Grazia Cucinotta e Arnold Schwarzenegger nel cast; il film, in parte ambientato a Pavia, si intitola Magic Card ed è in predicato di essere presentato al festival di Venezia.

La Cucinotta effettivamente si palesa in città, ma di Schwarzenegger (e del passaggio a Venezia) nemmeno l’ombra; il film non verrà nemmeno distribuito nelle sale italiane. La vicenda di "Casa Pavia” è ancor più grottesca. Venerdì 13 maggio 2016 sindaco di Pavia e vice presidente Wang tagliano il nastro del nuovo spazio polivalente del club in piazza della Vittoria. "Bistrot, Pavia store” per acquistare magliette e gadget della squadra e sala conferenze: nell’avveniristica struttura non manca proprio nulla. Durata dell’esperimento? 38 giorni.

L’unico raggio di sole nell’annus horribilis del calcio pavese è rappresentato dall’impresa degli azzurrini di mister Omar Nordi (il più grande cannoniere di sempre nella storia del Pavia dall’alto dei suoi 75 gol): gli Allievi nazionali lo scorso 20 giugno si sono laureati Campioni d’Italia di Lega Pro superando per 3-0 il Pisa nella finalissima di Cesena. Nessuna rappresentativa del Pavia calcio era mai riuscita a conquistare un titolo nazionale: una vittoria dal sapore agrodolce per la città perché la meglio gioventù pavese è migrata altrove per farsi le ossa a causa del fallimento societario. Ma questa è solo l’ultima di una lunga serie di contraddizioni.

di Paolo Pegoraro (Twitter: @PaoloPego82) e Stefano Dolci (Twitter: @stefano_dolci)

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