Lorenzo Spagnoli: professione presidente

Lorenzo Spagnoli: professione presidente

Il 02/04/2014 alle 13:54Aggiornato

In un calcio sempre più longevo 33 anni sono davvero pochi per smettere di giocare calcio.

Lorenzo Spagnoli però la scorsa estate non ci ha pensato due volte a prendere la decisione di lasciare il calcio giocato per dedicarsi anima e corpo a un nuovo ruolo: quello di proprietario e presidente dell’Imolese, formazione che milita nel campionato di Serie D girone D (categoria che non disputava da 15 anni) e che con cinque giornate ancora da gocarei ha già tagliato il traguardo della salvezza matematica.

L’ex regista del Cervia targato “Campioni” di Ciccio Graziani di strada ne ha fatta tanta da quando fu protagonista del popolare reality sul calcio: dopo un paio di breve esperienze in C con Lecco, Legnano e Tempio è tornato a Cervia, dove ha militato per due anni e mezzo in Eccellenza, e nel 2010 si è trapiantato a Bologna dove ha messo su famiglia e ha iniziato a pianificare il futuro diventando giocatore e dirigente dell’Imolese ed acquisendo il 60% del pacchetto azionario della formazione rossoblù: “Sono sempre stato affascinato da quello che sta dietro il calcio giocato, capire le dinamiche societarie: l’organizzazione dei vari uffici e le tante sfaccettature mi è sempre interessato pertanto quando l’Imolese mi ha proposto di dare una mano non solo in campo ma anche di entrare in società attivamente non ci ho pensato due volte e mi sono buttato. Per due anni e mezzo abbiamo collaborato con il gruppo storico di dirigenti dell’Imolese poi per diversità di vedute nell’aprile del 2013 ho deciso di fare la scalata ed acquistare il 100% delle quote della società diventando proprietario e presidente. Eravamo in un periodo delicato in piena lotta per la promozione e per i playoff d’Eccellenza e disimpegnarsi fra campo e impegni di scrivania non è stato semplice. Per fortuna i compagni e il mister sono stati bravi ad aiutarmi a non ascoltare certi spifferi e a rimanere concentrati solo sul campo. Grazie a quest’unità siamo riusciti dopo un’autentica maratona di spareggi a riportare la squadra in Serie D battendo nello scontro finale il San Colombano. L’emozione che ho provato quel giorno, quella gioia pura nel vedere 1200-1300 persone allo stadio a far festa con noi mi hanno fatto capire che era giusto lasciare il calcio giocato con quella promozione sul campo (la terza nella carriera di Spagnoli, ndr) e dedicarmi solamente ai tanti impegni societari…”.

Il primo anno di presidenza a tempo pieno per certi versi è stato più esaltante della cavalcata che ha portato la squadra dopo tanto tempo dall’Eccellenza alla Serie D: “Dimostrare di essere all’altezza di una nuova categoria non era affatto scontato ma ce l’abbiamo fatta navigando sempre a metà classifica, offrendo un bel calcio, conquistando 44 punti in 29 giornate, portando sempre una media di 700-800 persone allo stadio e soprattutto facendo giocare tanti giovani del nostro settore giovanile. Ben 12 dei 28 giocatori della nostra provengono dal nostro vivaio ed hanno avuto un minutaggio significativo nel corso della stagione tanto che siamo tra le tre squadre del torneo ad aver fatto giocare più minuti ai nostri under 21. Questo è importante non solo a livello economico (la LND paga una cifra dai 50.000 ai 10.000 euro alle tre società che in ogni girone lanciano ed utilizzano più giovani, ndr) ma anche perché garantisce un futuro alla nostra società e fa capire quanto sia efficace il lavoro fatto sul settore giovanile, che è il fiore all’occhiello del club”. Proprio sul vivaio Spagnoli ha investito molte delle risorse accumulate: “Ho investito in prima persona per avere un campo in sintetico dove far allenare i bambini. Inoltre ho voluto creare un gruppo di scouting che monitori i giocatori durante l’anno specie durante il weekend di gare. Questo lavoro, portato avanti dal responsabile Filippo Ghinassi, ha pagato e ci permette di avere sempre nuovi ragazzi che emergono e che con l’aiuto degli allenatori possono dare manforte alla prima squadra e perché no, essere ceduti a società professionistiche anche di serie A. Lo scorso anno ad esempio abbiamo ceduto il classe ’96 Enrico Boschi all’Inter mentre quest’anno Genoa, Udinese, Roma, Bologna e Cesena hanno mostrato interesse per 3-4 elementi della nostra Juniores”.

In questa avventura ad Imola da presidente ad aiutare Spagnoli c’è anche Gianluca Ricci, che svolge il ruolo di direttore tecnico, ed è stato compagno di Spagnoli in quel Cervia di “Campioni”: “Con Gianluca c’è un rapporto di fiducia e stima reciproca molto forte. Vediamo il calcio allo stesso modo ed entrambi sappiamo che in questo periodo di forte crisi è importante gestire le risorse con oculatezza lavorando come in un’azienda. Venendo a “Campioni”, dopo nove anni di quell’esperienza mi è rimasto il ricordo di un’esperienza di vita che mi ha arricchito sotto tanti punti di vista e che col senno di poi ho rivalutato. Inoltre mi ha fatto capire quanto sia importante la comunicazione e il marketing per attrarre nuovi partner in società. Nel mio piccolo nell’Imolese mi sto sforzando di trovare degli sponsor e devo dire che lavorando con serietà e passione qualche sponsor che ci dà una mano lo stiamo trovando sulla nostra strada”.

L’esperienza nel Cervia a Spagnoli ha permesso anche di trascorrere il ritiro estivo con la Juventus, la squadra del cuore e di vivere da vicino al fianco di fuoriclasse come Buffon, Del Piero, Nedved, Trezeguet, Vieira e Ibrahimovic: “Quel mese trascorso con i bianconeri è stata un’opportunità immensa. Vedere da vicino come si allenano veri campioni, la loro umiltà e l’attenzione ai particolari è stata un’esperienza straordinaria. Tutti mi accolsero molto bene e non mi fecero sentire un estraneo di passaggio ma parte del gruppo. Il ricordo più bello resta il rigore procurato e trasformato in un’amichevole con il Pavia. Tutta la squadra volle che sul dischetto mi recassi io anche se in campo c’erano fior di specialisti. L’applauso e la faccia compiaciuta di Capello quando andai in panchina a ringraziarlo restano ancora stampati nella mia mente…”.

Se il passato di Spagnoli è stato ricco di sorprese il futuro da presidente spera continui ad essere all’insegna delle vittorie: “Se provo ad immaginare dove saremo io e l’Imolese fra cinque anni mi piacerebbe dire in Lega Pro ma bisogna guardare anche in faccia la realtà. Con la riforma della terza serie, la Serie D tornerà ad essere il quarto campionato italiano. Già essere protagonisti e consolidarsi in questa realtà sarebbe un motivo d’orgoglio”. In campo come dietro la scrivania i piedi di Spagnoli continuano ad essere ben piantati a terra.

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