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Marko Marin sbarca a Firenze nel mito di Savicevic

Marko Marin sbarca a Firenze nel mito di Savicevic

Il 11/08/2014 alle 10:05Aggiornato Il 05/06/2015 alle 15:27

Dal Meno all’Arno, da Francoforte a Firenze. La vita calcistica di Marko Marin ricomincia da dove era cominciata: sulle rive di un fiume. La società Viola si appresta ad annunciare il 25enne talento tedesco, esploso nel Werder Brema e sparito dai radar del calcio che conta nelle ultime stagioni causa troppi infortuni e una massiccia dose di sfortuna.

Ma chi è Marko Marin? Classe 1989, nasce da genitori serbi radicati però nella comunità locale in Bosnia allo scoppio della guerra. La mamma, Borka, trova lavoro in Germania come infermiera: a Francoforte. Qui il piccolo Marko cresce nelle giovanili dell’Eintracht, ma nel 2005 il Borussia Mönchengladbach lo acquista proponendo anche un lavoro a papa Ranko. La svolta. Marko brucia le tappe, passa in prima squadra dove vince anche la Bundesliga 2 nel 2008. E’ un’ascesa continua, e nel 2009 il Werder Brema lo acquista per 8 milioni di euro. Agli ordini di Schaaf esplode definitivamente al fianco dell’altro talento più cristallino del calcio tedesco: Mesut Ozil. I due deliziano in campo, affinando un’intesa che Loew prova a riproporre anche ai Mondiali del 2010 dove Mesut è la stella nascente e Marin la riserva di lusso.

La vetrina internazionale esalta Ozil che passa al Real Madrid, e così Marin si ritrova solo a Brema dove però impiega pochissimo a diventare il nuovo idolo e leader della squadra biancoverde e nel 2012 si trasferisce a Londra alla corte di Abramovich. Il Chelsea si assicura uno dei maggiori giovani talenti in circolazione, ma al Chelsea Marin si smarrisce. Né Di Matteo prima, né Benitez dopo credono in lui, per colpa anche di una serie di piccoli infortuni che ne frenano la rincorsa. L’anno scorso il passaggio in prestito al Siviglia, dove ancora una volta viene falcidiato dalla sorte (strappo muscolare e stop di tre mesi, ndr) che ne condiziona l’esperienza iberica conclusa però con lo stesso finale dell’anno precedente in Blues: la vittoria dell’Europa League, seppur da comprimario (entra in finale col Benfica, ma esce per infortunio nei supplementari, ndr). Ma se si vuol vedere il bicchiere mezzo pieno, Marin è il perfetto spot per la prossima spedizione europea della Fiorentina: una sorta di portafortuna.

Piccolo, sfiora i 170 centimetri, brevilineo, ama i dribbling portati ad altissima velocità, ma soprattutto adora confezionare assist (ben 72 in carriera, contro i 28 gol ufficiali). Tecnica sopraffina, agile e dalla grande creatività, è molto duttile: adora partire da sinistra, ma si esalta quando può giocare da trequartista puro. Insomma, sbaglia chi parla di perfetto sostituto di Cuadrado. Anzi, Marin sarebbe la perfetta penna per disegnare traiettorie invitanti per le sgroppate del colombiano. Oltre che per Rossi e, soprattutto, il connazionale e amico Gomez. I due si conoscono molto bene, si intendono alla meraviglia, fuori e soprattutto in campo come quando nell’amichevole pre-Mondiale 2010 contro l’Ungheria Marin confezionò un pacco regalo che l’ex Bayern scartò volentieri dentro la porta avversaria.

I tifosi Viola gongolano, e sognano di rivedere quelle giocate anche in questa stagione sulle rive dell’Arno. Marin, che nel 2006 era considerato il miglior giovane tedesco davanti anche a gente come Ozil e Goetze arriva con una valigia carica di sogni – lui che da bambino impazziva per quel genio e sregolatezza di Savicevic – ma soprattutto una voglia matta di riscatto, pronto a riprendersi il tempo che sfortuna e infortuni gli hanno sottratto. A soli 25 anni può ancora ritagliarsi un posto tra l’élite del calcio e in quella nazionale che proprio quest’anno è diventata campione del mondo. E’ quello che sperano la Fiorentina e Montella

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