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Michele Contento, il portiere 'virale' del Monfalcone che vive nel mito di Buffon

Michele Contento, il portiere 'virale' del Monfalcone che vive nel mito di Buffon

Il 19/04/2018 alle 21:03

“L’arbitro? Ha una cassa di birra al posto del cuore”. Michele Contento, portiere classe 1979 e bandiera dell'UfmMonfalcone, è diventato virale con la sua intervista ironica in cui ha imitato lo sfogo di Buffon dopo un cartellino rosso rimediato dopo 3'. In un'intervista ci racconta la sua carriera e la sua passione per Buffon: "E' il mio mito, chi pensa volessi deriderlo è fuori strada".

Ecco chi ha pensato questo è decisamente fuoristrada poiché Michele Contento è probabilmente uno dei più grandi ammiratori di Buffon che esistano o siano mai esistiti. Lo si nota sbirciando velocemente il suo profilo Facebook, in cui alle foto dell’adorata primogenita di 7 anni si alternano foto e post carichi d’affetto e stima per Buffon, ma ancor più quando lo senti parlare di questa sua profonda ammirazione e passione per un portiere che ha segnato un’epoca e lo ha ispirato tanto nella sua carriera di portiere nelle serie dilettantistiche.

" Chi ha pensato che dietro la mia intervista, agli amici della trasmissione 'A Tutto Campo', ci potesse essere l’intento di deridere o prendere per i fondelli Buffon non sa proprio nulla di me e soprattutto non conosce minimamente la stima e il rispetto che nutro per Gigi. Per me Buffon è un vero e proprio mito, è un campione che mi ha ispirato profondamente nel modo di interpretare il ruolo del portiere e soprattutto nel modo di vivere il calcio con passione, professionalità e voglia di migliorarsi. Ho un armadio pieno di maglie e gadget di Buffon ed ovviamente per quasi tutta la mia carriera ho sempre e solo utilizzato i suoi guanti per parare. Recentemente grazie a un tifoso del Monfalcone, che ha un parente che lavora nello staff di Allegri, sono riuscito a farmi autografare una sua maglia originale della Juventus: da quando l’ho avuta nelle mani, l’ho appesa in camera da letto poco sopra la foto del mio matrimonio… Penso possa bastare questo aneddoto per riassumere la devozione che nutro per Buffon"

La celebre frase tormentone ‘L’arbitro che mi ha espulso ha una cassa di birra al posto del cuore’, insomma, nasce solo come un modo per stemperare la tensione e farsi una bella risata dopo un’ingenuità clamorosa che poteva essere evitata e che soprattutto ha condizionato una partita che, se vinta, avrebbe garantito al Monfalcone la vittoria del campionato di 2^ categoria con quattro giornate d’anticipo.

" Da accanito tifoso juventino ammetto di aver vissuto molto male l’eliminazione con il Real Madrid e tutte le polemiche che ne sono conseguite. Essendo stato espulso al 3’ per un errore talmente clamoroso e totalmente ingiustificabile, ho avuto ben 87 minuti per trovare le parole giuste ed esatte con le quale provare a spiegare la mia fesseria. Anche per esorcizzare la settimana nera per noi juventini, mi è venuto naturale riadattare le parole di Buffon e scherzare sul cartellino rosso, ineccepibile, comminatomi dall’arbitro. Mi auguro che Gigi, vedendo la mia intervista, come la maggior parte dei tifosi che mi hanno scritto sui social network si sia fatto una risata e non se la sia presa. In fondo tocca prenderla sul ridere, visto che d’ora in avanti l’unico ricordo che la gente avrà di me è quello di un portiere che non trattiene una palla innocua in una gara di Seconda Categoria e strattona un attaccante per impedirgli di battere a porta vuota in area di rigore…"

Video - Buffon: "L'arbitro ha commesso un crimine contro l'umanità sportiva..."

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Dalla D alla 3^ categoria per amore del Monfalcone

Se non c’è cosa più sbagliata che giudicare un libro dalla copertina è ingeneroso anche ridurre la carriera di Michele Contento a quella di un simpatico portiere che usa l’ironia per giustificare un maldestro intervento in un incontro di Seconda Categoria. Significherebbe banalizzare la carriera di un portiere che si è costruito una stimata fama di affidabile portiere nel panorama dilettantistico friulano, che quest’anno insieme al Monfalcone ha mantenuto la sua porta inviolata per 1630’ (17 partite di campionato senza subire gol, un record con pochissimi precedenti nella storia del calcio dilettantistico), che in quasi 20 anni di carriera fra Promozione, Eccellenza e Serie D ha vinto ben 7 campionati e, probabilmente, con un pizzico di fortuna tra il 1998 e il 1999 avrebbe potuto anche ritagliarsi un’onesta carriera da portiere di Serie B o Serie C:

Ho svolto tutta la trafila delle giovanili nella Triestina, arrivando alla soglia della prima squadra. In quegli anni a Trieste non avrei trovato spazio per impormi e non mi proposero nemmeno di firmare un precontratto. Grazie all’aiuto del ds Nicola Salerno (ex dirigente di Cagliari, Leeds e Palermo) riuscii nell’estate del 1998 ad approdare a Messina, società che militava in Serie C2 ma di lì a pochi anni sarebbe arrivata a giocare in Serie A. Fui ingaggiato come terzo portiere, davanti avevo Emanuele Manitta e Pino Alberga. A causa di un lungo infortunio che obbligò Alberga in infermeria per 20 partite andai costantemente in panchina. Purtroppo però l’occasione per giocare non arrivò mai, nemmeno quando a ridosso, della finale playoff (persa) contro il Benevento, il titolare Manitta si infortunò a una caviglia. Il mister Cuoghi scelse di puntare sul più esperto Alberga e così la mia prima ed unica stagione in C si chiuse senza presenze. L’anno seguente Salerno provò a trattenermi a Messina ma la leva militare mi impedì di allenarmi con continuità. Chiesi anche il trasferimento ma non mi fu concesso. Persi un anno e anche il treno buono con il calcio professionistico. Con il senno di poi, con un buon procuratore al mio fianco forse le cose sarebbero andate diversamente, però la realtà è che non so se avevo la stoffa e soprattutto la testa per impormi a certi livelli. Finito il militare tornai a Trieste e ripartii in Interregionale con la Pro Gorizia”.

Dopo la parentesi a Gorizia, Contento giocherà a Gradese, Capriva e San Canzian ma la sua carriera è indissolubilmente legata a due società: il Kras e il Monfalcone, il club di cui è diventato capitano, simbolo e bandiera.

Ho trascorso 13 stagioni in queste due società e con queste due maglie mi sono tolto le soddisfazioni migliori. Col Monfalcone ho avuto il piacere di sfidare il Venezia al Penzo, battere la Triestina ed uscire tra gli applausi dei sostenitori dell’Unione e di tutta la curva Furlan, gente che non è mai stata abituata a regalare le ovazioni a tanti avversari. Nel 2014 retrocedemmo sul campo e piansi come un bambino dopo la discesa in Eccellenza ma l’anno seguente, insieme ai compagni, ci rimboccammo le maniche e riuscimmo a vincere il campionato e a riguadagnarci un posto in D. Purtroppo nonostante l’annata seguente si chiuse con la salvezza sul campo, i soldi scarseggiavano e la dirigenza optò per chiudere tutto e ripartire dalla Terza Categoria con il vecchio gruppo dirigente della Fincantieri Monfalcone. Fu un duro colpo da accettare ma, nonostante offerte per restare in Eccellenza o Serie D non mi mancassero, scelsi di non tradire un gruppo di dirigenti che erano diventati per me veri e propri amici. Ascoltai il mio cuore e decisi di ripartire dalla Terza Categoria, prendendo esempio da ciò che fece Buffon nel 2006 quando rimase in Serie B con la Juventus nonostante poche settimane prima avesse vinto il Mondiale con l’Italia. Se Buffon accettò di scendere in cadetteria per amore della sua squadra, io a 36 anni suonati avrei potuto tollerare di scendere in Terza Categoria per gratitudine e riconoscenza nei confronti della gente di Monfalcone . Anche se è stata dura passare in pochi mesi passare dal giocare in stadi storici al calcare campi parrocchiali non mi sono mai pentito di quella scelta. Sono contento di aver vinto un campionato di Terza Categoria e di essere vicinissimo a vincere la Seconda Categoria. Ora il prossimo obiettivo è quello di trionfare anche in Prima Categoria e diventare uno dei pochi portieri ad aver vinto almeno una volta tutti i campionati in cui ho militato. Poi prima di ritirarmi mi piacerebbe riportare il Monfalcone in Eccellenza, laddove lo trovai la prima volta che indossai questa maglia”.

Contento, che oltre ad essere marito e padre di una bambina è titolare di una nota osteria vicino all’Ospedale Maggiore di Trieste che è gestita da gente fidata, non sa per quanti anni ancora giocherà, di certo si auspica che Buffon non smetta la sua carriera a fine anno…

" Non sono pronto a vedere una Juventus senza Buffon tra i pali e una Serie A senza il portiere più forte di sempre. A prescindere dall’età non penso ci siano tanti altri numeri uno più affidabili e decisivi di lui in giro per l’Europa. Io penso che l’ultima parola non sia ancora detta, poi se davvero nelle prossime settimane deciderà insieme alla Juve di dire basta: allora mi piacerebbe essere allo Stadium col Verona per applaudirlo. Andrei a Torino con la mia maglia autografata e mi preparerai a tributare il giusto omaggio a uno sportivo che non ho mai avuto il piacere di conoscere di persona ma che mi ha ispirato e spronato a lavorare e a migliorare in campo per tutta la mia carriera."

Video - Allegri: "Capisco lo sfogo di Buffon, facile giudicare dalla poltrona di casa"

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