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"Noi abbiamo Totti"

"Noi abbiamo Totti, loro no"
Di Eurosport

Il 01/07/2006 alle 21:13Aggiornato

Gigi Riva e Sandro Mazzola rivivono la "loro" Italia-Germania, quella del '70, ma con la mente volano alla prossima semifinale di Dortmund.

Uno non l'ha mai più rivista dopo quel 19 giugno del 1970, quando la giocò iscrivendo il suo nome nel più immortale fra tutti i tabellini marcatori; l'altro, anche lui in campo, considera quella partita come la scoperta da parte di un'intera generazione di una nazionale italiana capace di vincere: Gigi Riva e Sandro Mazzola sono ancora oggi al seguito degli azzurri al Mondiale, uno come team manager, l'altro come commentatore tv. Per entrambi, ieri sera, un brivido lungo 36 anni quando la semifinale Italia-Germania si è di nuovo materializzata. Riva e Mazzola, due modi di giocare e due modi di essere ma una diagnosi in comune: quella del '70 e quella di oggi sono nazionali partite senza grande credito, ma che si sono rivelate molto toste e in grado di fare gruppo.

"Rombo di Tuono" è convinto che il miracolo vero l'abbia fatto Marcello Lippi: "é stato veramente bravo - afferma guardando da lontano gli azzurri che si allenano - ho vissuto 10 mondiali e una situazione come questa non l'avevo mai vista. A Coverciano arrivavano missili e siluri su questa barca, eravamo sopravvissuti in due, io e Abete. I giorni non passavano mai. Ma lì è nato questo gruppo, Lippi ha saputo staccare tutti dai problemi esterni e ha costruito un motore per quella barca. E oggi siamo fra i primi quattro del mondo, con questi ragazzi che non si accontentano e, dando un'immagine nuova del calcio, sono stati la nazionale meno fallosa di tutte quelle iscritte al mondiale. Ieri sera, sottolineo, nemmeno un cartellino giallo". Riva non vuole soffermarsi più di tanto su quell'Italia-Germania che, spiega, "sta lì, parcheggiata. Non l'ho mai rivista dopo quella sera, non giocai bene ma il gol, quello, me lo ricordo.

Questo Italia-Germania è più importante, per il momento delicato che sta vivendo il nostro calcio. E se deve assomigliare a un precedente, speriamo assomigli più a quello dell"82...". Per il team manager azzurro, il vantaggio dell'Italia è avere "giocatori che gli altri non hanno, un maggior tasso tecnico", mentre loro hanno "Klose, un ottimo attaccante, e giocano in casa. Ma non credo siano stati contenti di incontrare l'Italia, avrebbero preferito magari l'Ucraina. L'Italia dovrà giocare per tutti gli italiani di Germania, gli immigrati. Io vissi anche il mondiale del '74, non ando' bene e gli emigrati ci aspettavano per picchiarci. Fu una grande delusione, gli italiani allora faticavano per inserirsi, adesso hanno una stabilità economica diversa".

Gigi Riva, 36 anni dopo, si identifica in Luca Toni che si è sbloccato solo ieri sera: "mi sono rivisto nella sua sofferenza, in Messico anch'io non segnai per tre partite e ho capito il suo dolore". Parole taglienti, per finire, dedicate agli spagnoli e alle loro critiche al calcio "cavernicolo" azzurro: "se noi abbiamo la clava, loro hanno un mezzo più moderno, l'aereo che hanno preso per tornare a casa. La Spagna non ha mai vinto niente, se gli togli gli stranieri, il calcio spagnolo non vince neanche a pari e dispari".

Sandro Mazzola, re delle serpentine da giocatore, percorre sentieri diritti quando parla: la differenza fra Italia e Germania: "noi abbiamo Totti, loro no". E ogni paragone con "quella" partita dell'Azteca, è improponibile: "era un altro calcio - sostiene Mazzola - si giocava a 2.000 metri. Eravamo due grandi squadre, loro pagarono i supplementari con l'Inghilterra di tre giorni prima. Avevano qualche individualità straordinaria, Muller, Seeler e vorrei soprattutto ricordare Overath, uno dei più grandi. Noi eravamo tosti, equilibrati.

Per la prima volta - nota l'ex attaccante interista - un'intera generazione, che fra l'altro era quella del Sessantotto, scoprì che la loro nazionale poteva giocare per vincere la Coppa del Mondo". "Quello dei tedeschi è sempre stato un calcio fisico - spiega Mazzola - il nostro oggi è fisico ma con inventiva. Per farcela, gli azzurri devono giocare un'altra partita come ieri sera, con la squadra corta. E Francesco Totti avrà una partita in più e quindi starà ancora meglio di ieri".

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