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Il primo Mondiale della VAR va in archivio: bilancio positivo (ma con riserva)

Il primo Mondiale della VAR va in archivio: bilancio positivo (ma con riserva)

Il 16/07/2018 alle 14:20Aggiornato Il 16/07/2018 alle 17:27

Il Mondiale di Russia 2018 è finito e la rivoluzione portata dalla tecnologia applicata al calcio ha portato polemiche e incomprensioni anche da parte di calciatori ed ex giocatori. La macchia resta quella di Brasile-Belgio ma il bilancio è comunque buono per un ausilio che dà più sicurezza e che diminuisce il numero di errori: non si può più tornare indietro.

" Irrati ha salvato il Mondiale. Senza quel rigore alla Francia non so cosa sarebbe successo [Marcello Nicchi, presidente AIA]"

Le parole di Marcello Nicchi sono molto forti e opinabili. Il primo Mondiale della storia con l’utilizzo della VAR è andato in archivio e tra vincitori e vinti proviamo a tracciare un bilancio sulla tecnologia e sulla sua gestione in Russia.

Polemiche non sempre fondate

Non sono mancate le polemiche, i casi controversi e un caos nato dalla difficoltà di applicazione della VAR da parte degli arbitri meno abituati a questo nuovo strumento. Nessuno è arrivato in Russia impreparato, ma un conto è passare dalla teoria alle simulazioni e poi alla pratica bruscamente, un altro è essere allenati come i direttori di gara italiani dopo una stagione intera. Spagna-Marocco, Svezia-Germania e Serbia-Svizzera, per citare degli esempi, hanno suscitato dei malumori ma l’emblema è stato il paraguaiano Caceres in Iran-Portogallo, un arbitro incapace di decidere e soccorso a fatica dai colleghi seduti nella VOR o, se preferite, VAR room.

Non ha fatto giri di parole Alan Shearer definendo la VAR “una c… assoluta” e anche Iker Casillas ha tuonato contro Pitana e la sua squadra (composta anche da Irrati) che ha diretto la finale.

Sul primo gol della Francia le immagini hanno confutato l’ipotesi del fuorigioco di Pogba, tenuto in gioco da Vida mentre sul fallo – inesistente – la VAR non poteva intervenire. Resta dunque un margine di interpretazione che supera ancora il potere della tecnologia – e lo sapevamo – come sul fallo di mano di Perisic. Il braccio è staccato dal corpo e la scelta finale, dopo l’on field review, è condivisibile ma è un caso dove, per il concetto di pallone inaspettato e movimento congruo, non ci sarà mai una verità assoluta. O si cambia la regola o la soggettività resta sovrana.

" Per noi Rocchi era da finale, ma la FIFA avrà fatto le sue valutazioni e direi che le ha fatte bene. Siamo arrivati a questi livelli perché gli arbitri sono una componente più che mai importante. Ad esempio senza di noi non ci sarebbe mai stata la VAR. La VAR room nella prossima stagione? Dipende dalle possibilità tecniche e dagli strumenti che ci metterà a disposizione la Lega. L'anno scorso abbiamo lavorato bene con la sala VAR nello stadio, ma se ci daranno la VAR room lo faremo. Ma attenzione a lasciare il certo per l'incerto. Certo le cose da migliorare ci sono, ma non tante [Marcello Nicchi, presidente AIA]"

L'errore più grave

Resta una macchia ed è quella di Mazic in Brasile-Belgio. Il contatto tra Kompany e Gabriel Jesus è falloso e avviene con il pallone ancora in gioco: tra i Var ha regnato la confusione e il nostro Orsato non è stato abbastanza categorico nella VAR room per convincere il collega tedesco Zwayer, restio all’intervento e responsabile in un concorso di colpa, e per correggere l’errore di Mazic.

Non si può più tornare indietro

Il bilancio è comunque soddisfacente e al di là della mancata designazione di Rocchi, tenuto in stand-by fino alla finale per poi essere beffato da Pitana, la lezione italiana ha giovato a tutti. Bisogna migliorare ancora e Russia 2018 l’ha confermato, ma ormai la VAR fa parte del calcio e non si può più tornare indietro.

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