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La Croazia insegna: il Mondiale si vince a centrocampo

La Croazia insegna: il Mondiale si vince a centrocampo

Il 27/06/2018 alle 14:21Aggiornato Il 27/06/2018 alle 14:26

Non solo Modric e Rakitic. Anche Brozovic, Kovacic e Badelj stanno facendo un torneo strepitoso pur partendo dalla panchina. Segno di un sistema funzionante e vincente, che parte da rottura e costruzione del gioco.

La forza della Croazia? Il centrocampo. A dirlo sono in molti, ma a parlare sono soprattutto i numeri e le prestazioni dei giocatori di Zlatko Dalic. Modric, Rakitic, Brozovic, Kovacic, Badelj, Kramaric, Bradaric: tra titolari e riserve il tecnico li ha schierati tutti e la differenza, spesso, non si è vista, nonostante le chiare gerarchie.

Con la Nigeria Modric e Rakitic davanti alla difesa

All’esordio mondiale Dalic si è presentato con le sue sicurezze: Modric e Rakitic davanti alla difesa e il terzetto Perisic, Kramaric, Rebic a suggerire Mandzukic. Poco è cambiato quando, nella ripresa (sull’1-0) sono entrati Brozovic e Kovacic, che pur senza brillare hanno chiuso spazi e dato ordine alla manovra croata.

Il match con l’Argentina: la perfezione

Pazzesca la prova della Croazia contro l’Albiceleste, pazzesca la prova del centrocampo, questa volta disposto a tre con Brozovic, Modric e Rakitic titolari. L’inserimento dell’interista dall’inizio ha consentito ai compagni di reparto di salire e pressare alti i portatori di palla argentini, con una prestazione entusiasmante. Se Brozovic si è “limitato” al compitino per rompere il gioco avversario, Modric e Rakitic hanno dominato la scena, andando entrambi in rete e suggellando la loro prova con chiusure, dribbling, passaggi filtranti e soluzioni rapide nello stretto.

Con 9 riserve, bene anche con la Croazia

Già qualificati e con 9 cambi rispetto alla partita precedente, i croati hanno mostrato come il sistema di gioco e il gruppo funzionino. Lo schema riprendeva lo stesso del match contro l’Argentina – con un frangiflutti davanti alla retroguardia e due alti – ma in campo dei titolari “solo” Modric. Ne sono usciti alla grande Kovacic e Badelj: il primo realizzando una gara in impostazione perfetta, con 79 passaggi completati su 79; il secondo con la rete, bellissima, dell’1-0 e una prova da 8 in pagella, condita anche dall’assist per la rete del definitivo 2-1 di Perisic. Cosa spiega tutto ciò? Che, come in tante competizioni di lunga durata, spesso la chiave dei successi di una squadra sta nel reparto che distrugge il gioco agli altri e lo crea per sé. E la Croazia in Russia, fin qui, ne è la dimostrazione più lampante.

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