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Plusvalenze fittizie: Chievo e Cesena indagate, sequestrati beni per 9 milioni di euro

Plusvalenze fittizie: Chievo e Cesena indagate, sequestrati beni per 9 milioni di euro

Il 13/07/2019 alle 14:47Aggiornato Il 13/07/2019 alle 15:39

Dal nostro partner Agenti Anonimi

Non finiscono i guai per Chievo Verona e Cesena. I due club, reduci rispettivamente da una retrocessione in Serie B e da un fallimento, sono finiti sotto la lente d’ingrandimento della finanza a causa di possibili condotte illecite connesse alla compravendita di giovani calciatori avvenute tra le due società.

Secondo l’accusa infatti “…negli anni dal 2014 al 2018, il Cesena Calcio e il Chievo Verona hanno effettuato delle reciproche compravendite di calciatori minorenni che, in realtà, si verificavano solo “cartolarmente” (il giocatore non si trasferiva mai presso la nuova società in ragione della contestuale stipula del “prestito”) e a valori del tutto sproporzionati...”. Secondo quanto riporta l’Ansa quindi le ipotesi di reato sono di bancarotta fraudolenta, falso in bilancio e i reati tributari di emissione e utilizzo di fatture false ed hanno portato al sequestro preventivo di beni di circa 9 milioni di euro alle due società e a persone connesse a loro. 3,7 milioni di euro nei confronti del Chievo Verona e del presidente Campedelli e 5,3 milioni circa nei confronti del Cesena Calcio, del suo ex presidente e di altri due indagati. In totale gli indagati sono 29.

" I giovani atleti, infatti, oltre a non venir mai utilizzati dalla società acquirente venivano addirittura prestati a squadre dilettantistiche. Le false plusvalenze ricostruite ammontano a quasi 30 milioni di euro e costituivano l’escamotage per mantenere in vita una società (il Cesena Calcio, ndr) che avrebbe dovuto richiedere l’accesso a procedure fallimentari da diversi anni e che continuava a omettere con sistematicità il versamento delle imposte trasformando tale espediente straordinario nella normalità della gestione imprenditoriale. Il debito accumulato con l’Erario ammontava a oltre 40 milioni di euro. Numerose le distrazioni ricostruite e poste in essere anche dallo stesso presidente del Cesena Calcio che nel luglio 2018 continuava a farsi pagare fatture per operazioni inesistenti al solo fine di svuotare i conti della società ed adottava accorgimenti per tutelare i propri beni"

Gianmarco Ricci

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